Radicali. 41esimo Congresso del partito. Eletti Turco segretario e Testa tesoriere. Obiettivi e strategie di un partito che vive nonostante la morte di Pannella

Radicali. 41esimo Congresso del partito. Eletti Turco segretario e Testa tesoriere. Obiettivi e strategie di un partito che vive nonostante la morte di Pannella

Maurizio Turco e Irene Testa: sono rispettivamente il nuovo segretario e il nuovo tesoriere del Partito Radicale: eletti praticamente all’unanimità, a conclusione di tre giornate di lavoro che hanno visto impegnati i circa cinquecento iscritti (su un totale di tremila), che hanno partecipato al 41esimo congresso del Partito, in una Roma avvolta dalla canicola e dai rifiuti. Si tratta insieme di un punto di arrivo, e di un punto di partenza.

Un punto di arrivo perché il Partito Radicale è arrivato a un punto fermo, o perlomeno, stabile. Dopo la morte del leader fondatore Marco Pannella (19 maggio 2016), l’apparentemente fragile naviglio radicale ha rischiato più volte di essere travolto. Privo di un leader pragmatico e insieme fantasioso che costituiva nel bene e nel male la stella polare, una parte dei radicali – che già con Pannella vivo mostrava segni di insofferenza – ha preferito percorrere altre strade e “avventure”: Emma Bonino e Marco Cappato, Benedetto Della Vedova, Riccardo Magi e Gianfranco Spadaccia hanno preferito dare vita a un altro soggetto politico assieme all’ex democristiano Bruno Tabacci, e successivamente si è aggiunto il sindaco di Parma Federico Pizzarotti. Hanno creato “Più Europa” e con quella sigla si sono presentati alle elezioni politiche prima, a quelle per il Parlamento Europeo poi; i risultati non sono stati dei più brillanti: un magro 3 per cento circa. E ora lo smarrimento di chi è consapevole di non avere più molte altre carte da giocare, se non quello dell’appiattimento sul Partito Democratico, o lo scioglimento “si salvi chi può”.

I radicali di più stretta osservanza pannelliana (Turco e Rita Bernadini, Sergio D’Elia, Maria Antonietta Farina Coscioni, Elisabetta Zamparutti, ecc.), hanno dato vita a una serie di iniziative marcate da step ambiziosi: un affollato congresso all’interno del carcere romano di Rebibbia, per contarsi e stabilire che “Morto Pannella, viva il Partito Radicale”. Una campagna con l’obiettivo di raggiungere almeno tremila iscritti, pena lo scioglimento; obiettivo da bissare, per poter avviare una fase politica “normale”. Una sorta di transizione, guidata da un quadrumvirato: Bernardini, Antonella Casu, D’Elia, Turco). Conseguito il risultato minimo che ci si era prefissi per poter continuare, ecco dunque la scadenza congressuale: per restituire un minimo di “normalità” organizzativa a un soggetto politico che nutre grandi ambizioni, e scarsi mezzi per tradurle in iniziative politiche unitarie e vincenti.

Da oggi il Partito è guidato da Turco, fedelissimo da sempre di Pannella e da sempre suo affidabile collaboratore: esperienza di parlamentare europeo e italiano alle spalle; per una decina d’anni tesoriere del Partito stesso, capace di far fronte a situazioni di perenne emergenza: pochissime entrate da una parte, milioni di euro in uscita dall’altra, per dare vita alle iniziative politiche che il vulcanico Pannella metteva in cantiere. Testa, da anni animatrice della parallela organizzazione “Il detenuto ignoto” che si desume dalla denominazione, segue con particolare attenzione le tematiche legate a carcere e giustizia. Nelle prossime ore i due costituiranno le loro segreterie, attingendo da una rete di radicali di lungo corso (Bernardini, Marco Beltrandi, Casu, D’Elia, Zamparutti), mentre il congresso ha eletto i 25 componenti del “parlamentino” del Partito.

Messo a punto lo scheletro organizzativo, si tratta ora di capire quale prateria politica i radicali intendono percorrere. Intanto confermano la loro natura transnazionale e transpartito. Significa che non vengono meno al principio che si possono iscrivere persone o soggetti politici che aderiscono ad altre organizzazioni. “Noi siamo un autobus per procedere verso una direzione. Chi condivide in tutto o in parte questo percorso, può salire, paga il biglietto, resta a bordo fin quando vuole: una vita o anche cinque minuti. Noi anche volendo non possiamo tecnicamente cacciare via nessuno, e a nessuno possiamo negare la tessera. Non ci interessa da dove vengono le persone; ci interessa cosa sono disposte a fare”, ribadisce Gualtiero Donati, militante storico del Partito, che ricorda quando aveva il simbolo della Marianna (il simbolo del Partito Radicale di Mario Pannunzio fino agli anni ’70 del secolo passato). I radicali inoltre confermano che con i loro simboli, come già accaduto in passato, non hanno intenzione di presentarsi alle future competizioni elettorali. Ciò non significa che non sia possibile stringere accordi “tecnici” di singoli. Ma in quanto tale, il partito non si presenta.

