Sassoli: i cittadini hanno premiato le forze che vogliono più Europa. Van der Leyen ha vinto una partita difficile. Ora avanti con l’esame dei Commissari quando ci saranno presentati. Occorre iniziare una stagione del cambiamento

Sassoli: i cittadini hanno premiato le forze che vogliono più Europa. Van der Leyen ha vinto una partita difficile. Ora avanti con l’esame dei Commissari quando ci saranno presentati. Occorre iniziare una stagione del cambiamento

Ursula  von der Leyen ha giocato una partita difficile, rischiosa ma alla fine l’ha vinta. Certo 383 voti, solo nove in più di quanti le servissero per essere eletta presidente della Commissione Europea, sono pochi. Un centinaio di voti sono rimasti per strada, si sono persi nel segreto dell’urna. Le perdite maggiori nei Socialisti e democratici, forte il dissenso a partire da quelli della Spd tedesca, di Grecia, Austria, Slovenia, Benelux. Sono rimasti per strada anche molti voti del Ppe il partito di appartenenza della cristiano democratica tedesca (Cdu) Von der Leyen, la neo presidente. Si sono aggiunti  oltre ai Cinque stelle i voti  del polacco Kaczinski e di Orban che fa ancora parte del Ppe ed ha in corso un procedimento di espulsione. Malgrado si fossero sfilati i Verdi che hanno più volte applaudito il discorso della candidata ma nell’urna non hanno depositato il voto per UvL, la forze europeiste ce l’hanno fatta. La sconfitta dei sovranisti, in testa Salvini che aveva assunto il ruolo di leader dell’ultradestra insieme alla Le Pen, è stata netta. In una intervista rilasciata a botta calda, David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, afferma: “Oggi abbiamo capito che chi è fuori dal gioco europeista, gioca in serie B. Per giocare in serie A, devi stare nello schema europeista che in questo caso viene fuori dal risultato elettorale perché i cittadini non hanno premiato le forze che vogliono meno Europa, ma le forze che vogliono un’Europa più forte, protagonista sulla scena internazionale, che affronti i nodi strutturali della democrazia europea ma per renderla più forte e non più debole. Chi partecipa a questo gioco, gioca in Champions. Gli altri giocano in serie B”. Prosegue Sassoli, “mi sembra che la candidata  abbia caratterizzato la sua presidenza con un tono politico molto diverso dagli altri. Ha fatto appelli ai governi dicendo che i commissari dovranno rispettare le linee programmatiche che lei ha indicato. E questo è un fatto politico molto interessante”. Poi annuncia: “inizieremo l’esame dei Commissari quando Von der Leyen ce li presenterà. In questo momento penso che la maggioranza del Parlamento sia convinta delle indicazioni che ha dato in aula”. Le audizioni dei nuovi Commissari si svolgeranno nella prima settimana di ottobre, nella settimana plenaria del 21-24 ottobre il Parlamento invece dovrà approvare tutto il Collegio. A chi gli ha chiesto se, in merito al voto a favore della neo presidente della Commissione europea, i nove voti di scarto siano pochi, visto anche il divorzio con il Regno Unito, e se non serva votare una seconda volta, Sassoli ha detto che “il Parlamento europeo non forma il governo, ma, da Trattato, deve eleggere o meno il candidato proposto dal Consiglio europeo. Mi sembra che l’abbia eletta. Adesso la candidata è eletta, formerà il suo collegio e inizierà il suo lavoro e alla fine di questo percorso il Parlamento verificherà e darà il suo giudizio, ma non ci sono verifiche: il voto è uno”, ha  affermato. “Il Parlamento ha iniziato un percorso. Oggi – ha proseguito – è stata eletta la candidata a formare la Commissione”.

