Governo, l’incontro a palazzo Chigi con Cgil, Cisl e Uil sulla riforma del fisco. Durato 6 ore. Risultati per ora molto scarsi

Governo, l’incontro a palazzo Chigi con Cgil, Cisl e Uil sulla riforma del fisco. Durato 6 ore. Risultati per ora molto scarsi

Dopo gli incontri al Viminale, voluti da Matteo Salvini, le parti sociali vengono invitate a Palazzo Chigi. E’ un binario parallelo e inzia dal capitolo fisco, sotto la guida del premier Giuseppe Conte, con il vice Luigi Di Maio seduto alla sua sinistra. Ma l’altro vice, quello leghista, non c’è. Il premier aveva già sminuito le riunioni organizzate al Viminale dal suo ministro dell’Interno. Ora sottolinea che serve una fase d’ascolto da lui coordinata, che proseguirà con altri due incontri su Sud e Lavoro, i prossimi due lunedì. Solo dopo si aprirà il vero cantiere della manovra, che come di consueto -almeno nelle intenzioni di Palazzo Chigi – dovrebbe essere presentata ad ottobre. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria, che partecipa al confronto presieduto da Conte, sottolinea che il deficit sarà “molto contenuto” e verrà disinnescato l’aumento dell’Iva. Il professore di Tor Vergata, inoltre, sottolinea che gli 80 euro di Matteo Renzi “avranno un altro nome, ma magari anziché 80 diventeranno 90”. Ad ogni modo, il messaggio è che non ci sarà una perdita per i beneficiari coinvolti. Ma Conte mette le mani avanti: per ora non c’è alcun progetto pronto, solo a settembre arriverà una proposta “concreta” e “condivisa” dall’intero esecutivo. I sindacati, i primi ad essere ricevuti a Palazzo Chigi, escono ribadendo di volere un fisco più leggero per dipendenti e pensionati, magari arrivando ad una detassazione completa per i premi di produttività.

Maurizio Landini, segretario generale Cgil: priorità ridurre le tasse a lavoratori e pensionati

“Il governo ha dichiarato che la proposta del governo ancora non c’è, ci saranno incontri il 29 luglio e il 5 agosto che saranno propedeutici alla definizione della manovra, altri ci saranno a settembre. Il metodo è una novità positiva, ma quello che conta è cosa verrà deciso” ha detto il segretario generale della Cgil Maurizio Landini dopo l’incontro a Palazzo Chigi sulla Legge di bilancio: “Noi abbiamo detto le cose di cui secondo noi il Paese ha bisogno: ridurre le tasse sul lavoro dipendente e sulle pensioni da cui arriva il 94% delle entrate”. “Bisogna – ha continuato Landini – aumentare le detrazioni, favorire in ogni modo la lotta all’evasione perché sono inaccettabili 110 miliardi di evasione, questo vuol dire assunzioni all’Agenzia delle Entrate, usare le tecnologie per incrociare i dati e anche tenere presente che non si può ridurre la pressione fiscale nazionale e aumentare quella locale. Siamo disponibili a ragionare sull’unificazione di strumenti come l’assegno familiare e altre tutele. Inoltre abbiamo parlato di fisco ambientale, cioè favorire le imprese che investono su un nuovo modello di sviluppo”. Inoltre, “completare la riforma fiscale è anche affrontare il problema della lotta alle disuguaglianze e su questo abbiamo citato i dati della Banca d’Italia. Serve un piano straordinario di investimenti per creare lavoro”. La Cgil ribadisce la profonda contrarietà a “condoni più o meno mascherati”. Nel nostro Paese, a suo avviso, “c’è un problema di concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi. Il nostro obiettivo è quello di portare a casa risultati per i lavoratori, ovvero la gente che rappresentiamo”. Il segretario è tornato sull’incontro precedente con Salvini al Viminale. “Intanto facciamo questi incontri – ha detto -, poi bisogna che nell’esecutivo si mettano d’accordo. Non vogliamo discutere con i singoli ma con il governo”. In particolare, “ci hanno detto che fino a settembre una posizione del governo non c’è. Io rispetto la forma: oggi ho parlato con il presidente del Consiglio, alla fine valuteremo quello che nel suo insieme il governo ci proporrà”.

La leader della Cisl Annamaria Furlan, peraltro, chiarisce che il leader dei pentastellati non ha presentato un progetto per il taglio del cuneo fiscale

Il vicepresidente del Consiglio e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, nel corso dell’incontro con i sindacati a Palazzo Chigi non ha presentato un progetto sul taglio del cuneo fiscale. Lo ha indicato il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, rispondendo alle domande dei cronisti. “No – ha risposto Furlan – ci ha detto esattamente una frase su questo tema, così come era apparsa sulle agenzie stamattina. Per noi il taglio del cuneo fiscale, ed è un punto condiviso tutte la parti sociali, deve rendere più pesanti le buste paga dei lavoratori”. Quanto all’incontro di oggi, “il Governo ci ha detto con chiarezza che non ha ancora definito un proprio progetto di riforma fiscale. A quel punto abbiamo espresso noi quali devono essere gli obiettivi di una riforma del fisco. Siccome parlare di fisco italiano significa parlare di chi rappresenta l’85% dei versamenti fiscali, lavoro dipendente e pensionati, è evidente che abbiamo chiesto una riforma che premi chi le tasse le paga e cioè i lavoratori dipendenti e i pensionati”.

Barbagallo, segretario generale Uil: aspettiamo i testi, serve fisco equo

“Dopo l’incontro di ascolto con Salvini è iniziato il confronto con il governo: gli abbiamo presentato la nostra piattaforma per il fisco, dove chiediamo di ridurre le tasse a lavoratori e pensionati, questo e’ il nostro obiettivo” ha detto il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo al termine del tavolo a Palazzo Chigi sulla manovra. “Ci hanno detto che ci riconvocheranno ai primi di settembre per vedere testi scritti, altrimenti non possiamo capire di cosa si tratta e valutare se si va nella giusta direzione”. Serve “una riforma fiscale che dia più equità e introduca il contrasto di interessi”, cioè “consentendo di portare in detrazione i servizi alle famiglie”. Oggi “il fisco viene evaso per 111 miliardi, la corruzione costa 60 miliardi, 27 miliardi di usura e pizzo, l’anno scorso 46 miliardi di evasione Iva, 30% di lavoro nero: basta agire su queste cifre per capire come si possono trovare le risorse per una finanziaria che non penalizzi il lavoro” e ridare “potere di acquisto e permetta di salvare quel 75% di imprese che lavorano per il mercato interno”.

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