Sergio Gentili. Cosa accadde quel 2 giugno del 1946, festa della Repubblica e delle Donne. Impegno unitario di tutta la sinistra con le forze democratiche

Sergio Gentili. Cosa accadde quel 2 giugno del 1946, festa della Repubblica e delle Donne. Impegno unitario di tutta la sinistra con le forze democratiche

Per anni, la festa del 2 giugno,  è stata quella della “sfilata militare”. Il carattere militare, poi, è stato ridimensionato per lasciare più spazio al tratto solidaristico e di pace dell’identità nazionale. Oggi, a qualche generale in pensione questo non piace e, approfittando della divisione dell’attuale governo e del consenso che ha la Lega, attacca il pacifismo. Detto questo, c’è da rimanere stupiti che ancora non si festeggi il vero significato storico che ha la giornata del 2 giugno per il popolo italiano. Cosa accadde effettivamente quel giorno del 1946? Accaddero due fatti di enorme importanza. Il primo, è che il popolo, con il suffragio universale, decise che l’Italia non era più una monarchia ma una Repubblica. Il secondo, è che il suffragio divenne veramente universale perché tutte le donne e tutti gli uomini ebbero il diritto di votare. Entrambi gli eventi accaddero per la prima volta nella storia degli italiani e furono di enorme importanza democratica e civile. Il popolo, quindi, intervenne direttamente con il voto e cancellò lo Stato monarchico-fascista e scelse di vivere in una Repubblica democratica. Al voto parteciparono 25 milioni di italiani. In quello stesso giorno si elesse anche l’Assemblea Costituente con il compito di elaborare e approvare la Costituzione della Repubblica italiana. Per i partiti costituenti votano 23 milioni e mezzo di uomini e di donne che, poi, con l’entrata in vigore della Costituzione, 1 gennaio 1948, divennero cittadine e cittadini e non più “regnicoli” e “sudditi” come venivano definiti gli italiani nello Statuto Albertino.

Protagonismo popolare, una vera e propria rivoluzione democratica, antifascista

Ciò che accadde non avvenne per caso. Leggendo attentamente la storia di quegli anni ci si accorge che l’Italia fu investita da una vera e propria rivoluzione democratica antifascista, caratterizzata da un protagonismo popolare imponente che rovesciò gli assetti istituzionali, politici e sociali precedenti. La sua fase d’inizio fu la caduta del fascismo, il 25 luglio del 1943, poi, l’avvio della lotta di Liberazione l’8 settembre, l’Insurrezione nazionale del 25 aprile del 1945 e, infine, il voto del 2 giugno del 1946. Sono gli anni in cui i partiti comunista, socialista e democristiano organizzano le forze popolari e del lavoro rendendole nuove classi dirigenti dell’Italia Repubblicana. Sono anni di eventi straordinari, segnati dalla crescente mobilitazione popolare. Essi fissano i passaggi fondamentali della rivoluzione antifascista italiana. Quella transizione fu conclusa con l’approvazione della Costituzione del 1948, che sancisce che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” (art.1). Poi la DC, interprete della guerra fredda, ruppe l’unità popolare, scelse le forze conservatrici, emarginò e discriminò socialisti e comunisti (Pio XII li scomunicò), a molti monarchici e fascisti furono dati ruoli di governo negli apparati pubblici. La Costituzione, considerata una trappola dalle forze conservatrici, fu congelata ma non riuscirono a cancellarla. Il 2 giugno, quindi, è una festa popolare e delle donne. Il primo artico della Costituzione, per la sua sinteticità e chiarezza, è paragonabile alla formula scientifica dell’uguaglianza tra energia e massa di Einstein: poche parole, chiare e dense di significato.

