Governo. Tensioni fortissime tra Conte e Salvini. Litigano ormai su tutto, perché il ministro vuole occuparsi di tutto. Ma non dello scandalo dei rapporti tra Lega e Russia

Governo. Tensioni fortissime tra Conte e Salvini. Litigano ormai su tutto, perché il ministro vuole occuparsi di tutto. Ma non dello scandalo dei rapporti tra Lega e Russia

Giuseppe Conte e Matteo Salvini ai ferri corti su tutti i fronti: dalle modalità con cui il vicepremier sta discutendo la manovra, alla vicenda dei fondi russi. Conte durissimo anche sul fronte ancora aperto della vicenda Savoini. Ai cronisti che gli chiedono se ritenga opportuno che Salvini riferisca alle Camere, Conte imperturbabile risponde con un perfido: “perché no?”. “Noi crediamo nella trasparenza nei confronti dei cittadini in ogni sede, in tutte le occasioni, in primis in Parlamento”. Quindi, più in generale, ribadisce la posizione determinata del governo su questo scandalo: “Le nostre linee guida, sia ben chiaro, sono di assoluta trasparenza nei confronti dei cittadini italiani e assoluta fedeltà agli interessi nazionali. E su questo, il governo non si smuoverà di un millimetro”. Insomma, tensione fortissima, batti e ribatti su tutto, a pochi giorni dalla “chiusura” temporale della cosiddetta “finestra” di una eventuale crisi, e conseguente voto entro la fine di settembre. Tuttavia, malgrado i toni accesissimi all’interno della maggioranza, l’impressione è che alla fine nessuno intenda sul serio staccare la spina. Ne è ulteriore testimonianza il dibattito sull’autonomia differenziata. Ancora Salvini attacca: “Tutti gli attori economici hanno ribadito l’importanza di decentrare le autonomie perché a volte a livello nazionale ci sono degli imbuti. Autonomia significa aiutare il Sud. Chi contrasta l’Autonomia difende la politica che spreca e non decide”. Dunque, Salvini astutamente ha utilizzato perfino l’incontro con le parti sociali per difendere un disastroso progetto autonomista. Forse sarebbe il caso che su questo punto, come su altri, i sindacati prendano subito le distanze, perché non è vero che “tutti gli attori economici” concordano. Lusetti, presidente dei Legacoop ad esempio ha avvertito che “per noi è una richiesta condivisibile se motivata dalla volontà di rispondere più efficacemente alle esigenze del proprio territorio; ma questo deve avvenire nel rispetto scrupoloso della Costituzione, senza sconfinare nell’indiscriminata devoluzione di potestà non espressamente previste, per non mettere a rischio l’unità e la solidarietà nazionale”. E forse non è un caso che  il presidente del Consiglio Giuseppe Conte abbia convocato una nuova riunione del tavolo di governo sull’Autonomia per il prossimo venerdì 19 luglio alle 13. L’ultima riunione si era chiusa con uno scontro tra ministri di M5s e della Lega sul tema della scuola.

Russiagate. Gianluca Savoini, indagato per corruzione internazionale, si avvale della facoltà di non rispondere dinanzi ai magistrati

Si è presentato davanti ai magistrati milanesi che lo accusano di corruzione internazionale, ma ha scelto la via del silenzio. Gianluca Savoini, il personaggio chiave dell’inchiesta milanese sui presunti fondi russi alla Lega, si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande dei pm Gaetano Ruta e Sergio Spadaro. L’interrogatorio del fondatore e presidente dell’associazione Lombardia-Russia, ritenuto l’emissario del Carroccio al Cremlino, si è svolto nel pomeriggio in un luogo segreto, al riparo da giornalisti e telecamere. Gli inquirenti milanesi mantengono infatti il massimo riserbo sugli sviluppi di un’indagine che riguarda il presunto accordo tra Italia e Russia per la compravendita di petrolio. Un affare che, è il sospetto degli inquirenti, avrebbe garantito un finanziamento da 65 milioni di euro a favore della Lega. Savoini è uno dei tre italiani che il 18 ottobre scorso parteciparono al vertice dell’hotel Metropol di Mosca dove sarebbero stati definiti i dettagli della compravendita, così come emerso dagli audio pubblicati nei giorni scorsi dal sito Usa Buzzfeed. Insieme a lui c’era anche l’avvocato Gianluca Meranda, che potrebbe essere ascoltato come testimone nei prossimi giorni, e un tale “Francesco” non ancora identificato. L’interrogatorio di Savoini è stato preceduto da un vertice tra i due magistrati titolari dell’inchiesta e il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale, coordinatore del dipartimento “reati finanziari internazionali” della Procura di Milano. Intorno all’ora di pranzo si è presentata al quarto piano della cittadella giudiziaria milanese anche la legale assegnata d’ufficio a Savoini. E’ stata lei a ricevere, nei giorni scorsi, l’avviso a comparire con la data, l’orario e il luogo dell’interrogatorio di Savoini. Che però, nel frattempo aveva già nominato un altro avvocato di fiducia. Senza comunicare questa sua decisione all’avvocatessa che gli era stata assegnata d’ufficio. Sono stati gli stessi pm titolari dell’inchiesta a informarla della decisione di Savoini di revocarle il mandato a favore di un legale di fiducia.

