Governo. Il premier Conte: la crisi c’è ma fuori dal Parlamento, dove ogni retorica vuota è possibile. Lancia avvisi e ultimatum, ma nessuno gli crede. Ed ora, chi ha il cerino acceso?

Governo. Il premier Conte: la crisi c’è ma fuori dal Parlamento, dove ogni retorica vuota è possibile. Lancia avvisi e ultimatum, ma nessuno gli crede. Ed ora, chi ha il cerino acceso?

Che la conferenza stampa del presidente del Consiglio Conte, annunciata sui social e rilanciata dai social, avrebbe preso una piega da retorica vuota con tanto di appelli ai leader delle due forze di maggioranza, Salvini e Di Maio, a fare i bravi, lo si immaginava e non ci voleva certo una zingara per sapere che sarebbe andata in quella direzione. le cose da fare sono tante per il “governo del cambiamento”, ha detto in sostanza Conte, aprendo il suo discorso, ma poi ci sono le elezioni, e durante la campagna elettorale si è innescato un pessimo clima e qualcuno è andato oltre le righe. Non lo ha detto esplicitamente, ma certo vedersi scavalcato ogni giorno prima e dopo il 26 maggio dal suo vice Salvini nella definizione dell’agenda politica, con un cambiamento radicale su posizioni concordate, lo ha letteralmente delegittimato. Non lo ha detto esplicitamente, ma lo ha lasciato pensare, ma certo vedersi contraddire a Bruxelles da chi continuamente vuol rivedere parametri e vincoli è stato avvertito come una sorta di delegittimazione continua. Non lo ha detto esplicitamente, ma certo stare a guardare mentre si minano personalità istituzionali, come la terza carica dello Stato, non gli è piaciuto affatto. Insomma, la conferenza stampa di Conte è diventata un gioco ad interpretare i non detti, piuttosto che a rilevare in modo diretto e palese lo stato delle cose nella maggioranza e nel governo. Ecco perché è stato abile a non parlare alle Camere, dove una posizione dei due leader sarebbe stata immediata e necessaria per capire in che condizione è questo governo.

Perciò, tra i giornalisti, i commentatori, le forze di opposizione si è puntato su tre capitoli della conferenza stampa di Conte: il primo è il presunto ultimatum a Salvini e Di Maio a decidere su come e se proseguire l’attività di governo, ma senza l’indicazione di una tempistica; il secondo è il carattere astutamente del tutto extraparlamentare della crisi presunta, così che ciascuno degli interlocutori possa poi dire e non dire nello stesso modo di Conte; il terzo è relativo ad alcune poste in gioco, come l’eventuale procedura d’infrazione da parte della Ue e poi la manovra finanziaria che resta il cerino acceso nelle mani dei contraenti del contratto di governo. La Commissione europea è ormai pronta ad aprire una procedura contro l’Italia, infatti. La questione oramai non è più ‘se’ ma quando si formalizzerà il processo di messa in mora del Paese per il suo debito, ancora eccessivo. E, per paradosso, se il governo gialloverde dovesse cadere tutto potrebbe essere ‘congelato’, in attesa di un esecutivo in carica con pieni poteri per intavolare una trattativa sulla correzione dei conti. Ed è probabilmente su quest’ultima decisione che i due leader, e lo stesso Conte, stanno giocando, con gli italiani e con gli investitori (per timore dello spread, infatti, Conte ha tenuto la conferenza stampa a mercati italiani chiusi).

