Paolo Ciofi. Ancora sulla sinistra che non c’è

Paolo Ciofi. Ancora sulla sinistra che non c’è

Dopo il voto, con qualche anno di ritardo, tra giovedì e venerdì scorsi affiorano sui “giornaloni” sprazzi di realtà. «Pagano gli operai», apre a tutta pagina la Repubblica. E il Corriere della sera di spalla si domanda «Ma la sinistra sa ancora cos’è il lavoro?». Il manifesto, invece, ci offre la sua ricetta e titola così: «La sinistra deve allargare i confini anche a Pd e M5S». A dir la verità non sembra però una ricetta adeguata a resuscitare un malato scomparso dalla scena politica. E, d’altra parte, che prospettiva può avere l’idea di andare a braccetto con chi, tra gli altri, ha ridotto l’Italia un Paese alla deriva, fragile e impoverito? C’è davvero bisogno di una sinistra che non c’è.

Con l’1,7 per cento non incidi nella situazione. E che alleanza puoi fare, visto che sei politicamente inesistente? Parliamoci chiaro: la democrazia costituzionale non si difende (e tanto meno si attua) se le lavoratrici e i lavoratori del braccio e della mente del nostro tempo non votano o votano a destra. Non sarebbe il caso allora, prima di tutto, di andare a parlare con i giovani precari, con le donne senza lavoro, con gli operai licenziati? Con tutti coloro che vengono derubati del presente e del futuro? Solo se sei capace di organizzate un’opposizione efficace, sviluppando movimenti e azioni di lotta, puoi aprire una trattativa e costruire un’alleanza che abbia un senso. Il resto non sposta di ette lo stato delle cose presente

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