Sul Mezzogiorno il governo bluffa. Nessun progetto, nessun impegno con sindacati e parti sociali. Landini (Cgil): per il Sud serve per piano espansivo di almeno 5 anni

Sul Mezzogiorno il governo bluffa. Nessun progetto, nessun impegno con sindacati e parti sociali. Landini (Cgil): per il Sud serve per piano espansivo di almeno 5 anni

Davvero ingrato il compito dei sindacati dei lavoratori, delle parti sociali, le associazioni degli imprenditori, che si stanno confrontando sui problemi del Mezzogiorno, sempre più in crisi, con un governo che non c’è. Ma fa finta di esserci, di impegnarsi per affrontare i grandi problemi del nostro Paese nella messa a punto del Bilancio, in particolare. Intanto, di governo ce ne sono due, in parallelo.  Anzi tre. Uno quello che fa capo al presidente del Consiglio, un altro che fa capo al  ministro degli Interni, il Salvini onnipresente, che fa a gara con  il governo ufficiale e lo precede nella convocazione delle  parti sociali per cui il legittimo titolare deve rincorrere il capo della Lega, che nel frattempo trova il modo di dedicarsi anche agli affari  russi, leggi petrolio e cose varie. Un terzo governo è quello gestito  dal  vicepremier Di Maio al quale per titolarità di mandato, ministro per lo Sviluppo economico e ministro del Lavoro, spetta  di affrontare le crisi aziendali che sono, allo stato, ben 160. Dice Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil, che “le crisi industriali aumentano, che i 160 tavoli aperti al Mise non raccontano appieno la drammaticità della situazione che stiamo vivendo nel Paese”.

Molte fabbriche chiudono per non riaprire mai più

“Molte fabbriche chiudono per non riaprire mai più – ha proseguito  – e a pagare sono sempre i lavoratori, come testimonia l’esplosione delle ore di Cigs, aumentata nell’ultimo anno del 450%. La crisi coinvolge grandi gruppi, ma tutto il nostro sistema imprenditoriale è in crescente difficoltà. Se a questo sommiamo il fatto che abbiamo già perso il 25% del modello industriale, e che il lavoro che si è generato è perlopiù precario e povero, concentrato nel terziario a basso valore aggiunto, il quadro è davvero a tinte fosche. Siamo di fronte a una crisi conclamata e di lunga durata”. E Cgil, Cisl, Uil quando sono riusciti a sedersi al tavolo con il governo, che si è presentato con quasi un’ora di ritardo per discutere “il Piano per il Sud”, un piano che è scritto sulla sabbia, basta un alito di vento  e se lo porta via, hanno posto a Conte e Di Maio, al ministro Tria, il Salvini non si è fatto vivo, lui ama gli incontri separati dove dice “il mio governo”, hanno avanzato una richiesta di fondo,  sul Sud, ha detto Landini, segretario generale della Cgil, “serve una visione e una strategia complessiva: abbiamo bisogno di un piano strutturato in un’ottica pluriennale”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, ma lo hanno ribadito i segretari generali di Cisl, Anna Maria Furlan e Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil. Landini ha parlato di un piano di medio periodo di almeno 5 anni che sia “sovra-regionale per evitare frammentazione e dispersione degli interventi” e che “coinvolga le parti sociali sia in fase di programmazione che in quella di attuazione e verifica”. È stato come parlare al vento, solo Tria ha fatto qualche cenno alla necessità di una programmazione. Gianna Fracassi, vicesegretaria generale della Cgil, al termine dell’incontro ha mostrato delusione. “Alle nostre proposte – dice – non è stata data risposta. Così non si va avanti. Non è un vero confronto”. E non poteva esserlo vista la tattica del governo. Mordi e fuggi. Non si è in presenza né di una trattativa, né di una reale consultazione, non si attiva alcun tavolo in cui le proposte si confrontano e viene messo a punto un piano per il Mezzogiorno, affidando alle parti sociali un ruolo reale. Landini, Furlan, Barbagallo hanno provato  a dare sostanza all’incontro, ad aprire un vero confronto. Niente da  fare, il governo non ha neppure la più pallida idea di cosa significa programmazione, tavoli di confronto. Delusi, profondamente, i sindacati.

