In migliaia i dipendenti pubblici a piazza del Popolo a Roma. Pronti anche ad arrivare allo sciopero generale. Striscione ironico su Di Maio e Salvini fatto togliere dalla Digos

In migliaia i dipendenti pubblici a piazza del Popolo a Roma. Pronti anche ad arrivare allo sciopero generale. Striscione ironico su Di Maio e Salvini fatto togliere dalla Digos

“Futuro è servizi pubblici”. Questo lo slogan della manifestazione nazionale promossa da Cgil, Cisl e Uil, che ha portato a Roma migliaia di persone, per la valorizzazione ed il rilancio dei servizi pubblici. Il corteo, partito da piazza della Repubblica, si è diretto verso piazza del Popolo, dove sono previsti i comizi conclusivi dei segretari generali della Funzione Pubblica di Cgil, Cisl e Uil. In particolare, sono tre le rivendicazioni dei sindacati al centro della manifestazione: il rinnovo di tutti i contratti, un piano straordinario di assunzioni nella Pa e maggiori risorse per il welfare. Tra striscioni e bandiere delle sigle sindacali che hanno colorato le vie centrali della capitale, ad animare il corteo anche i canti intonati dai manifestanti, come “Bella Ciao”. “Ci volete sotto ricatto, non sotto contratto” e “il personale manca non perché assente”, recitano, invece alcuni striscioni.

I sindacati si dicono pronti anche ad arrivare allo sciopero generale. “Non escludiamo nulla. Chiediamo che si cambi la politica economica e sociale di questo paese. E’ necessaria una legge di stabilità completamente diversa. La mobilitazione c’è, lo decideremo insieme a Cisl e Uil”. Con queste parole il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, mette in guardia il governo. Le critiche all’esecutivo sono a tutto tondo: dal fisco ai migranti, dalle vertenze sindacali alle politiche economiche messe in atto. “Siamo qui per chiedere un cambiamento vero: bisogna invertire la tendenza, cambiare le politiche e sociali, che sono sbagliate”, prosegue Landini affermando che “se il governo vuole cambiare – aggiunge – ha bisogno dei lavoratori. Ad oggi non hanno invertito la tendenza di questi anni”.

“Non c’è bisogno di padri o di capitani, abbiamo bisogno di buone politiche, di rispetto dei lavoratori, di un progetto per il futuro e di benessere sociale” afferma la segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino, dal palco di piazza del Popolo. “Il Governo è tra i peggiori datori di lavoro – dice – anche nel caso dei servizi dati in affidamento o appalto, pensate all’assurdità degli effetti del decreto sicurezza il cui unico committente è il ministero degli interni: Salvini taglia 18mila posti di lavoro nel settore della cooperazione che si occupa di accoglienza ai migranti e Di Maio al Mise sta discutendo con i sindacati come salvare quei lavoratori che vengono licenziati per effetto del decreto sicurezza”. Non mancano le critiche nei confronti del ministro della P.a., Giulia Bongiorno. “Appare evidente che il ministro sceriffo Bongiorno e il governo del cambiamento non hanno un’idea di progetto vero per rilanciare i servizi pubblici”, tuona Sorrentino. Alla totale mancanza di attenzione alla salute e sicurezza dei dipendenti pubblici, fa invece da contraltare “l’esaltazione del potere di controllo da parte delle aziende e delle amministrazioni sui lavoratori”. Sorrentino ha puntato l’indice sul ministro Bongiorno, che “con i provvedimenti sul controllo biometrico e sulla videosorveglianza ripropone un’idea vecchia e punitiva nei confronti dei lavoratori: tutto quello che interessa alle amministrazioni è la verifica della presenza e il potere di controllo sul lavoratore, non la sua attività, la sua retribuzione, il suo benessere, per i quali il governo non ha fatto nulla”. Tutto questo è solo “un modo per coprire la realtà dei fatti, quella di un governo che taglia la spesa sociale e non mette risorse su contratti e assunzioni”.

“Meno servizi pubblici vuol dire meno servizi alle persone, ci opponiamo a tutto questo”, sottolinea la segretaria della Cisl, Annamaria Furlan, che rimarca l’assenza di contatti tra i sindacati e il governo: “Ancora tante promesse e dichiarazioni e zero fatti. Per questo oggi migliaia di lavoratori protestano per cambiare la linea del governo, siamo già in ritardo servono risposte pronte”. La segretaria della Cisl ha poi detto la sua sui minibot: “ha ragione Draghi: i minibot o sono denaro illegale o allargamento del debito. E comunque sia, in entrambi i casi, non va bene”.

La richiesta al governo è stata avanzata anche dal segretario della Uil, Carmelo Barbagallo. “O ci ascoltano o le liti che faranno con l’Europa le faranno anche con noi. Lavoriamo ad avere un incontro con il governo e ad avere risposte sulla nostra piattaforma: siamo pronti a tutto e le piazze ci dicono che facciamo bene”.

