Russiagate. Salvini rifiuta di informare il Parlamento sui rapporti tra Lega e Mosca. Il Pd blocca i lavori sul decreto sicurezza bis e occupa la Commissione. Il M5S? Sonnecchia

Russiagate. Salvini rifiuta di informare il Parlamento sui rapporti tra Lega e Mosca. Il Pd blocca i lavori sul decreto sicurezza bis e occupa la Commissione. Il M5S? Sonnecchia

Matteo Salvini finge di aprire alla possibilità di riferire in aula sull’affaire Russia. “Fa parte del mio lavoro andare in Parlamento. Ci vado ogni settimana per i question time, a quello che mi chiedono rispondo”, dice, lasciando intendere di voler in qualche modo cedere al pressing delle opposizioni e dei colleghi di governo, da Luigi Di Maio a Giuseppe Conte. Nel merito la linea non cambia, “da dieci giorni qualcuno parla del nulla, ma ognuno usa il suo tempo come vuole”, insiste, ribadendo di ritenere Gianluca Savoini “una persona corretta” e di continuare a farlo “fino a prova contraria”. Al Pd, però,l’apparente passo in avanti di Salvini con convince e comunque non basta. I Dem, insieme a Leu e +Europa vogliono il ministro dell’Interno in Aula e restano sulle barricate.

Incessante, nelle aule di Camera e Senato così come in commissione a colpi di ostruzionismo al decreto sicurezza bis, la richiesta di “verità”

La rotta la detta Nicola Zingaretti in un’intervista: “Salvini venga in Aula o non gli daremo tregua”, dice, e le truppe rispondono sul campo. Salvini, però, non intende capitolare. Le procedure ufficiali procedono a norma di regolamento. La richiesta avanzata da Pd, Leu e +Europa è arrivata alla Presidenza della Camera. Roberto Fico, ricevuta l’istanza, non si è lasciato pregare e l’ha subito inoltrata al ministro per i rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro, che – come da prassi – l’ha consegnata al diretto interessato. Dal ministero dell’Interno, però, nessuna risposta. Nessuna “disponibilità” accordata, almeno non subito.”E’ un fatto di una gravità inaudita. Il ministro Salvini non si è degnato di rispondere e questo umilia il Parlamento – tuona in serata il presidente dei deputati Pd, Graziano Delrio al termine della conferenza dei capigruppo che ufficializza la mancata interlocuzione -. Se la Camera si fa trattare così non ha senso farla funzionare”, dice annunciando la volontà di occupare la commissione Affari Costituzionali che sta esaminando il decreto sicurezza bis, caro a Salvini.  “Il ministro Salvini non si degna neanche di rispondere al presidente della Camera Fico sulla richiesta urgente di rispondere alle questioni relative alla sicurezza nazionale emerse per i suoi rapporti con la Russia. Così facendo elude l’articolo 64 comma 4 della Costituzione che recita ‘I membri del Governo, anche se non fanno parte delle Camere, hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute’. Di fronte a questa elusione di un preciso vincolo della Costituzione il gruppo del Pd, come reazione proporzionata, fa sospendere i lavori delle Commissioni Parlamentari Affari Costituzionali e Giustizia in Sala del Mappamondo. Qui siamo” afferma il deputato Pd Stefano Ceccanti.

