Grecia. Elezioni legislative, prima proiezione. Nuova Democrazia attorno al 39,9%, Syriza attorno al 31,6. Tsipras riconosce la sconfitta

Grecia. Elezioni legislative, prima proiezione. Nuova Democrazia attorno al 39,9%, Syriza attorno al 31,6. Tsipras riconosce la sconfitta

Per la prima volta dal 2009 la Grecia potrebbe essere governata da un partito con una chiara maggioranza in Parlamento. In base ai primi exit poll, nuova Democrazia potrebbe ottenere oltre il 40% dei voti e tra i 155-167 seggi sui 300 del Parlamento rispetto alla sinistra di Syriza, che oscilla tra il 26,5 e il 30,5% con 77-82 parlamentari. Per i socialdemocratici di Kinal, 19-22 seggi, i comunisti di KKE-NI: 16-19. Alba Dorata, che oscilla tra l’2,8 per cento e il 4,8, potrebbe rimanere fuori dal Parlamento per non aver raggiunto la soglia di ingresso.  Il secondo ed ultimo exit poll trasmesso dalle tv greche assegna ai conservatori di Nea Dimokratia tra il 38,5 e il 41,5% dei voti, e a Syriza tra il 27 e il 30. A Kinal (socialisti) 6,5-8%; Kke (comunisti), 5-6%; Diem25, 3-4%; Alba Dorata, 2,8-3,8%; Elliniki Lysi (ultra nazionalisti), 2,8-3,5%. Il premier greco uscente, Alexis Tsipras, ha chiamato il leader dell’opposizione, Kyriakos Mitsotakis, per congratularsi della vittoria alle elezioni. Lo riporta Kathimerini, dopo che una prima proiezione ufficiale, vede il partito conservatore Nuova Democrazia al 39,8% e Syriza al 31,6%. Stando a questa prima proiezione, il partito neofascita Alba Dorata si fermerebbe al 2,9% dei voti, non superando così la soglia del 3% per entrare in Parlamento.

Il Parlamento greco è composto da 300 membri e vi accedono tutti quei partiti che superano la soglia di sbarramento del 3 per cento. Il sistema proporzionale greco prevede un premio di maggioranza di 50 seggi per il partito che raggiunge più consensi, mentre il resto viene distribuito su base proporzionale. Lo scenario politico in Grecia appare sempre più polarizzato tra le due principali forze in campo: Nuova democrazia, da una parte, e Syriza dall’altra. Per questo, sia Tsipras che Mitsotakis hanno fatto appello per una forte partecipazione tra l’elettorato di riferimento ed in generale per un “voto utile”, a favore dei loro stessi partiti ed evitare una certa tendenza alla frammentazione emersa alle ultime elezioni del 2015. Il leader di Nd punta ad un governo monocolore ma l’ipotesi più accreditata sembra essere quella di un accordo a urne chiuse con i centristi del Movimento per il cambiamento (Kinal), dato negli ultimi sondaggi intorno al sette per cento. Da parte sua, il premier uscente ha cercato fino all’ultimo di recuperare il voto degli astenuti e dei disaffezionati alla politica, dopo anni di sacrifici sulle spalle dei cittadini greci, cercando anche di sfruttare la libera uscita di alcuni gruppi dirigenti dal Movimento socialista panellenico (Pasok), inglobati in Syriza.

Il primo ministro in carica non si è mai dichiarato sconfitto in campagna elettorale, dicendosi anzi sicuro che ci saranno “sorprese” al completamento delle operazioni di scrutinio. Una rimonta possibile secondo quanto dichiarato anche da esponenti di spicco del partito di governo, meno forse tra i militanti di Syriza e recependo un certo clima che si respira in Grecia. Durante un comizio a Salonicco, Tsipras ha parlato di un possibile “ribaltamento” del voto previsto a favore di Mitsotakis, sottolineando che la vittoria elettorale del suo partito è auspicata dalle fasce più giovani del paese, tra i pensionati, proprietari di piccole e medie imprese, intellettuali e cittadini non privilegiati. Tsipras non ha mancato di attaccare il suo principale contendente che rappresenterebbe quella vecchia classe politica di coloro “che hanno guidato il paese verso la sua bancarotta economica, politica ed etica”. Il primo ministro ha sì riconosciuto come necessario, seppur doloroso, l’accordo per il programma di salvataggio con Ue, Banca centrale europea (Bce) e Fondo monetario internazionale, ma ha anche rivendicato alcune misure, come l’aumento del salario minimo, la reintroduzione della tredicesima sulle pensioni e i tagli all’Iva.

