Fracassi e Scacchetti (Cgil). In un anno il governo ha portato l’economia in stagnazione. Dati Istat: occupazione non cresce. Crescita zero. Critiche da Renzi, Speranza, Brunetta, Confindustria, Confesercenti, Confcommercio, Federdistribuzione

Fracassi e Scacchetti (Cgil). In un anno il governo ha portato l’economia in stagnazione. Dati Istat: occupazione non cresce. Crescita zero. Critiche da Renzi, Speranza, Brunetta, Confindustria, Confesercenti, Confcommercio, Federdistribuzione

“In un anno questo governo è riuscito a portare l’economia italiana prima in recessione e poi in stagnazione. Anche il mercato del lavoro, nonostante i dati apparentemente positivi, continua a non godere di buona salute”. Questo il giudizio, netto, senza appello della Cgil, appena sono stati resi noti i dati Istat relativi all’andamento della occupazione a giugno e al Pil, espresso su Rassegna sindacale che ha intervistato Gianna Fracassi e Tania Scacchetti, membri della segreteria confederale. Anche se l’Istituto di statistica, come al solito, mischiando dati non omogenei, facendo raffronti che non hanno ragione di essere, fa in modo che i numeri, guarda caso, risultino sempre, o quasi , positivi, la realtà non può essere mascherata. A giugno, afferma Istat, la disoccupazione si attesta al 9,7%, il tasso più basso dal 2012, ma ancora ben al di sopra dei livelli pre-crisi. Il calo rispetto al mese precedente è pari allo 0,1%. Anche la disoccupazione giovanile è su livelli più bassi rispetto ai mesi scorsi, fermandosi a quota 28,1%. Per quanto riguarda il tasso di occupazione dei 15-64enni, si sale al 59,2% (+0,1 punti percentuali). La stima degli occupati totali risulta “sostanzialmente stabile” rispetto a maggio, dopo la crescita registrata nei primi mesi dell’anno. Nel dettaglio il numero degli occupati a giugno scende di 6 mila unità, risultato frutto di una crescita tra le donne (+15 mila) e una diminuzione tra gli uomini (-21 mila).

Giggino Di Maio si autoesalta e perde un’occasione per tacere

Appena sono stati resi questi dati il vicepremier Giggino Di Maio ha perso una occasione per tacere. Ha rilasciato una dichiarazione affermando la bontà delle scelte economiche del governo, quelle proposte da M5s, quasi un comizio. Per decenza ne poteva fare a meno, evitava di fare una figuraccia anche a fronte di tante dichiarazioni  molto critiche, dalla Cgil in primo luogo, da Speranza (Articolo1 –Leu): “siamo in presenza di sola stagnazione”. “C’è bisogno – aggiunge – di un grande piano verde per la tutela dei nostri territori e forti investimenti su Scuola e Sanità per assicurare un futuro migliore alle nuove generazioni. Invece, Salvini si occupa di moto d’acqua mentre Di Maio non riesce a dare risposta a nessuna delle 158 crisi aziendali aperte. Noi siamo al lavoro per l’alternativa perché il Paese con questi non fa alcun passo avanti”. Matteo Renzi (Pd): “Con noi l’Italia era tornata a crescere, con loro l’Italia ha inchiodato. E adesso Istat ci dice che siamo a zero. Zero come la crescita del Pil, zero come le idee economiche di Di Maio e Salvini, zero come la credibilità internazionale di Conte, zero come le opere sbloccate da Toninelli”.

Brunetta responsabile economico di Fi parla di “pessimi dati”.  Arrivano anche dalle organizzazioni imprenditoriali giudizi fortemente critici. Confindustria, parla di un  “anno ormai compromesso. Nel 2020 difficilmente andremo oltre la crescita zero. Stiamo creando occupazione a basso valore, stiamo tornando indietro. Ora più occupati ma meno ore lavorate”. Confesercenti esprime preoccupazione per la fase di stagnazione. Confcommercio parla di “economia italiana bloccata”. Critiche anche da Federdistribuzione.

“Il dato non ci sorprende, sono molti mesi che vediamo l’economia italiana sostanzialmente ferma” commenta il capo economista di Confindustria, Andrea Montanino. “Quali le priorità, oggi, per la politica economica del Paese? Sono due. La prima: non scherziamo sui conti pubblici. Oggi il calo dello spread porta grandi benefici all’economia. E c’è la finestra della politica espansiva della Bce che dobbiamo sfruttare”. Poi, “mettiamo più soldi in busta paga: bisogna tagliare il cuneo fiscale a favore dei lavoratori”.

