Tav. Scontro fra M5S e Lega. Senza senso la mozione Pd. Le forze di sinistra non si facciano coinvolgere. Disertino le sedute e lottino per difendere la democrazia

Tav. Scontro fra M5S e Lega. Senza senso la mozione Pd. Le forze di sinistra non si facciano coinvolgere. Disertino le sedute e lottino per difendere la democrazia

Siamo all’assurdo, una sorta di impazzimento generale delle forze politiche. Il Parlamento,  con partenza dall’Aula del Senato viene impegnato su Tav sì, Tav no,  assurdo, ai limiti della demenza. Stentiamo a credere che anche le forze politiche che, in qualche modo, visto che sono sparpagliate come non mai, si definiscono di centrosinistra, di sinistra, rimangano impigliate nello scontro fra M5S e Lega a proposito della Tav. Se così si può dire, si tratta di  “cosa loro”, un duello all’ultimo sangue fra i pentastellati in piena crisi di idee, di progetti, di voti, guidati dal Di Maio che meglio farebbe a continuare le vacanze in Costa Smeralda insieme alla fidanzata e le sue amiche, e i leghisti, loro alleati, guidati dal capitan Salvini che sta  succhiando voti e  sangue la cui preoccupazione è quella di tenere chiusi i  porti, di infliggere sofferenze ai migranti, quelli salvati, facendoli arrostire per giorni e giorni o dentro le imbarcazioni delle Ong o addirittura nelle motovedette italiane che fanno capo alle forze armate.

Salvini sta sempre più mettendo i piedi in testa agli alleati pentastellati

Il Salvini sta sempre più mettendo i piedi sulla testa degli “alleati” di governo. Non passa giorno che non li umili. Di Maio lo apostrofa come “quello là” quando parla del Salvini alle riunioni riservate agli iscritti, ai parlamentari, non alla base perché nel caso si tratta della piattaforma Rousseau, testo base della democrazia diretta, che, se va bene vede votare non più di venticinquemila persone, come è avvenuto di recente, leggasi riforma organizzativa. Ormai fra i due è guerra dichiarata. Non si incontrano neppure nelle riunioni ufficiali programmate dal presidente Conte. Se ci va l’uno, l’altro se ne sta per conto suo.

Una lunga premessa, dopo la quale un giornalista dovrebbe chiudere il computer e mandare i due a quel paese. Invece no. Occorre parlare di quei due, sempre in prima pagina. Domani, per esempio, l’Istat fornirà i dati relativi alla situazione economica. Già dalle anticipazioni dei centri di ricerca si evince che le previsioni sono negative. Non ci si schioda dalla crescita pressoché zero, l’occupazione a tempo indeterminato pare avere un leggero aumento perché dalle aziende vengono assunti i precari. Intanto si creano nuovi precari, si lavora per qualche ora al giorno, anche per qualche giorno al mese. Le ricette del governo pentastellato non creano occupazione stabile, non si assumono né giovani né donne.

Scontro fra gli alleati di governo, gli uni contro gli altri armati

Allora non avendo altro su cui dare battaglia, gli uni contro gli altri armati, alleati di governo ma nemici dichiarati, la Tav diventa il centro del dibattito politico di questi giorni. Lo scontro fra alleati di governo si accende ancor più e, incredibile a dirsi, coinvolge  in prima persona il Pd, le forze del centrosinistra, della sinistra. In un paese normale non farebbe notizia il fatto che Cinquestelle e Lega, alleati di governo, diventano nemici in un dibattito sulla Tav che si preannuncia al Senato. Saranno i Cinquestelle a presentare una mozione per bloccare i lavori. La Lega voterà contro, come più volte annunciato. Ma non basterà. Come è noto il rapporto fra le forze politiche vede in maggioranza i pentastellati.  La loro mozione per essere respinta dovrebbe avere il voto contrario, ovviamente e già annunciato da parte della Lega, ma non basterà. Ci vogliono altri voti, quelli del Pd che, annuncia il presidente dei senatori Pd, Andrea Marcucci arriveranno. “Il Pd”, dice, “depositerà una propria mozione sulla TAV, per smascherare i tanti bluff della maggioranza. L’Italia ha perso un anno inutilmente per le panzane dei 5 stelle e per le incredibili indecisioni di Salvini. Sottolineo che analogo testo per il via libera definitivo della grande opera fu bocciato dal Senato, con il concorso determinante della Lega. Per i dem il voto sulla TAV deve avere come conseguenza obbligata le dimissioni del ministro Toninelli”.