La conferenza stampa di Conte si può sintetizzare in questi passaggi. “Avevo sottovalutato gli effetti della campagna elettorale”, ammette il premier, che rivendica la sua indipendenza anche dal Movimento 5 stelle (“mai stato iscritto”) e recita il giuramento pronunciato un anno fa all’insediamento: “Il mio solo riferimento – dice – è l’articolo 95 della Costituzione”. Conte rivendica il “patto sociale” con le fasce sociali più colpite dalla crisi, realizzato con i provvedimenti principali portati a casa dai gialloverdi: decreto dignità, quota 100, reddito di cittadinanza, ma anche gli interventi sull’immigrazione e la sicurezza. Poi lancia l’appello agli alleati a un cambiamento di metodo: “Leale collaborazione significa”, dice a titolo di esempio, che quando lui e il ministro dell’Economia trattano con Bruxelles “le due forze politiche non intervengono ad alterare questa delicata interlocuzione”. E siccome “le regole europee sono quelle, fino a che non le cambiamo”, Conte propone di diluire la flat tax in una “riforma complessiva” del sistema fiscale e della giustizia tributaria, mentre sull’immigrazione rivendica una linea “di maggior rigore” di tutto l’esecutivo che però “non è la linea dura di Salvini”. A una giornalista tedesca che lo accusa per le conseguenze dei naufragi, risponde a muso duro: “Non le permetto di dire che il governo italiano ha causato la morte in mare di qualcuno. Siamo sempre intervenuti per salvare chi era in difficoltà, questa accusa la respingo, è inaccettabile”. Ma in definitiva, il messaggio è quello rivolto agli alleati: “Se i comportamenti di M5s e Lega non fossero coerenti e conseguenti, con trasparenza e nel rispetto delle procedure costituzionali rimetterò il mandato nelle mani del presidente della Repubblica”. Palla (o cerino) nelle mani dei leader, in particolare in quelle di Salvini, il più indiziato di una volontà di forzare gli equilibri dopo il successo della Lega nelle elezioni europee. Il leader del Carroccio gli risponde in diretta dalla piazza, secondo l’etichetta istituzionale dell maggioranza in carica, “non abbiamo mai smesso di lavorare, evitando di rispondere a polemiche e anche insulti, e gli italiani ce lo hanno risconosciuto con 9 milioni di voti domenica”. Conte controreplica in chiusura di conferenza stampa: “Allora ci dobbiamo vedere”, taglia corto. Poi si immerge nella riunione con i capigruppo di Lega e M5s e i relatori del Senato sul decreto sblocca-cantieri, prima delle numerose mine sulla sua strada. E sul piano delle immediate reazioni, Matteo Salvini non ha perso tempo, e ha confermato che l’agenda politica la detta lui. “Mi preoccupa la disoccupazione. L’unico modo per abbassare lo spread è intervenire sul lavoro e, quindi, andare in Europa e ricontrattare i vincoli europei che ci hanno portato in questa situazione di precarietà”.

Tante le reazioni a caldo, soprattutto delle opposizioniNicola Fratoianni, Sinistra Italiana, scrive in una nota: “Ho ascoltato la conferenza stampa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Intanto fatemi dire che il presidente del Consiglio dovrebbe parlare davanti alle Camere e non in questo modo”. Nicola Fratoianni prosegue, “Nel merito oltre ad aver firmato una resa incondizionata con l’Europa sui conti, cosa che indebolisce non poco il nostro Paese, mi pare che il titolo potrebbe essere ‘il gioco del cerino’. Siamo ormai a questo, a un presidente del Consiglio dei ministri costretto a dire pubblicamente ai due contraenti che devono smetterla di litigare, pena le sue dimissioni. La situazione mi sembra chiara e al capolinea – conclude Fratoianni – il punto è solo capire a chi resterà il cerino in mano e chi si scotterà le dita”.

Per il segretario del Pd Nicola Zingaretti, “venti minuti fa Conte ha detto la verità: abbiamo fallito, il governo è paralizzato. Ma come possono dire prima gli italiani? Sono loro che per primi hanno umiliato gli italiani. Sono loro che lo hanno ammesso”, ha detto durante un comizio a Ponte a Egola. “Loro sono nati e vivono per raccontare i problemi che creano le paure agli italiani – ha aggiunto – noi siamo nati e viviamo per risolvere i problemi che creano paure agli italiani. Noi dobbiamo reagire offrendo una alternativa. Noi vogliamo intercettare questa paura e questa fragilita’ a cui rispondiamo con speranza, con politiche che creano benessere”.

Share