Omicido Cerciello. La conferenza stampa degli inquirenti. Il vicebrigadiere era disarmato quando è stato colpito, e il suo collega Varriale non avrebbe potuto sparare

Omicido Cerciello. La conferenza stampa degli inquirenti. Il vicebrigadiere era disarmato quando è stato colpito, e il suo collega Varriale non avrebbe potuto sparare

Mario Cerciello Rega era disarmato al momento dell’omicidio. L’ennesimo colpo di scena sulla morte del vicebrigadiere arriva dalla conferenza stampa convocata dagli inquirenti per fare il punto sulle indagini. Il carabiniere “non aveva l’arma con sé al momento dell’aggressione, ma solo le manette. L’aveva dimenticata nell’armadietto”, spiega Francesco Gargano, comandante dei carabinieri di Roma. Il militare, secondo quanto spiegato dagli inquirenti, era in servizio in borghese da mezzanotte, e questo apre nuovi interrogativi in una vicenda nella quale ombre e colpi di scena si sono susseguiti fin dal principio. Possibile che il vicebrigadiere abbia lavorato in strada, alle prese con spacciatori e altro, per oltre tre ore, senza la pistola di ordinanza? Possibile che abbia avviato insieme al collega l’operazione per il recupero del borsello rubato, recandosi sul luogo dell’appuntamento per il blitz in borghese, senza porsi il problema di essere disarmato?

Non era facile riconoscere che uno dei due militari chiamati dalla centrale operativa ad intervenire in piena notte in zona Prati per un servizio in borghese e sventare un tentativo di estorsione avesse “dimenticato” la pistola d’ordinanza. Eppure l’ammissione in conferenza stampa, presenti il procuratore capo facente funzioni Prestipino e il procuratore aggiunto D’Elia, oltre al comandante del Nucleo investigativo, colonnello D’Aloia, è stata totale e senza giri di parole. Certo, si poteva anche glissare ma il rischio che poi venisse fuori era molto alto, oltre che inutile da correre e, ancor più, in controtendenza con la nuova linea che l’Arma si è data da qualche tempo e che ha avuto il punto di accelerazione con l’ultima fase della vicenda Cucchi. E un altro aspetto non meno significativo è anche quello relativo al perché il collega di Rega non abbia fatto uso – lui l’aveva con sé – dell’arma di ordinanza: “Il soggetto (si trattava di Hjorth, ndr) era già in fuga e in quel caso sarebbe stato lui ad avere conseguenze” per aver sparato a una persona in fuga e di spalle. Altra affermazione di peso, a dispetto del crescendo ‘giustizialista’ delle prime ore non solo tra semplici cittadini. Quasi sicuramente, come è normale che sia quando si parla di una forza armata fatta di 110 mila persone, il comandante generale dei carabinieri Nistri non conosceva Rega ma questo non gli ha impedito ieri in chiesa di parlarne come di persona a lui nota. Ma per un semplice motivo, parlava di un carabiniere che, come altri impegnati nella sicurezza, ha un obiettivo: la tutela dei diritti.

Il dettaglio spiega in parte come abbia fatto Finnegan Lee Elder a scappare illeso dopo aver accoltellato a morte con undici colpi il militare, anche se il generale Gargano su questo punto sottolinea che, seppure avesse avuto con sé l’arma probabilmente la vittima “non avrebbe avuto il tempo di reagire”, tanta è stata la rapidità con cui il diciannovenne ha aggredito il militare che cercava di bloccarlo gridandogli: “Fermo siamo carabinieri!”. L’omicida si difende dicendo che non aveva capito si trattasse di forze dell’ordine. Anzi era convinto che fossero amici della vittima del furto, Sergio Brugiatelli, mandati per recuperare il borsello rubato due ore prima in Trastevere. Elder e l’amico Gabriel Christian Natale Hjorth restano in carcere a Regina Coeli dove sono stati visitati da autorità consolari statunitensi. Quando hanno saputo della morte del brigadiere, spiega il procuratore aggiunto Nunzia d’Elia, responsabile delle indagini, sono rimasti colpiti, Elder ha pianto.

A Piazzale Clodio proseguono le indagini su quanto avvenuto la notte del 26: gli investigatori analizzano testimonianze e contatti telefonici tra tutti i protagonisti della vicenda partita da un acquisto di cocaina non andato a buon fine e il successivo furto del borsello di Brugiatelli, che aveva indicato ai due americani truffati lo spacciatore al quale rivolgersi. Proprio Brugiatelli avrebbe addebitato, subito dopo la morte di Cerciello, l’aggressione a due magrebini e per questo rischia un’indagine per le false informazioni fornite.

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