Dunque, per i prossimi giorni e settimane, in cosa e con chi intendono mobilitarsi i radicali? Non c’è che da scandagliare la mozione politica approvata praticamente all’unanimità (una decina gli astenuti). La mozione ricalca e recepisce il contenuto della relazione che Turco, nella sua veste di rappresentante legale del Partito, ha tenuto in apertura dei lavori. Un “recupero” e un esplicito richiamo alle lotte di Pannella e dei radicali negli anni ’80 e ’90 contro lo sterminio per fame nel mondo, quando – inascoltato – Pannella mise in guardia: “Se non ci occupiamo ora e subito dell’Africa e della tremenda situazione in cui vivono le loro popolazioni, piagate da guerra, fame e malattie, presto sarà l’Africa ad occuparsi di noi”. Pannella in quegli anni elaborò un manifesto-appello unico nel suo genere, che quasi in maniera pedantesca elencava e “descriveva” tutti i passaggi che l’Occidente avrebbe dovuto compiere, sotto forma di aiuti e interventi umanitari, per salvare milioni di vite umane e le bibliche migrazioni che Banca Mondiale e agenzie dell’ONU prevedono entro il 2050 di centinaia di migliaia di profughi. Altro che i 41 poveretti della “Sea Watch” o di altri navigli contro i quali inveisce Matteo Salvini. Quel manifesto-appello di Pannella venne poi nel corso di pochi mesi sottoscritto e fatto proprio da oltre cento premi Nobel.

“Si ribadisce”, si legge nella mozione, “che il sistema dei diritti umani fondamentali, attualmente sotto attacco sia a livello nazionale che a livello internazionale, anche da parte di paesi con riconosciuta tradizione democratica, costituisce una piattaforma non negoziabile in quanto tesa a garantire ad ogni persona di qualsiasi nazionalità, sesso, religione, il minimo di diritti volti a riconoscere la stessa dignità umana”. Fatta questa premessa, si ricorda appunto che si vive in un mondo nel quale, secondo le stime della Banca Mondiale, non è garantita, ad almeno 736 milioni di persone una soglia minima di dignità della vita, dal momento che sono costrette a vivere con meno di 1,90 dollari al giorno. E si individua come urgenza inderogabile il mettere in campo iniziative politiche concrete a fronte del fatto che centinaia di milioni di persone, “concentrate in India e Bangladesh e nell’Africa sub-sahariana sono sterminate dalla fame e dalla sete, dai cambiamenti climatici e da politiche predatorie, e che per sfuggire dalle condizioni inumane dei propri territori, danno vita agli imponenti ed inarrestabili fenomeni migratori verso i cosiddetti paesi sviluppati”.

Altri due cavalli di battaglia per il Partito Radicale sono:

  1. a) la scelta federalista e per gli Stati Uniti d’Europa (a partire dal Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni), unica alternativa all’attuale assetto istituzionale dell’Unione Europea intergovernativa che ha alimentato ed alimenta i nazionalismi, i populismi e i protezionismi;
  2. b) La necessità che il diritto alla conoscenza entri a pieno titolo del sistema dei diritti umani fondamentali, essendo il diritto alla conoscenza fondamentale per consentire alle persone di potersi liberamente auto-determinare, con ciò costituendo il naturale antidoto ai populismi che, uniti ai nazionalismi e ai protezionismi, mettono in percolo, come la storia insegna, la stessa pace mondiale.

Una mozione con richiami, denunce e iniziative politiche proiettata tutte sui grandi, tragici, urgenti temi di carattere planetario. Non si corre il rischio, guardando troppo in alto, di perdere di vista la non meno importante e pressante “quotidianità”. No, spiegano i dirigenti radicali. Quella approvata a conclusione del 41 congresso è un documento che impegna i radicali in un ventaglio di opinioni da sviluppare in sede ONU, presso il Parlamento Europeo e altri organismi internazionali, nell’arco di cinque anni. Il prossimo congresso del Partito Radicale (a meno di eventi imprevedibili), sarà infatti fissato nel 2024; nel frattempo avranno luogo i congressi annuali dei radicali italiani del Partito Radicale; primo dei quali a fine anno. In quella sede si parlerà, e si articoleranno iniziative su giustizia e carceri, salute e antiproibizionismo, riforma elettorale e diritto… Per questo, all’inizio si avvertiva: punto di arrivo, e al tempo stesso di partenza…

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