La candidata ha accolto molte delle priorità indicate dal Parlamento per rafforzarne l’iniziativa

Secondo Sassoli, “da parte di von der Leyen c’è stato l’accoglimento di molte delle priorità del Parlamento: rafforzare il potere di iniziativa del Parlamento. Questo a noi fa molto piacere, lo aspettavamo da tempo, lo aspettavano tutti i gruppi politici, perché un Parlamento più forte è un Parlamento che dà voce ai cittadini”, ha detto. “E siccome abbiamo necessità di iniziare una stagione e una legislatura di cambiamento, questo è un buon segnale molto apprezzato dai parlamentari. Nel suo programma ci sono delle considerazioni  che  aspettavamo: i temi della flessibilità, della stabilità, della democrazia, una conferenza intergovernativa sugli strumenti della democrazia”. “Questo è un Parlamento che è stato ferito rispetto alle speranze che aveva suscitato la candidatura degli spitzen. È stato ferito, ora bisogna che questi strumenti vengano precisati. Ecco perché è importante che abbia parlato di una conferenza intergovernativa, Parlamento, Commissione, Consiglio, proprio per rimettere a posto questi strumenti. Il diritto di veto, le liste transnazionali… abbiamo molto lavoro da fare in questa legislatura”, ha concluso.

La portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas, ha detto che l’ufficio di von der Leyen, la quale deve dare le dimissioni da ministro della Difesa, al momento resta comunque a palazzo Charlemagne, ed il trasferimento ai piani alti del Berlaymont (i due edifici si affacciano entrambe sulla stessa strada, l’uno di fronte all’altro) avverrà solo dopo il 31 ottobre, quando cioè decadrà il mandato di Jean Claude Juncker. Il primo a lasciare il palazzo dell’Esecutivo comunitario, alla fine della prossima settimana, sarà il generale Martin Selmayr, che di recente ha rivelato a Politico di voler andare in Austria, dove sembra abbia delle proprietà ed insegni all’università.

Il voto  del gruppo dei socialisti e democratici. Due terzi a favore di Ursula. Compatti gli italiani

Nel labirinto di dichiarazioni, interviste che le agenzie di stampa lanciano di continuo da segnalare innanzi tutto una sorta di resoconto del voto del gruppo dei Socialisti e democratici. Due terzi del deputati avrebbero votato a favore di Ursula von der Leyen, un terzo contro. Lo  afferma l’eurodeputato socialista belga del gruppo S&D Marc Tarabella. Hanno votato contro, “la delegazione tedesca, la metà degli inglesi, la delegazione belga, quella francese, anche la maggior parte della bulgara, e di quella olandese, la greca e alcuni altri”. La maggioranza delle delegazioni nazionali era “contro” la von der Leyen, ma si tratta di “piccole delegazioni”, mentre le grandi, come quella spagnola, quella italiana e quella rumena erano a favore.

Poi passiamo a chi, il presidente Putin, non può fare a meno di congratularsi con Ursula van der Leyen con la quale “auspica” un dialogo costruttivo”, dicendosi “certo” – come  sottolinea  un comunicato diffuso dal Cremlino – che la sua nomina a presidente della Commissione UE “aiuterà a ripristinare una partnership equa e reciprocamente vantaggiosa fra UE e Russia”. Il presidente Putin “ribadisce la disponibilità ad aprire un dialogo costruttivo con l’Unione Europea su questioni di attualità dell’agenda politica, economica e umanitaria”. Che sia una sorta di usa e getta nei confronti di Salvini? Tutto è possibile, visto che il capo della Lega e dei sovranisti di tutta Europa ha fatto fallimento. Anzi, ha proprio messo in cattive acque il presidente russo. Hanno fatto il giro del mondo le telefonate degli uomini di Salvini, che oggi nega di conoscere e afferma che sono tutte “fantasie” giornalistiche. A Mosca però si dice che Putin non l’abbia presa proprio bene e che si aspettava un diverso esito della assemblea del Parlamento europeo. In particolare aveva fatto affidamento su Salvini e Le Pen.

La sconfitta, senza se e senza ma, dei leghisti. Respinta l’offerta del voto del gruppo sovranista

Fa quasi pena Marco Zanni, eurodeputato leghista, presidente del gruppo Identità e Democrazia, il quale aveva l’incarico di tallonare la candidata, di farsi dare l’ok ad un voto positivo  del gruppo dei sovranisti, xenofobi e razzisti in cambio  di un portafoglio. A denti stretti Zanni rispondeva: “Non siamo interessati a una poltrona in sé, anche se importante. Noi siamo interessati a portare avanti delle linee programmatiche. Vediamo come andranno a finire le negoziazioni. Andiamo avanti fino a che possiamo portare avanti il programma. Se ci dovessero dare un posto per poi fare cose che non ci piacciono o che vanno contro l’interesse dell’Italia non siamo interessati”.

