Giro d’Italia. Nibali sulle montagne non ce l’ha fatta. Può ancora vincere il Giro nella crono finale di Verona. Se i cronisti lo lasciano in pace. Carapaz ancora in rosa

Giro d’Italia. Nibali sulle montagne non ce l’ha fatta. Può ancora vincere il Giro nella crono finale  di Verona. Se i cronisti  lo lasciano in pace. Carapaz ancora in rosa

Vincenzo Nibali non ce l’ha fatta. Per ora. Deludendo i telecronisti e non solo loro che lo hanno tormentato ad ogni tappa pronosticando una vittoria che ancora non è venuta. La cronometro di Verona deciderà il vincitore. Una grande corsa di Vincenzo nel tappone di montagna, ha dato tutto quanto poteva ma non è riuscito a staccare la maglia rosa, Carapaz, anche se ha preso molti secondi a Roglic, lo slovacco che a cronometro va come un treno. Secondi preziosi che potrebbero essere molto utili nei 14 chilometri con i quali si chiude il Giro a Verona. Carapaz a cronometro è inferiore al nostro campione, che può ancora salire sul podio più alto.

I telecronisti avevano stabilito che lui doveva essere il vincitore del Giro d’Italia, assegnandogli una responsabilità insopportabile, non gradita da un grande campione, che per tutte le venti tappe ha sentito su di sé gli occhi di centinaia di migliaia di persone che hanno affollato le strade del giro, città e paesi grandi e piccoli per l’occasione vestiti a festa, con qualche stupido che a tutti i costi voleva toccare i corridori provocandone la caduta. Era atteso sulle prime montagne ma un giovane girino, quasi uno sconosciuto, un ecuadoriano diventato l’eroe del suo Paese, tanto da ricevere gli elogi del capo dello Stato, gli aveva soffiato la vittoria di tappa indossando la maglia rosa. Per Vincenzo è stato un tormentone. Inseguito in particolare dai cronisti televisivi, ma anche da quelli della carta stampata che di tappa in tappa prevedevano la sua vittoria con la conquista della maglia rosa, indossata inaspettatamente da un tale chiamato Richard Carapaz. Ci ha provato, non ha lasciato niente di intentato. Di giorno in giorno bastava che nella tappa ci fosse anche una piccola salita che trovavi il cronista pronto ad “aggredire” Nibali. Addirittura, durante la corsa c’era il telecronista motorizzato che cercava di capire, guardandolo in volto, qual era lo stato di forma del campione siciliano. Il quale corre con occhialoni che gli coprono il viso per cui il nostro cronista, sconsolato, diceva che non si poteva capire quale fosse  il suo  stato di forma. Addirittura, tanto per citare un caso e avvalorare la nostra tesi di una spropositata pressione esercitata su Nibali, Repubblica è uscita con questo titolo: “Cinque salite per Nibali l’impresa è d’obbligo”. E Nibali non ha vinto. Allora lo mettiamo alla gogna e lo lasciamo in pace? Ma no, durante il tappone dolomitico, con cinque salite, Cima Campo, Manghen,  Rolle, Croce d’Aune, Monte Avena, Nibali è rimasto attardato mentre si stava sviluppando una fuga. Subito il cronista si è preoccupato. Sarà una “cotta”?

È andato a chiedere lumi al direttore della squadra del siciliano. Ovviamente non ha avuto risposta. Niente “cotta”. La realtà è che Nibali ha fatto, così come nelle altre tappe, la sua corsa su Roglic, il quale non ha mai tirato neppure per un metro, certo di batterlo nella cronometro. Non considerando, sia lui che il nostro campione, che la maglia rosa l’aveva Carapaz e forse lui era l’uomo da battere. Così è stato. Nibali ha fatto una gran bella corsa. Non c’era il terribile Gavia ma le montagne da scalare non erano certo salitelle. Bisognava calcolare le forze, non stare dietro ad ogni fuga, tentare di acchiappare questo e quello. Nibali ha seguito questa tattica. Ha staccato Roglic, ma non ce l’ha fatta a prevalere su Carapaz. La vittoria sul traguardo di Monte Avena è andata ad uno spagnolo della Astana, Pello Bilbao, aveva già vinto all’Aquila, che ha preceduto Mikel Landa, Giulio Ciccone, Richard Carapaz e Vincenzo Nibali, un arrivo in volata con distacchi di qualche secondo. Roglic ha perso 55 secondi e, forse, la speranza di indossare la maglia rosa in quel di Verona, la crono di 14 chilometri. È stato superato in classifica da Landa che ora si trova a 2’58” da Carapaz, il quale dice “Mi preoccuperò di Verona aVerona”. Da segnalare la grande prestazione di Ciccone che si aggiudica la maglia di re delle montagne. Nibali può vincere, solo poco meno di due minuti lo separano dalla maglia rosa. Purché cronisti e telecronisti lo lascino in pace.

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