Non solo: il Pd preannuncia che interromperà ogni attività parlamentare, con il rischio che, se l’esame del decreto Sicurezza bis dovesse ulteriormente essere rallentato – già in questi ultimi due giorni le votazioni sono andate a rilento proprio per l’ostruzionismo dem – l’approdo in Aula, fissato per lunedì prossimo, potrebbe subire un rinvio. Insomma, è pieno caos. I primi sentori della giornata convulsa si avvertono già dalla mattina, quando dopo due ore di esame nelle commissioni del decreto caro a Salvini gli emendamenti votati sono solo due per l’ostruzionismo del Pd che protesta contro le misure del provvedimento e la mancata risposta di Salvini sulla richiesta di informativa. A quel punto i presidenti Brescia e Businarolo, regolamento alla mano, applicano la ‘tagliola’ e danno non più di 5 minuti a gruppo per gli interventi su ogni emendamento. Il Pd protesta duramente. Poi la bagarre si sposta in Aula, con i dem che innalzano ad inizio seduta delle foto che ritraggono Salvini insieme a Savoini (il presidente dell’Associazione Lombardia-Russia che avrebbe ‘trattato’ per i fondi alla Lega). E ancora, approvate le nuove norme sulla promozione della lettura, torna il ‘parapiglia’: i 5 stelle chiedono un rinvio dell’esame della riforma del codice della strada alla settimana prossima e il Pd accusa maggioranza e governo di non far lavorare la Camera (vero è che sono già diversi i provvedimenti calendarizzati e poi rinviati, come ad esempio l’eutanasia, la gestione pubblica dell’acqua, la chiusura domenicale dei negozi). Sta di fatto che i lavori dell’Aula vanno avanti a ‘singhiozzo’. Mercoledì si esamineranno solo delle mozioni e poi si passerà al question time. I riflettori si spostano in serata sulla capigruppo, dove viene ribadita la non pervenuta disponibilità di Salvini a riferire in Aula. E il Pd decide per lo stop: basta attività parlamentare, e occupazione, annuncia il presidente dei deputati dem, Graziano Delrio.

Prova a convincere Salvini, Luigi Di Maio che accusa il collega vicepremier di aver incontrato i sindacati al Viminale “per sviare da una questione molto più grande, che è quella di un vice primo ministro che secondo me deve andare a riferire in Parlamento sulla questione Russia”, è l’affondo. “Sono sicuro che ci andrà, e così ci darà anche modo come maggioranza di difenderlo”, aggiunge. Fin qui, però, il titolare del Viminale non intende dargli ragione.  “Stanno cavalcando un tema sbagliato, gli si ritorcerà tutto contro. Sarà un boomerang”. Tra i parlamentari della Lega non si nega che l’aria nella maggioranza sia pesante. La decisione del Movimento 5 stelle di insistere nel ‘parlamentarizzare’ l’affaire Metropol viene interpretata come un tentativo di compattare il Movimento ma anche di creare un canale parallelo con il Pd. “Ci sono troppe convergenze tra M5s e i dem. Ma su che cosa dovrebbe riferire Salvini? Qual è il tema?”, le domande ricorrenti nel gruppo. In realtà anche un ‘big’ del partito di via Bellerio nota un certo sbandamento nel gestire la vicenda Savoini, ma la convinzione è che tutto si sgonfierà perché restare in ogni modo appollaiati al governo conviene ad entrambi i leader. In ogni caso un dirigente del Carroccio ‘traduce’ le affermazioni pubbliche di Salvini, quando sostiene che la pazienza non è infinita. “Non c’è – questo il ragionamento – alcuna finestrella che si chiude il 20. Si può sempre andare al voto, la legge di bilancio si può fare tranquillamente a novembre”. Del resto lo stesso vice ministro Garavaglia sottolinea che se vanno avanti gli attacchi “sarà difficile andare avanti”. Al momento, nonostante le fibrillazioni tra M5s e Lega e il malessere di una parte del partito di via Bellerio – compresi ministri e sottosegretari, che vorrebbero riaprire quella ‘finestra’ in breve tempo – l’intenzione del vicepremier della Lega è quella di andare avanti. Nessuna informativa. Nessun tipo di dibattito su quello che considera “un caso inesistente”. “Savoini lo conosco da 25 anni, è una persona corretta”, ha spiegato Salvini. Detto ciò, qualora si dovesse scoprire che c’è dell’altro la Lega trarrà le conseguenze, viene ribadito. I dem hanno depositato una proposta di istituire una commissione d’inchiesta “sulle trattative intercorse tra esponenti del partito Lega per Salvini premier e persone di nazionalità russa”. L’obiettivo è quello di indagare sulle conseguenze legate anche agli “assetti geopolitici dell’Italia” e “sulla vita democratica e sull’indipendenza del nostro Paese da condizionamenti esterni”. Il capogruppo M5s Francesco D’Uva, invece, ha illustrato alla Lega la sua proposta sull’istituzione di una inutile commissione di inchiesta sui finanziamenti ai partiti. Fredda la reazione della Lega.

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