Dati  Istat solo in apparenza positivi. L’Italia è ferma, quando va bene

Immediato, dicevamo, l’intervento della Cgil. Su Rassegna sindacale  Gianna Fracassi  e Tania Scacchetti, rispettivamente vicesegretaria generale  e segretaria confederale hanno affermato che si tratta di dati “solo apparentemente positivi”.  Ciò vale anche per quanto riguarda il Pil, che passa da zero virgola a zero. Il Pil italiano nel secondo trimestre del 2019 è rimasto fermo, sia rispetto ai tre mesi precedenti, sia su base annua. Lo rileva l’Istat nelle stime (dati corretti per gli effetti di calendario e destagionalizzati) diffuse oggi. Si registrano quindi variazioni nulle, “crescita zero”, in entrambi i confronti: congiunturale e tendenziale. Per l’istituto di statistica continua così la “fase di sostanziale stagnazione”, visto che per il quinto trimestre consecutivo la variazione congiunturale si attesta intorno allo zero.

Per Fracassi le stime relative al Pil, rimasto fermo allo zero non sono una sorpresa. Tria dice che il dato “era atteso”. Addirittura sarebbe  andata meglio del previsto dal momento che Bloomberg, un’agenzia che valuta gli andamenti dell’economia, per l’Italia prevedeva -0,1. “Non sono una sorpresa”  ribadisce  Fracassi, che  spiega: “Produzione, valore aggiunto e ordinativi dell’industria sono da mesi in contrazione. La lieve ripresa dell’export non basta se non aumentano consumi e investimenti. Nella nostra economia continua a insistere una crisi di domanda. Non a caso anche l’inflazione è al minimo da oltre un anno e l’offerta produttiva non sta cogliendo le sfide e le opportunità dell’innovazione, della conoscenza, dell’ambiente e quindi dello sviluppo sostenibile”. Per quanto riguarda i dati su occupati e disoccupati Tania Scacchetti mette in luce “la sostanziale stabilità dell’occupazione”. “Inoltre, l’apparente flessione positiva della disoccupazione va analizzata – sottolinea – considerando alcuni aspetti: siamo ancora lontani dai livelli pre-crisi, dal 5,8% del 2017; mancano ancora quasi un milione di posti di lavoro; il calo della disoccupazione inoltre è condizionato dalla riduzione degli attivi e della forza lavoro. Infine, la compressione del tasso di disoccupazione giovanile va spiegata con la crescita dell’inattività tra le nuove generazioni. Rilevazioni queste che dimostrano come, al contrario delle previsioni del Governo, il Reddito di cittadinanza non abbia incentivato le assunzioni”. Fracassi e Scacchetti, stante questa situazione, richiamano ancora una volta il governo.

La crescita zero del Pil “conferma le preoccupazioni del sindacato: il paese è fermo”, afferma a sua volta la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, dopo i dati Istat sull’andamento dell’economia. “Con la prossima manovra – sottolinea Furlan su twitter – serve una scossa condivisa con le parti sociali per far ripartire la nostra economia: meno tasse su lavoro e pensioni, sblocco infrastrutture, più investimenti pubblici in innovazione, ricerca, formazione, assunzioni nella pubblica amministrazione e nella sanità”.

Cgil. Il governo dia attuazione alle proposte avanzate dai sindacati

Gli incontri fra l’Esecutivo e le parti sociali, convocate prima addirittura al Viminale dal vicepremier Salvini e poi in sede ufficiale dal presidente Conte, segnano una fase di stallo. Più che un confronto, un negoziato, si tratta di “una fase di ascolto”. In tre o quattro ore Conte e alcuni ministri ascoltano, appunto, i dirigenti dei sindacati, delle associazioni imprenditoriali. E si chiude lì. “Di fronte a questo quadro preoccupante – affermano le dirigenti della Cgil – il Governo ascolti le proposte che unitariamente abbiamo avanzato: una nuova politica economica, fondata su investimenti pubblici, a partire dal Mezzogiorno, per aumentare e qualificare la crescita e per creare buona occupazione; una riforma del sistema fiscale che aumenti salari e pensioni contrastando l’evasione e riducendo le disuguaglianze; una nuova politica industriale e di sviluppo per affrontare le sfide che l’emergenza ambientale e l’innovazione pongono”.

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