Concludiamo  assegnando il posto d’onore a Salvini Matteo. Una volta al Giro d’Italia c’era, come premio all’ultimo in classifica, una maglia nera. Proprio quella che di diritto spetta a Salvini. Nella partita che si è giocata a Strasburgo non solo ha perso la faccia. Forse per la prima volta il suo socio-alleato, Gigetto Di Maio, lo ha tradito lasciandolo solo, votando per la candidata presidente. Dice il vicepremier e ministro degli interni: “Sono orgoglioso della coerenza e della lealtà dimostrata dagli europarlamentari della Lega”. Lo dice a margine della visita al gattile del cimitero monumentale del Verano a Roma. Un’iniziativa organizzata in concomitanza del lancio della casella di posta elettronica SOSanimali.viminale@interno.it, attiva da oggi al Viminale per raccogliere le segnalazioni sui maltrattamenti di animali. “Ursula von der Leyen – prosegue Salvini – è passata con nove voti di scarto, con le preferenze del Pd, di Forza Italia e del M5S. È come se in Italia ci fosse un governo Forza Italia, Pd, M5S. Cosa fa, che cambiamento rappresenta?”. “Quindi – conclude Salvini – sono orgoglioso della coerenza e della lealtà dimostrata dagli europarlamentari  della Lega”. Contento lui. Da notare che la dichiarazione viene rilasciata in un cimitero. Ogni commento  da parte nostra ci sembra superfluo.

Corrao (M5S), reazione isterica della Lega che ammette il fallimento

All’attacco  della Lega risponde l’eurodeputato del Movimento 5 Stelle, Ignazio Corrao che parla di “reazione isterica che rappresenta una pubblica ammissione di fallimento”.  “La Lega – dice – è un vecchio partito che in ogni negoziazione cerca di portare a casa quanta più acqua al suo mulino e non fa nulla per nulla” e, nel caso del voto a von der Leyen, “la Lega faceva parte di un accordo dei cosiddetti ‘sovranisti’ con il Partito popolare europeo” per cui “la destra (o i sovranisti) avrebbero votato la candidata del Ppe per poi poterne influenzare le scelte verso destra”, ha scritto. “La Lega ha lavorato su questo asse per spostare la Commissione a destra per mesi e insieme ai suoi alleati ha sempre puntato forte sulla sponda del Ppe per ottenere questo risultato. Solo che qualcosa, in questo meraviglioso matrimonio tra sovranisti e popolari è andato storto e lo si è capito già quando li hanno tagliati fuori da tutti i ruoli in Parlamento”, ha aggiunto. L’eurodeputato pentastellato ha ricordato che “lo stesso Salvini in un tweet del 2 luglio accoglie positivamente la nomina di Ursula Von der Leyen da parte del Consiglio (altrimenti, se non era d’accordo, poteva mettere il veto a Conte così come avrebbe fatto nel caso di un Commissario socialista, tipo Timmermans)”. Alla fine però “la Lega si sfila”. Sui motivi, “se dovessi tirare ad indovinare io direi che la Lega aveva chiesto al Ppe sostegno sulla nomina del commissario italiano leghista (come vice della Von der Leyen che ora, in modo molto coerente, demonizzano) e questa certezza di sostegno da parte del Ppe non le è stata data. Quindi avanti con la reazione isterica, che altro non è, per chi sa leggere, che una pubblica ammissione di fallimento ed irrilevanza politica”, ha concluso Corrao.

Dal canto loro, fonti vicine ai pentastellati da Bruxelles si fanno avanti: “Serve un nome di qualità” per il prossimo commissario italiano, altrimenti – si afferma – “si mette a rischio tutto il sistema Italia e si reca un danno di immagine enorme per il Paese, quando invece serve rafforzarlo”. E mandano al diavolo la Lega:. “Rispettiamo gli accordi, la Lega ha vinto le elezioni”, ma dopo “l’inspiegabile atteggiamento del loro voto su Ursula Von der Leyen sarà difficile ottenere il via libera della Commissione e dal Parlamento europeo”, concludono le fonti.

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