E Di Maio attacca: “Voglio vedere il Pd votare insieme alla Lega”

Di Maio attacca: “voglio vedere il Pd votare insieme alla Lega”. Scatta Renzi Matteo come morso da una tarantola: “Noi votiamo per la Tav non per Salvini. Ma se Di Maio è così schifato dell’alleato, perché non smette di governarci ancora?”. Il testo della mozione del Pd, comunque, si dice sia “pronto” ma non sarebbe stato ancora depositato in attesa che la conferenza dei capigruppo del Senato calendarizzi la discussione. Forse c’è qualcosa di diverso. Votare insieme alla Lega, a Forza Italia, a Fratelli d’Italia non sarebbe un bel vedere. Si dice che il testo della mozione sia stato concordato con la segreteria. L’obiettivo sarebbe quello di mostrare le divisioni Lega-5S. Se la giustificazione non aggravasse la situazione verrebbe da ridere. Davvero c’è bisogno della mozione Pd pro-Tav per mettere in luce le divisioni nel governo gialloverde? Ogni giorno si scazzano Di Maio e Salvini. Non solo. Proprio qualche giorno fa, con la firma del premier Conte, del ministro Tria, di funzionari di alto grado del ministero che fa capo a Toninelli, il quale non ha  apposto il suo nome, è stata inviata alla Commissione Ue la lettera con cui si annuncia che il governo italiano sblocca i lavori e la Ue conferma i cinque miliardi già previsti. Allora, ci domandiamo, a che serve la discussione in Senato sulla mozione presentata dai Pentastellati quando il presidente del governo di cui Di Maio e soci fanno parte ha dato l’ok? Misteri della politica italiana e un partito come il Pd non dovrebbe prestarsi a operazioni oscure, magari anche trascinando con sé altre forze, gruppi di sinistra.

“Politicismo” di brutta marca.  Di Battista strumentalizza l’omicidio del carabiniere

Un “politicismo” di brutta marca che non darà certo lustro alle forze di sinistra, di centrosinistra. Dovrebbero restare lontani da operazioni di questo tipo, del peggiore politichese. Quando al Senato la sceneggiata fra Salvini e Di Maio andrà in onda, a nostro parere, c’è un solo modo per marcare le differenze fra chi ha portato il Paese sull’orlo del disastro, M5S e Lega, quello di lasciare l’Aula. Non un segnale di pura protesta. Ma un monito: con la democrazia non si scherza, non si possono imbrattare i luoghi della democrazia, le Camere in primo luogo. Basterebbe leggere le dichiarazioni di Di Battista, amico di Di Maio del quale è pronto a prendere il posto. Strumentalizza perfino l’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri, Mario Cerciello Rega. “Il Ministro dell’interno – scrive il Di Battista – responsabile della sicurezza sul nostro territorio, sia capace di trovare centinaia di milioni di euro non per il Tav o per regalarli a Radio Radicale ma per aumentare effettivi, stipendi e dotazioni delle forze dell’ordine”. Vergogna. È vero che lui è ancora in vacanza, non è tornato a fare il parlamentare. Ma rimanere invischiati, complici diciamo, nello scontro fra M5s e Lega, è davvero troppo. Una forza di sinistra non se lo può permettere. Una forza democratica non se lo può permettere.

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