Stato di diritto, fondato sulla sovranità popolare, baricentro il Parlamento

Con la parola Repubblica, per la prima volta, l’Italia è uno Stato di diritto, fondato sulla sovranità popolare (governo del popolo, per il popolo e con il popolo), di cui il Parlamento ne è il baricentro. Il Parlamento è la sovranità popolare rappresentata, in modo pluralista, in una istituzione. La sovranità popolare non si concentra su una persona come fu con il fascismo e come propongono oggi i reazionari come la Meloni. Nel Parlamento si esercita il potere legislativo e si legittimano tutte le funzioni e le cariche  dello Stato. Attraverso i partiti, organizzati in forme e con modalità democratiche, la sovranità popolare si organizza in rapporto al pluralismo sociale, culturale e politico. I partiti sono istituzioni fondamentali della volontà popolare (almeno così dovrebbe essere) e funzionali all’esercizio della democrazia.  Le tre paroline “fondata sul lavoro” affermano per la prima volta, nel diritto costituzionale, due aspetti innovativi della democrazia italiana: da una parte, l’inseparabilità dei diritti inviolabili del cittadino con i diritti sociali essendo la loro saldatura essenziale per l’affermazione della dignità delle persone; dall’altra parte, l’impronta delle classi lavoratrici riconosciute come le nuove classi dirigenti dell’Italia con pari dignità e pari diritto a dirigere lo Stato. Quelle tre paroline segnano una profonda innovazione civile di enorme portata storica, sia per la concezione del diritto, sia per la sostanza politica e sociale dell’idea di società a democrazia progressiva perché: si saldano i diritti individuali con di diritti sociali della persona ed entrambi sono inviolabili; i diritti non sono fondati sui privilegi, sulla casta dei nobili e delle oligarchie finanziarie, su chi sfrutta il lavoro degli altri, ma fondati su chi lavora e ha il diritto di lavorare;  il lavoro è la condizione minima per garantire la dignitàà della persona e perché il diritto al lavoro legittima tutte le iniziative (dalle manifestazioni allo sciopero) e le lotte sociali democratiche per ottenerlo, per miglioralo, per difenderlo e per gestirlo anche con aziende socializzate e non elusivamente private.

Questo segno democratico e progressivo che si delinea e si afferma con il 2 giugno, la Costituente e la Costituzione, prende vita nell’esperienza di mobilitazione popolare della Resistenza e della lotta partigiana per la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. È nei lunghi mesi di resistenza civile e militare, che il popolo italiano si libera dal disonore, morale e politico, in cui era stato gettato dal fascismo e dalla monarchia. Rischiano la vita gli antifascisti che combattono nelle formazioni partigiane. Rischia la vita anche chi li protegge, chi nasconde i giovani e gli uomini disubbidienti agli editti nazifascisti e che si danno alla macchia. Sono le donne a sorreggere sulle loro spalle le enormi sofferenze della vita quotidiana: la fame, l’insicurezza, il sostegno dei figli e degli anziani, i pericoli nel nascondere gli uomini, nel trovare cibo, medicine e vestiario. Molte di loro sono state eroiche staffette partigiane e coraggiose combattenti. Le donne sono state l’architrave della solidarietà e della Resistenza.

L’incontro degli antifascisti comunisti, socialisti, azionisti, cattolici. Il governo di unità nazionale

Il salto di coscienza nel popolo c’è stato grazie all’incontro con gli antifascisti comunisti, socialisti e azionisti che rientrati dall’esilio o usciti dalle carceri e dal confino fascista, cominciarono a organizzare i partiti di sinistra e i gruppi armati; insieme a loro si mobilitarono i cattolici antifascisti, i preti e le parrocchie, contravvenendo anche agli orientamenti politici di Pio XII. Molti ex-popolari emersero dalle organizzazioni cattoliche in cui si erano auto-esiliati. Tutti questi si unirono e formarono il CLN, fecero nascere il governo di unità nazionale che diede piena legittimazione di forza nazionale di liberazione alle formazioni partigiane: la nuova Italia ha il suo esercito e non aspetta la liberazione dagli altri, anzi, combatte insieme alle truppe angloamericane. Per la prima volta (anche qui è la prima volta) i comunisti e i socialisti fanno parte del governo della nuova Italia. È in questo passaggio, voluto fermamente da Palmiro Togliatti con la “svolta di Salerno”, che le forze del lavoro (comunisti e socialisti) sono riconosciute come classi dirigenti e di governo. Tutto quel che accadde, quindi, non fu una concessione di un sovrano e né di un esercito straniero, ma fu conquistato dalla volontà delle forze antifasciste popolari e dei lavoratori che seppero collocare l’Italia tra le nazioni che combatterono il nazifascismo. Con la lotta partigiana e il governo di unità delle forze comuniste, socialiste e cattoliche democratiche si cancellò l’Italia monarchico-fascista alleata e complice dei nazisti. Da questo intreccio di eventi che nasce l’Italia democratica con una nuova base di valori e una nuova dignità morale e politica. Qui sono le radici forti della democrazia repubblicana.

