Palermo. Arrestati Paolo e Francesco Arata, e diversi pubblici ufficiali, nel filone dell’inchiesta sull’eolico che mette nei guai Siri, ed ora Salvini

Palermo. Arrestati Paolo e Francesco Arata, e diversi pubblici ufficiali, nel filone dell’inchiesta sull’eolico che mette nei guai Siri, ed ora Salvini

All’alba di oggi sono scattate le manette per Paolo Arata, l’ex deputato di Forza Italia ed ex consulente della Lega per l’energia e il figlio Francesco. I due sono accusati di corruzione, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni. Secondo la Dda di Palermo, Arata, padre e figlio, sarebbero soci occulti dell’imprenditore trapanese dell’eolico Vito Nicastri, che secondo gli inquirenti sarebbe vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro, anche lui finito in carcere con il figlio Manlio. Agli arresti domiciliari anche il dirigente regionale Alberto Tinnirello. Nell’inchiesta, secondo quanto si apprende, sono coinvolti anche alcuni pubblici ufficiali, tra cui Giacomo Causarano, funzionario dell’assessorato al Territorio e ambiente, e Angelo Mistretta, funzionario del Comune di Calatafimi. Entrambi sono accusati di corruzione per l’esercizio delle funzioni.

Il gip: “influenti contatti con esponenti del partito della Lega”

“Dalle attività di indagine è emerso che Arata ha portato in dote alle iniziative imprenditoriali con Nicastri gli attuali influenti contatti con esponenti del partito della Lega, effettivamente riscontrati e spesso sbandierati da Arata medesimo” scrive il gip di Palermo nella misura cautelare che ha disposto l’arresto di Paolo Arata, ex consulente del Carroccio ed ex deputato di Fi, del figlio e dell’imprenditore alcamese Vito Nicastri finito in manette col figlio Manlio. Per i pm di Palermo Arata e Nicastri, ritenuto vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro, sono soci in affari. “Arata ha fatto tesoro della sua precedente militanza politica, in Forza Italia, – scrive il gip – per trovare canali privilegiati di interlocuzione con esponenti politici regionali siciliani ed essere introdotto negli uffici tecnici incaricati di valutare, in particolare, i progetti relativi al bio-metano”.

Il gip: Nicastri e Arata erano soci. La conferma in una intercettazione telefonica

Vito Nicastri, il re dell’eolico vicino ritenuto vicino al superlatitante Matteo Messina Denaro, e Paolo Arata, l’ex parlamentare forzista, entrambi finiti in manette oggi secondo gli investigatori della Dia di Trapani erano “soci”. A confermarlo è lo stesso faccendiere che in una conversazione telefonica del marzo 2018 parlando con un esperto di energie rinnovabili si presenta dicendo: “Arata il socio di… di Vito”. “Prima del suo arresto, relazionandosi con terze persone in merito a questioni lavorative, Francesco e Paolo Arata – scrive il gip Guglielmo Nicastro, che ha accolto le richieste dei pm della Procura di Palermo -, facevano riferimento alla figura di Vito Nicastri non già come un dipendente o collaboratore delle loro società, bensì come vero e proprio socio”. Neppure dopo l’arresto di Nicastri Francesco e Paolo Arata sembrano voler interrompere i rapporti d’affari con il re dell’eolico. In un’altra conversazione telefonica tra padre e figlio del 13 marzo 2018 i due commentavano l’arresto avvenuto quella stessa mattina. “Eh… è un bel problema questo… soprattutto per lui, ma anche… insomma… tutte le cose che abbiamo insieme, così… ma…”. A spiegare i termini degli accordi occulti con Vito Nicastri nella Etnea srl e nella Solcara srl è sempre lo stesso Paolo Arata in una conversazione telefonica a tre con il figlio Francesco e con Manlio Nicastri, anche loro finiti in manette oggi.