Kyriakos Mitsotakis, ex banchiere di 51 anni, è considerato un figlio d’arte, dato che il padre Konstantinos è stato primo ministro del paese dal 1990 al 1993 e ha fondato Nuova democrazia nel 1974. L’attuale capo dell’opposizione è riuscito a riportare in auge lo storico partito conservatore cavalcando un certo malcontento crescente nel paese a partire dal referendum sul terzo programma di salvataggio, bocciato dai greci ma accettato alla fine dal governo di Tsipras, sino all’accordo di Prespa che ha posto fine a 27 anni di disputa sul nome tra la Grecia e quella che adesso è la Macedonia del Nord. Mitsotakis ha promesso in campagna elettorale tagli alle tasse ed incentivi per incoraggiare investimenti nel paese, annunciando più posti di lavoro e privatizzazioni cercando di realizzare un vero e proprio “shock fiscale”. Il leader di Nd si propone come figura più moderata e responsabile, rispetto a quello che ha più volte definito come un primo ministro “populista”, anche agli occhi dell’Unione europea, con cui Mitsotakis intende negoziare una maggiore flessibilità, rispetto a quanto portato a casa dall’attuale inquilino di Villa Maximos. Mitsotakis ha inoltre ribadito l’intenzione di andare a nuove elezioni in caso il suo partito non riesca ad ottenere la maggioranza dei seggi al prossimo Parlamento, anche se alla fine appare più probabile un accordo successivo in Parlamento per un governo di coalizione con Kinal. Il leader di Nuova democrazia, che è stato uno dei partiti considerati responsabili dell’arrivo della Troika, non ha voluto confrontarsi in campagna elettorale con il suo avversario Tsipras in un dibattito televisivo, adducendo come motivazione la mancata volontà del premier di discutere anche con i candidati dei partiti minori. I due leader si sono sfidati negli ultimi tempi tra botta e risposta accesi sia in Parlamento che in occasioni pubbliche.

Nel suo ultimo comizio prima del voto di domenica, il premier greco Alexis Tsipras ha chiesto “un nuovo mandato” per poter continuare a combattare e a mettere in atto “il nostro programma… senza il controllo della troika”, ma l’ultimo sondaggio condotto dall’istituto Pulse per Skai, e riportato da Ekathimerini, conferma un vantaggio di otto punti percentuali dei conservatori di Nuova democrazia sul partito del premier Syriza. Tsipras ha accusato Nuova democrazia di Kyriakos Mitsotakis di nascondere le proprie reali intenzioni, invitando quindi gli elettori ad andare a votare per impedire “un grosso crimine”, dal momento che Nuova democrazia vuole “rubare quello che le persone hanno guadagnato con i propri sacrifici!”.

L’ultimo sondaggio di Pulse per Skai Tv prima del voto di domani in Grecia conferma il forte vantaggio del centrodestra di Nea Dimokratia (36%) contro la sinistra di Syriza, al 28, anche se la ‘forbice’ tra i due principali partiti ellenici si riduce lievemente dal 9-10% dei rilevamenti delle ultime settimane. Il sondaggio assegna il 7% al Movimento per il cambiamento (Kinal, centrosinistra), 5% al partito comunista Kke, 4% ai neonazisti di Alba Dorata, 3% al Diem25 dell’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ed un altro 3% agli ultranazionalisti filorussi di ‘Elliniki Lysi’ (Soluzione greca). Se queste indicazioni venissero confermate dal voto, Nea Dimokratia avrebbe la maggioranza assoluta in Parlamento, con 155 deputati su 300, e se uno dei partiti minori non riuscisse a superare la soglia di sbarramento del 3%, la maggioranza salirebbe a 159. Sulle elezioni grava l’incognita astensionismo: entrambi i leader, Kyriakos Mitsotakis (Nd) ed Alexis Tsipras hanno lanciato appelli a non disertare le urne.

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