La monarchia, i responsabili della guerra, il fallimento delle vecchie classi dirigenti,

Per la maggioranza degli italiani che votarono il 2 giugno, la monarchia rappresentava i responsabili della guerra, del tradimento e delle loro sofferenze. Rappresentava il fallimento delle vecchie classi dirigenti eredi del Risorgimento che avevano favorito e protetto la violenza fascista e il suo regime. Essa era stata corresponsabile dell’eliminazione della libertà, della repressione politica e sociale, delle vergognose legge razziste e delle guerre. E di fronte ai rovesci militari, il re pensò di difendere se stesso, prima, facendo arrestare Mussolini, poi, sottoscrivendo un armistizio, cioè la resa, con gli angloamericani senza neppure trarne le conseguenze di lotta militare ai nazisti. Infatti, subito dopo la notizia dell’armistizio, il re e Badoglio fuggirono da Roma, lasciando l’esercito senza ordini e l’Italia senza difesa e in balia delle forze di occupazione germaniche. E ciò mentre soldati e popolo combattevano contro i nazisti nelle città e nelle diverse nazioni in cui erano dislocate le truppe italiane. Viceversa, la Repubblica rappresentava sul terreno politico il riscatto, la libertà, l’uguaglianza, la solidarietà e la pace. Sul terreno ideale e giuridico significava  sovranità popolare, suffragio universale e Stato di diritto (divisione dei poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario): valori antichi, ma attualissimi, affermati nella Dichiarazione d’Indipendenza USA (4 luglio 1776) e nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino (26 agosto 1789). La Repubblica ha il valore civico della res publica : cosa pubblica, su cui tutti i cittadini hanno il diritto/dovere di decidere. La repubblica si contrapponeva al significato storico della monarchia come potere assoluto del re che via via concedeva diritti al popolo. Nello Statuto Albertino tutto il potere era nelle mani del sovrano: “Il potere legislativo sarà collettivamente esercitato dal Re e da due Camere: il Senato, e quella dei Deputati” (Art. 3);   il Senato era nominato dal re. “Al Re solo appartiene il potere esecutivo” (Art. 5 ); “Il re nomina tutte le cariche dello Stato” (Art. 6)  e ovviamente i giudici. Poi il regime fascista eliminò anche le “concessioni” delle deboli libertà politiche e civili albertine.

L’Italia monarchica era, pur assestandosi su un modello parlamentare liberale, reazionaria e elitaria: dopo vent’anni dall’unità d’Italia il diritto al voto era concesso al 7% dei cittadini maschi, dopo 30 anni solo al 9%. Poi, nel 1913 il diritto si estese al 23%. Mai alle donne. Fino al 1913, nel parlamento venivano rappresentate esclusivamente le forze aristocratiche, gli agrari, le forze della finanza e la  grande borghesia . Solo nel primo dopoguerra si ebbe una estensione del voto, tanto che il sistema politico si modificò con la presenza massiccia del partito socialista e dei cattolici con il PPI. Ed è qui che la monarchia sceglie il fascismo e non le riforme sociali e politiche proprie di uno Stato democratico.

Nuovi attacchi alla Costituzione dalla destra conservatrice e da quella liberaldemocratica

Dopo gli anni del centrismo, in cui la Costituzione è stata minacciata ed ignorata, abbiamo avuto una sua parziale attuazione con e per lo stato sociale. Tuttavia, sono oramai decenni che la Costituzione è sottoposta, dalla destra conservatrice e da quella liberaldemocratica, ad un nuovo attacco che mira a stravolgere l’ordinamento dello Stato, lo stato di diritto e il suo baricentro parlamentare. Ad essere presi di mira sono la sovranità popolare e le sue forme organizzate, il ruolo del Parlamento per indebolirlo a favore dell’esecutivo e per ridurlo alle dipendenze dell’uomo forte attraverso l’elezione diretta del capo del governo. E ciò, mentre si avvia un processo assai pericoloso di regionalismo differenziato che, se approvato, scardinerebbe con i suoi criteri di egoismo regionale i legami solidaristici che sono il cemento dell’unità della nazione.

Ricordare, quindi, il significato della festa del 2 giugno può aiutare a fare il punto e a trovare nuovi e urgenti terreni d’impegno unitario di tutta la sinistra con le forze democratiche.

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