Il coinvolgimento dell’ex viceministro leghista Armando Siri

“Tra i fatti di reato, nel corso delle indagini, sono emersi anche ipotizzati accordi corruttivi raggiunti a Roma nel settembre 2018 da Paolo Arata, dal figlio Francesco e dell’attuale senatore Armando Siri” spiega il gip nell’ordinanza di misure cautelari, in merito all’operazione che ha portato all’arresto di Paolo Arata, accusato di corruzione e autoriciclaggio. Gli atti relativi a Siri sono stati trasmessi alla procura della Repubblica della capitale, “ufficio con il quale – spiega il gip – è in corso un pieno e proficuo coordinamento investigativo che ha consentito tra l’altro, lo scorso 18 aprile, l’esecuzione congiunta di attività di perquisizione e sequestro nei confronti di alcuni indagati iscritti sia nell’ambito del presente procedimento che nell’ambito di quello pendente innanzi all’autorità giudiziaria di Roma”.

Il presidente della Commissione Antimafia Morra (M5S) convoca Salvini

“Ho richiesto con lettera ufficiale in data 7 maggio 2019 la convocazione del ministro dell’Interno Salvini in commissione Antimafia. Lettera ufficiale che è partita solo dopo numerose sollecitazioni informali per fissare una data di audizione già dalla terza settimana d’insediamento della commissione stessa, ovvero a dicembre 2018. Il rispetto istituzionale avrebbe richiesto una veloce risposta alle interlocuzioni informali anche per dare precedenza a chi è preposto con le sue linee guida alla lotta alla mafia. La lettera ufficiale è solo l’ultimo passaggio che oggi, anche alla luce dei nuovi arresti in Sicilia, mi vede costretto a renderlo pubblico e ribadire l’urgenza dell’audizione del ministro Salvini” afferma in una nota Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia. ”Certo che andrò in commissione Antimafia”: il ministro e vicepremier Matteo Salvini, risponde ai cronisti che gli chiedono se andrà in audizione in Antimafia. La sua presenza, a stretto giro dall’arresto di Paolo Arata, è stata chiesta ”con urgenza” dal pentastellato Nicola Morra, presidente della commissione nazionale Antimafia.

Massafra, segretario confederale Cgil: “invertire la rotta contro un disegno che abbiamo definito ingiusto e pericoloso”

“Il Governo pone la fiducia sul decreto Sblocca Cantieri, che apre varchi enormi a corruzione e mafia, mentre Arata e suo figlio vengono arrestati per corruzione, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni. Sarebbe quindi opportuno invertire la rotta così come abbiamo detto anche ieri in occasione del presidio davanti a Montecitorio, organizzato da Cgil, Cisl, Uil, insieme alle associazioni antimafia, contro un disegno che abbiamo definito ingiusto e pericoloso”. Così il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra. “Chiediamo al Governo- prosegue- di togliere la fiducia e riaprire il confronto, ascoltando le istanze e le denunce che provengono dal mondo del lavoro, dalle imprese e dalle associazioni per ricostruire un percorso di legalità”. “Servono strumenti per contrastare la corruzione e ogni forma di illegalità, piuttosto che provvedimenti che rischiano di lasciare praterie sconfinate alle mafie”, conclude Massafra.

Fratoianni, Sinistra Italiana: “una gigantesca ‘questione morale’ legata alla corruzione che grava anche economicamente sull’Italia”

“Gli arresti di questa mattina ci dicono ancora una volta che in questo Paese c’è un’emergenza reale con cui fare i conti: c’è una gigantesca ‘questione morale’ legata alla corruzione che grava anche economicamente sull’Italia”. Lo afferma Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana dai microfoni di Rainews nel corso della trasmissione Studio24. “Il caso Arata – prosegue l’esponente della sinistra – riporta in primo piano la questione del rapporto fra mondo della politica, mondo degli affari, il confine sempre più labile nei rapporti con settori della criminalità. Ancora una volta siamo di fronte ad un’inchiesta giudiziaria,- conclude Fratoianni- quando invece la politica dovrebbe arrivare molto prima dei magistrati. Occorre un impegno straordinario della politica, a partire da quei partiti che oggi sono al governo, per più trasparenza. Lo dobbiamo ai cittadini, altrimenti la politica sarà travolta dal disgusto e dalla disillusione”.

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