Palermo. In via D’Amelio la manifestazione per i 27 anni dell’eccidio di Paolo Borsellino e della sua scorta. Un coro unanime: verità e giustizia

Palermo. In via D’Amelio la manifestazione per i 27 anni dell’eccidio di Paolo Borsellino e della sua scorta. Un coro unanime: verità e giustizia

L’elenco delle vittime della strage del 19 luglio 1992, un minuto di silenzio alle 16.58, ora della strage di via D’Amelio, al suono di una tromba e, al termine, un lungo applauso. Così Palermo ha ricordato Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta nel 27esimo anniversario dell’eccidio. Le manifestazioni sono state organizzate dal movimento delle ‘Agende rosse’ e dal ‘Centro studi Paolo e Rita Borsellino’. Nel giorno del ventisettesimo anniversario della strage di Via D’Amelio, in cui persero la vita Paolo Borsellino e gli agenti della scorta, è ancora la verità la grande assente. La verità su chi volle quella strage e su chi ne coprì i responsabili negli anni a venire. Quella verità che si conosce ancora soltanto a brandelli. “C’è una parte dello Stato che lotta per la verità, ma ci sono ancora dei segmenti di quello stesso Stato che lottano perché non venga a galla”, dice don Luigi Ciotti, presidente di Libera, che ricorda come la morte di Borsellino sia solo uno dei tanti fatti di mafia su cui in Italia non si conosce tutta la verità: “questo – dice don Ciotti – si è verificato per l’80 per cento delle vittime innocenti di mafia”. “Che Stato è uno Stato che depista?”, dice Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, convinto però alla fine “che si arriverà alla verità”. E spera “che almeno Fiammetta riesca a vederla”. La nipote Fiammetta Borsellino che dalle colonne del Quotidiano del Sud, non le manda certo a dire e se la prende con politici e magistrati: con l’ex procuratore della Cassazione Fuzio, per una lettera, afferma, “nella quale dice di non essere riuscito a far nulla per avviare una indagine per l’azione disciplinare nei confronti dei magistrati coinvolti nell’inchiesta sul depistaggio”. E con la Commissione nazionale antimafia e il Parlamento che “strumentalizzano”, afferma, l’anniversario, desecretando atti del Csm e della stessa Commissione antimafia. “Una vergogna”, sbotta. Giustizia e verità per via D’Amelio chiede anche il capo dello Stato, Sergio Mattarella. E fa appello a “un impegno forte”, “per Paolo Borsellino e per tutte le vittime di mafia”.

“Ancora ci sono uomini deviati dentro lo Stato e noi non li vogliamo. Vogliamo persone che camminino a testa alta e schiena dritta: nessun corrotto dentro lo Stato perché lo Stato siamo noi”. E’ l’accorato appello di Vincenzo Agostino, il padre del poliziotto Nino ucciso in un agguato mafioso il 5 agosto del 1989 assieme alla moglie Ida Castelluccio a Villagrazia di Carini. Un episodio su cui non si è fatta mai piena luce nonostante gli appelli inascoltati del padre, con la sua lunga barba bianca, simbolo della richiesta di verità, che ha sempre denunciato il coinvolgimento di pezzi deviati delle istituzioni. “Da 30 anni combatto con uomini deviati dentro lo Stato”, ha ribadito dal palco allestito in via D’Amelio, a Palermo. Ad ascoltarlo anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e Nicola Morra, il presidente della commissione parlamentare Antimafia. “Ricordo ancora le parole di Falcone che nella camera ardente mi disse ‘io devo la vita a queste due bare’ – ha proseguito Vincenzo – eppure quella notte sono stato convocato alla Squadra mobile dove mi hanno interrogato come se fossi l’assassino di mio figlio, minacciandomi di arrestarmi. Il 28 febbraio ho perso mia moglie – ha aggiunto – una donna che ha sempre chiesto verità e giustizia. E se non l’avrà non riposerà mai in pace”.

Poi è stata la volta di Angela Manca, la madre del medico Attilio, trovato morto a Viterbo l’11 febbraio del 2004 in circostanze ancora oscure. “Spero di non fare la fine di Augusta e di avere riconosciuta giustizia prima della mia morte”, ha detto rievocando le parole che la mamma di Nino ha lasciato sulla propria tomba come testamento. “Ancora non abbiamo ottenuto giustizia per un bambino di 11 anni barbaramente assassinato, e siamo stanchi di promesse non mantenute”, ha detto invece Graziella, la mamma di Claudio Domino, ucciso il 7 ottobre del 1986 a 11 anni dalla mafia mentre giocava a pallone in strada, a San Lorenzo, “da 32 anni non dormiamo, ci chiediamo perché proprio nostro figlio? Ho raccolto per strada un bambino ricoperto di sangue eppure ancora non ho avuto riconosciuto lo status di vittima di mafia. Mi appello a voi – ha aggiunto rivolgendosi ai rappresentanti delle istituzioni presenti – per chiedere la riapertura del suo caso”. Il padre Antonio, infine, ha rivolto un ringraziamento alla commissione Antimafia nazionale per avere desecretato documenti con una operazione di verita’ e giustizia che “fino a oggi nessun altro governo ha avuto il coraggio di fare”.

“Ricordiamo il grande impegno civile e la profonda umanità che hanno contraddistinto il lavoro di Paolo Borsellino. Noi oggi continuiamo sul solco di quei valori di giustizia sociale, democrazia e legalità per i quali sono morti i magistrati Falcone, Borsellino, Francesca Morvillo e i poliziotti delle loro scorte a cavallo delle due stragi del ’92. E lo facciamo con le battaglie per il lavoro e per l’affermazione dei diritti che hanno avuto origine lontane, da quel movimento dei lavoratori che nella nostra terra ha pagato con le sue lotte per l’emancipazione degli uomini e delle donne un tributo di sangue altissimo”: il segretario generale Cgil Palermo, Enzo Campo, ricorda il sacrificio di Paolo Borsellino e dei suoi cinque agenti di scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina e Vincenzo Li Muli che con il magistrato persero la vita nella strage di via D’Amelio di 27 anni fa. La Cgil si associa alla richiesta di verità e giustizia espressa dai familiari del giudice. “Le domande su quello che avvenne ventisette anni fa sono ancora tante – aggiunge Campo -. Chiediamo anche noi, avendo fiducia nel lavoro dei magistrati, che sia fatta al più presto luce sulle omissioni e irregolarità, sui depistaggi, sui furti di agende e sui tanti incomprensibili perché rimasti senza risposta che hanno caratterizzato le indagini e i processi su via d’Amelio, perché non debba sentirsi offesa non solo l’intelligenza e la buona fede della famiglia Borsellino ma di tutta la società e del popolo italiano. La verità riguarda tutti noi. Chiediamo che al più presto vengano desecretati e resi pubblici tutti i materiali e le testimonianze che possono contribuire a fornire elementi utili per identificare i mandanti delle stragi di mafia”.

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