Tratta dei minori, record in Italia nello sfruttamento sessuale e nel mercato del lavoro. Raffaela Milano, direttrice programmi Save the Children: “Estrema gravità, necessità di un intervento nazionale coordinato”

Tratta dei minori, record in Italia nello sfruttamento sessuale e nel mercato del lavoro. Raffaela Milano, direttrice programmi Save the Children: “Estrema gravità, necessità di un intervento nazionale coordinato”

Alla vigilia della Giornata internazionale contro la tratta di esseri umani che si celebrerà il 30 luglio, giunge un nuovo grido di denuncia da parte di Save The Children che, con la presentazione dell’ultimo rapporto “Piccoli schiavi invisibili”, invita ancora una volta a riflettere il mondo sulle ingiustizie che ogni giorno vengono perpetrate nei confronti dei più deboli e indifesi. Al centro del mirino i bambini, molti dei quali (il 13%) sono minori tra i 12 e i 17 anni, oggetto almeno nove casi su dieci di sfruttamento sessuale ed economico. Tra mercato clandestino e lavoro in nero sottopagato, che nel 2018 ha contato 263 minori italiani e stranieri impiegati soprattutto nel settore terziario, è stato generato un turbinio di illeceità che acquista sempre più consistenza e in continuo mutamento nelle proprie dinamiche e modalità per far sì che resti sommerso.

Un dramma che coinvolge tutta Europa ma che, come si può constatare dai dati forniti da Save The Children, si sta intensificando soprattutto in Italia con 1660 casi, divenuta centro nevralgico dei flussi di arrivo di giovani donne, bambine e ragazzini che provengono per la maggior parte dai Paesi dell’Est e dall’Africa: Albania, Romania, Bulgaria, Nigeria. Statisticamente, un bambino sfruttato su 5 non supera i 15 anni, con l’aumento in un anno pari al 58% di vittime: 2210 nel 2018, contro le 1396 del 2017.

“Lo sfruttamento sessuale di vittime così giovani e vulnerabili lascia nelle loro vite un segno indelebile con gravissime conseguenze” ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. “Non si può ignorare – ha aggiunto Raffaela Milano – che il fiorente mercato dello sfruttamento sessuale delle minorenni in Italia è legato alla presenza di una forte domanda da parte di quelli che ci rifiutiamo di definire clienti, i quali sono parte attiva del processo di sfruttamento”.

Cambiano i luoghi, i nomi e i soggetti, ma le modalità del processo rimangono le stesse. Le ragazze, perlopiù quelle bulgare, albanesi e romene, vengono adescate in orfanotrofio dalle cosiddette “sentinelle” e successivamente espiantate dal proprio Paese con promesse vane di amore e di una vita migliore, oppure vendute dai propri familiari in cambio di mezzi di sostentamento e denaro. Finiscono sui cigli delle strade italiane, posizionate principalmente nei pressi dei maggiori punti nevralgici delle città più grandi, soprattutto in Campania, Piemonte e Lombardia, per cicli fino a 12 ore consecutive. Radicata anche la presenza di case chiuse, frequentate da connazionali. Un passo avanti sembrava stato compiuto per le ragazze nigeriane con l’emanazione di un editto nel 2018 dalla massima autorità religiosa di Benin City, che ha dichiarato nullo il rito juju, ma adesso le giovani arrivano dal Delta State e, dopo aver attraversato la Libia e il mare per arrivare in Italia, devono sostenere il peso di grossi debiti nei confronti delle loro benefattrici, a cui devono somme ingenti da restituire per mezzo del proprio lavoro sulla strada.

Da anni Save the Children Italia si impegna sul campo nella costruzione di relazioni di collaborazione sia con le organizzazioni e associazioni presenti sul territorio, sia con le istituzioni ad ogni livello, al fine di offrire aiuti e opportunità. Dal 2012 è in corso il progetto “Vie d’Uscita”, che prevede l’avviamento di percorsi di recupero progressivo dell’autonomia, che ha visto però poca adesione; soltanto 32 vittime di sfruttamento infatti sono riuscite a uscirne completamente. “Anche se riuscissero a uscirne, gli ostacoli da superare sono moltissimi -ha spiegato la Milano – Indispensabile un percorso di inclusione e integrazione per permettere loro di costruire un futuro dignitoso e autonomo. Necessario rafforzare l’azione di contrasto e, allo stesso tempo, promuovere iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica e in particolare i più giovani sui danni gravissimi che questo mercato provoca sulle ragazze che ne sono vittima. – e ha concluso la Milano – Un fenomeno di questa gravità e di queste proporzioni necessità infatti di un intervento nazionale coordinato tra tutti gli attori in grado di garantire gli standard necessari ad una vera e propria azione di prevenzione, che deve scattare con tempestività appena le potenziali vittime entrano nel nostro Paese, e deve anche fornire i mezzi più efficaci per promuovere la fuoriuscita delle vittime e il loro percorso di integrazione”.

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