Invenzioni di Conte sulle tipologie di capitali

Da Palazzo Chigi, riferiscono le agenzie di stampa, Conte avrebbe espresso una “idea” del governo per il rilancio del Mezzogiorno, “fondata sulla paziente ricostruzione di quattro tipologie di capitale che ne rappresentano la ricchezza profonda: si tratta del capitale umano, fisico, naturale e sociale del Sud”. È quanto avrebbe detto il premier Giuseppe Conte incontrando le parti sociali a palazzo Chigi. “L’accumulazione di questo capitale – avrebbe aggiunto – è risultata in forte ritardo, particolarmente negli ultimi anni della crisi economica. Dobbiamo recuperare questo ritardo. L’incontro di oggi rappresenta quindi un punto di partenza fondamentale per avviare questo percorso volto a far ripartire la crescita e lo sviluppo sociale nel Mezzogiorno”. ll tema del rilancio del Sud – ha annunciato- verrà affrontato anche il 2 agosto, quando la presidente della commissione Ue Ursula Von Der Leyen sarà in visita a Roma.

Tria non sapendo che inventare parla di una Banca per il Sud

Il ministro dell’Economia, Tria, avrebbe invece annunciato la creazione di una banca specifica per il Mezzogiorno che possa erogare il credito alle imprese del Sud. Ha anche fatto presente che il governo sta lavorando a questo progetto, però ha avvertito, ci sarà bisogno di tempo, perché la questione dello sviluppo del Sud è un tema complesso, che richiede una programmazione seria. Che la questione del Mezzogiorno sia un “un problema complesso” lo si sapeva, lo sapevano Cgil, Cisl, Uil, hanno dato indicazioni. Hanno creduto che il governo fosse in grado di avviare una vera trattiva. Che la  “cosa” non era seria, anzi ci scusiamo era molto seria,  era molto facile a capirsi.

Il calendario degli incontri, tutti in fila, il tempo di presentarsi

Basta guardare il calendario degli incontri che riportiamo per dovere di cronaca. Dopo  Cgil, Cisl, Uil, era la volta di Ugl, Usb, Cisal e Confsal. Di seguito, verso le ore 19 incontro con Alleanza delle cooperative italiane, una mezz’ora poi  Confagricoltura,  Coldiretti, Cia, FederDistribuzione e Copagri; verso le 20 Confindustria,  Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna, Ance, Confedilizia, Confapi e Casartigiani; alle 20.30 Confprofessioni, Unimpresa, Confimi Industria, Confimpreseitalia, Cida e Federmanager; alle 21 Abi e Ania. Non sappiamo se il calendario annunciato sarà stato rispettato. Per quanto ci riguarda stacchiamo il computer. Non riteniamo che questo confronto, così come lo ha voluto il governo gialloverde, possa portare da alcuna parte. Giustamente Cgil, Cisl, Uil proseguono nelle iniziative di mobilitazione fra le quali  ricordiamo la grande manifestazione per il Mezzogiorno. Meriterebbero risposte adeguate, un tavolo vero di trattativa. E non scampoli di una agonia di cui il governo gialloverde non riesce neppure a nasconderne il perenne stato. Una crisi che il Paese è destinato a pagare a un duro prezzo. La realtà è che, malgrado la “pazienza” dei sindacati, delle forze sociali che non possono rifiutare, quando richiesto, un incontro con il governo, ormai ogni limite di decenza è stato superato. Ogni giorno i due vicepremier si prendono a pesci in faccia, ognuno cerca di tirare Conte dalla propria parte. Dice Di Maio in una assemblea degli iscritti pentastellati a porte chiuse: “Ogni volta che si deve approvare un procedimento in Parlamento o in Cdm ci dobbiamo sedere a tavola io, Conte e quell’altro là”. Quest’ultimo sarebbe Salvini. Figuriamoci se a “tavola” ci sono sindacati, associazioni. È già tanto se Cgil, Cisl, Uil, le parti sociali, sono così pazienti, in fila uno dietro l’altro, per dialogare, si fa per dire, con Conte, Di Maio e “quell’altro là”. Come dice il proverbio, fanno notare negli ambienti sindacali, la pazienza ha un limite. Non si può più attendere.

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