Spagna. Senza un accordo tra socialisti di Sanchez e Podemos di Iglesias entro due mesi, si torna alle urne a novembre

Spagna. Senza un accordo tra socialisti di Sanchez e Podemos di Iglesias entro due mesi, si torna alle urne a novembre

La Spagna sembra avvicinarsi a nuove elezioni, che sarebbero le quarte in altrettanti anni. Il premier uscente, il socialista Pedro Sanchez, ha subito la seconda bocciatura dal Parlamento, che non gli ha accordato la fiducia impedendogli così di procedere alla formazione di un nuovo governo. Alla base di questa seconda sconfitta, il fatto che Sanchez non è riuscito a raggiungere un accordo con la sinistra radicale di Podemos per la formazione di un governo di coalizione. A questo punto il premier ha due mesi di tempo per riprovare: se entro il 23 settembre non riuscirà a formare un governo, gli spagnoli dovranno tornare alle urne il 10 novembre. A Sanchez stavolta sarebbe bastata la maggioranza semplice, ma a suo favore hanno votato solo 124 deputati su 350, cioè i 123 socialisti e uno di un gruppo regionale; 155 parlamentari hanno votato contro e 67 si sono astenuti, fra cui quelli di Podemos.

Già prima del voto, nel lungo dibattito parlamentare, Sanchez aveva riconosciuto che non avrebbe ottenuto la fiducia: “L’accordo non è stato possibile” e “non avremo il governo che è importante per la Spagna”, ha detto, attribuendo la responsabilità del fallimento a Podemos e sottolineando che “non ci sono mai stati problemi di programma che impedissero l’accordo” ma “il problema sono stati i ministeri”. “È la seconda volta che impedirete alla Spagna di avere un governo di sinistra”, ha accusato Podemos la capogruppo socialista alla Camera, Adriana Lasta. Effettivamente Sanchez diventa il primo candidato a fallire due volte nel tentativo di farsi eleggere come capo del governo dal Parlamento: aveva già fallito nel 2016, quando proprio la sinistra radicale di Podemos si era rifiutata di sostenere il suo accordo con i liberali di Ciudadanos, il che aveva portato il Paese a nuove elezioni vinte poi dalla destra. Ora il nuovo fallimento: i negoziati che avrebbero potuto portare in Spagna il primo governo di coalizione di sinistra dagli anni ’30 sono saltati.

Nei colloqui le posizioni si erano avvicinate. Sanchez era arrivato ad accettare l’idea di una coalizione con Podemos, che inizialmente aveva respinto. Pablo Iglesias, leader di Podemos, aveva rinunciato dal canto suo a entrare personalmente nel governo, proprio come chiedeva il socialista. I programmi dei due partiti sono relativamente vicini, ma la diffidenza è rimasta: nei sei giorni di trattative, il partito di Iglesias denunciava proposte “umilianti” per relegarlo al solo ruolo di figurante e il Psoe sospettava che Podemos chiedesse dei portafogli per creare un governo nel governo. A complicare ulteriormente le cose, poi, il dossier Catalogna: socialisti e Podemos avrebbero comunque bisogno dell’appoggio di alcuni partiti regionali, fra cui gli indipendentisti catalani. E la sentenza del processo a 12 leader separatisti catalani per il loro ruolo nella tentata secessione, atteso in autunno, rischia di portare una nuova mobilitazione degli indipendentisti.

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