Tante le voci dalla piazza del Popolo piena di dipendenti pubblici arrabbiati col governo e alle prese con le mille grane quotidiane. Una richiesta particolare arriva dal corpo dei vigili urbani. A spiegarla è Nicola Cigliano, della Polizia locale di Napoli: “Siamo in piazza anche per il riconoscimento della nostra categoria: lo Stato deve darci risposte chiare e concrete perché il nostro lavoro è completamente diverso rispetto a trent’anni fa”. Il riferimento è alla legge quadro che regola il settore, ormai obsoleta: “Per dirne una, è vergognoso che nonostante i morti e feriti a decine tra i vigili urbani, ancora oggi la nostra categoria non sia considerata usurante. Chiediamo semplicemente le giuste tutele e i riconoscimenti previdenziali che hanno gli altri corpi di polizia. Anche noi rischiamo tantissimo in strada, lo stress è alle stelle”. Per quel che riguarda i Comuni, il problema principale è sicuramente la carenza di personale e di strumenti adeguati. Tanto più a Roma, dove poi, come noto, i disagi per i cittadini si moltiplicano. “Il nostro obiettivo è ottenere finalmente un piano straordinario di assunzioni”, insiste Maria Grazia Longo, architetto del Comune di Roma e responsabile per la Fp Cgil dei servizi tecnici e amministrativi di Roma Capitale. “Dopo dieci anni di blocco ormai siamo ai minimi termini. Ma purtroppo non si sta facendo nulla per adeguare gli uffici e rispondere alle richieste dei cittadini in un periodo in cui, al contrario, ci sarebbe ancora più bisogno di adeguarsi alle nuove normative per esempio sulla trasparenza o sull’anticorruzione. I servizi pubblici funzionano se si implementano con le persone e le risorse a vantaggio di tutti. Poi al Comune di Roma abbiamo anche un altro problema, cioè graduatorie da sbloccare con tantissime famiglie in attesa. Però se non veniamo autorizzati con un piano straordinario, non possiamo fare nulla”.

Lo striscione ironico della Uil su Di Maio e Salvini fatto togliere dalla Digos perché “lesivo del decoro paesaggistico”. Indignazione generale

Uno striscione di 108 metri quadrati resta arrotolato nel gazebo della Uil a Piazza del Popolo per l’intervento della Digos durante la manifestazione. L’enorme manifesto raffigura i due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, con una scritta che campeggia sopra le loro teste: “Mettersi contro il sindacato porta sfiga”. “Mattè, dicono che mettese contro il sindacato porta male”, dice Di Maio, “Sì, Giggino, lo so. Infatti mi sto a portà avanti con il lavoro”, risponde Salvini raffigurato con la maglia blu della Uil Fpl intento a scattarsi un selfie. Dopo circa tre ore arriva la spiegazione della Questura, “è evidente come non si sia trattato di alcun atto di censura, come erroneamente da alcuni denunciato”. In un comunicato la Polizia assicura che “nessuna valutazione è stata fatta circa l’aspetto contenutistico, ma si è ritenuto che lo striscione fosse lesivo del decoro paesaggistico”. La questura spiega inoltre che “è prevista una comunicazione preventiva ai competenti uffici del Comune nel caso in cui si voglia procedere a tali esposizioni che, nella circostanza, non è stata effettuata, così come confermato dagli uffici capitolini. Lo striscione è stato poi ripiegato autonomamente dai manifestanti e lasciato nella loro libera disponibilità. Giova precisare che già in precedenti e analoghe situazioni non è stata consentita l’esposizione di manifesti e di striscioni nel medesimo posto”. Nonostante le spiegazionie della Questura, tuttavia, è scattata immediatamente un’onda di indignazione generale, soprattutto da parte di esponenti delle opposizioni. Nicola Fratoianni, di Sinistra Italia, si chiede: “Immagino che la prossima mossa sarà bloccare del tutto manifestazioni e scioperi, poi forse gli arresti preventivi? Salvini e Di Maio non è che state esagerando? O sta esagerando chi vuole apparire prono ai vostri desiderata? È ora di darsi una calmata, per davvero. Nei piani alti della politica e negli apparati dello Stato”. Il deputato del Partito democratico Emanuele Fiano commenta: “Chi ha autorizzato un simile intervento censorio e liberticida? La libertà di manifestare è sancita dalla costituzione e la libertà di associazione sindacale pure. Esiste una direttiva segreta del Viminale per reprimere e nascondere qualsiasi forma di dissenso nei confronti del governo? E’ stata la decisione di un funzionario troppo zelante? In tutti i casi – prosegue – è preoccupante che si decida di mettere il bavaglio a quanti, nel pieno rispetto delle regole democratiche e della civile convivenza, si recano in piazza a rivendicare il rispetto di diritti sanciti dalla Costituzione stessa”. Fiano annuncia un’interpellanza parlamentare.  Andrea Orlando, vicesegretario del Pd ed ex ministro della Giustizia, commenta su Twitter: “Spero che la vicenda dello striscione ‘vietato’ alla manifestazione di oggi non sia vera o frutto di un equivoco, altrimenti sarebbe un fatto gravissimo da chiarire con estrema urgenza”. E il governatore della Toscana Enrico Rossi scrive su Facebook: “Sarebbe un brutto episodio, sempre in tema di striscioni, su cui si respira una brutta aria di regime. Lo pubblico in solidarietà ai lavoratori”.

 

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