Ma se Savoini può non rispondere in quanto imputato, Salvini ha il dovere di rispondere. In Parlamento

“Il ministro dell’interno venga a riferire nell’Aula della Camera su una vicenda che, indubbiamente è al centro del dibattito pubblico del Paese in questo momento. Lungi da me la volontà di entrare negli aspetti eventualmente di carattere giudiziario, su cui altri poteri dello Stato avranno il compito di fare luce fino in fondo. Un ministro della Repubblica deve venire a riferire, a dire la sua, tanto più quando l’evolversi dei fatti ci fa pensare o può far pensare che alcune delle sue dichiarazioni pubbliche di questi ultimi giorni non siano state, diciamo così, proprio del tutto aderenti alla realtà” afferma Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana, prendendo la parola a Montecitorio sulla vicenda dei rapporti tra Lega, collaboratori di Salvini e Russia. “Se l’opposizione parlamentare chiede a un ministro di venire a riferire, – prosegue – credo che quel ministro debba venire a riferire senza indugio, anche per dire che tutto ciò che l’opposizione sostiene è infondato, ma quello che non è accettabile è che salti completamente la relazione corretta tra maggioranza e opposizione”. Fratoianni conclude, “dunque venga il prima possibile il ministro dell’Interno a riferire in Parlamento o qualcuno ci spieghi pubblicamente e formalmente perché il ministro si rifiuta di venire a confrontarsi con il Parlamento e a spiegare i suoi comportamenti”.

Nel frattempo alla Camera si discute di Decreto sicurezza bis. Manifestazione a Montecitorio della Rete Restiamo umani

“No al decreto sicurezza bis. Rete restiamo umani” e “Naufragi di Stato. Restiamo umani”: sono gli striscioni esposti in piazza Montecitorio, a Roma, nel corso del sit-in, organizzato dalla Rete restiamo umani, contro il decreto Sicurezza bis e il governo giallo-verde. Tra bandiere tricolore dell’Anpi, del sindacato Cobas e delle Acli, i manifestanti intonano cori come: “precarietà, miseria e lutto, pagherete caro, pagherete tutto”. Dal microfono, collegato all’impianto di amplificazione, installato in piazza per l’occasione, si alternano diversi interventi. La Rete restiamo umani si oppone al decreto Sicurezza bis, definito “razzista e antidemocratico”, perché “prende di mira le fondamentali libertà democratiche, attaccando le pratiche solidali e negando i diritti di chi scappa da guerre, povertà e crisi ambientali”. Un provvedimento, affermano i manifestanti, “che potrebbe condurre, in caso di approvazione, a una deriva securitaria che potrebbe limitare fortemente diritti costituzionalmente tutelati dal nostro Stato. Noi ribadiamo che salvare vite in mare è un dovere, non un crimine – osservano -. Siamo al fianco di chi disobbedisce a leggi ingiuste e disumane, come – concludono – gli equipaggi della Sea Watch 3 e di Mediterranea”. Il presidio, si tiene nello stesso giorno dello sgombero dell’ex scuola occupata a via Cardinal Capranica, nel quartiere romano di Primavalle e molte delle realtà sociali che si sono opposte allo sgombero sono tornate in piazza a Montecitorio questo pomeriggio. Presenti tra gli altri, anche Riccardo Magi, deputato radicale di +Europa e Nicola Fratoianni, parlamentare di Sinistra italiana.

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