Bologna. I funerali di Bruno Papignani, storico leader della Fiom Cgil. Il commiato commosso di Maurizio Landini

Bologna. I funerali di Bruno Papignani, storico leader della Fiom Cgil. Il commiato commosso di Maurizio Landini

Inizia a parlare con un filo di voce. Quasi non si riesce a sentire quello che dice, tanto che alcune signore, sedute nei banchi a destra dell’altare glielo fanno notare: “Non si sente”, protestano. Maurizio Landini si volta allora verso di loro: “E’ perché faccio fatica”, ammette con la voce rotta il segretario nazionale della CGIL, a Bologna per salutare per l’ultima volta Bruno Papignani, l’indomabile leader della Fiom, che solo la fibrosi polmonare è riuscito a sconfiggere. “Non voleva mai perdere, neanche a carte”, è il ricordo di Landini, che prende la parola alla fine della messa officiata da don Tarcisio Nardelli nella chiesa del Cuore immacolato di Maria, a Borgo Panigale, il quartiere dove il sindacalista viveva ormai da tempo. Più che una funzione funebre, sembra un’assemblea sindacale, fa notare qualcuno.

“E’ difficile pensare a Bruno come se non ci fosse più”, scuote la testa il numero uno della CGIL, la cui scalata al vertice del sindacato dalla segreteria della Fiom è stata sostenuta con forza da Papignani, da tempo una delle figure più vicine a Landini. Eppure, “i rapporti tra me e Bruno non sono sempre stati idilliaci. Abbiamo avuto momenti di conflitti aspri, ma non erano conflitti di potere, per questo sono stati utili”, riconosce. “Bruno era un contrattualista serio. La stima reciproca ci ha portato ad affrontare situazioni complicate. Bruno era una delle persone a cui chiedere consiglio, con le quali confrontarsi”, prosegue Landini, che è costretto a interrompersi più di una volta per la commozione. Ora il segretario nazionale della CGIL, spera che si possa “valorizzare quello che Bruno ha fatto, gli accordi. Tutto questo non è stato fatto per ritorni personali, ma perché credeva in quelle battaglie”, assicura. “La sua capacità di inventarsi delle soluzioni è la prova del suo grande rispetto nei confronti dei lavoratori”, è il tributo di Landini al lavoro del sindacalista bolognese.

Prima del ricovero in ospedale, dove è rimasto per sette mesi, i due si erano visti alla fine dell’ultimo congresso della CGIL per una serata conviviale che era terminata, racconta il segretario, con un’interminabile partita a carte. “Non voleva mai perdere”, scherza il sindacalista reggiano, che testimonia di come Papignani avesse trasformato anche l’ospedale “in una sede sindacale”, dalla quale continuare a dare battaglia, con il “coraggio di dire anche cose sgradevoli”. Su questo l’ex tuta blu, in effetti, non si è mai tirato indietro. “Vorrei raccontare una cosa, sempre se ci riesco”, trattiene il respiro infine Landini, che riferisce di aver sognato l’amico e compagno la notte prima della sua morte. “Abbiamo parlato della CGIL e della Fiom. Ho sentito dire che se si sogna qualcuno prima che muoia, quella persona se ne andrà in pace. Sono certo che Bruno se ne sia andato in pace. So che ci ritroveremo dalla stessa parte, ma credo che per allora sicuramente avrà organizzato un rsu”, strappa una risata ai presenti in chiesa prima di dedicare un lungo e commosso abbraccio alla moglie di Papignani, Fiorella, e ai figli, Massimiliano e Mikail. “Bruno è stato la Fiom”, sottolinea il segretario dei metalmeccanici della CGIL, Francesca Re David. “Ha affrontato a viso aperto la malattia e l’ha affrontata da sindacalista, rendendo pubblico e politico quello che gli stava capitando”, riconosce il segretario generale della Fiom, ricordando la decisione di Papignani di dare vita ad un’associazione che supporti i malati di fibrosi polmonare. “Nella sua vita ha messo sempre i lavoratori al centro e per questo è stato amatissimo dai lavoratori”, conclude Re David.

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