Gianfranco Pagliarulo. Le destre italiane e i pericoli per la democrazia

Gianfranco Pagliarulo. Le destre italiane e i pericoli per la democrazia

L’esito delle elezioni europee, per ciò che riguarda il versante italiano, non può che accrescere le preoccupazioni per il futuro del Paese e per i suoi rapporti con l’Ue. Per di più assistiamo allo psicodramma della più grande forza politica che, davanti a una sconfitta di dimensioni storiche, sembra brancolare nel buio della famosa notte (quella in cui tutte le vacche sono nere) alla ricerca della via d’uscita dal cul de sac. Certo, colpisce che chi da tempo propone se stesso come il campione della trasparenza (ricordate l’apologia delle dirette in streaming?) e del nuovo modo di fare politica si riunisca a porte chiuse, evitando persino la presenza dei propri addetti alla comunicazione, e sostenga di aver parlato con “tutti i rappresentanti delle anime del M5S”, disvelando formalmente l’esistenza delle correnti nella sua formazione politica ove, fino all’altro ieri, lo slogan che avrebbe dovuto regolare la vita interna era “uno vale uno”.

Ma tutto ciò a ben vedere rappresenta un fatto minore rispetto all’enormità ed alla complessità dei problemi sul tappeto. Sembra d’oggi l’articolo di Palmiro Togliatti su L’Unità del 22 dicembre 1946: “Il periodo che viviamo è di grave sconvolgimento sociale, politico, morale. Volete pretendere che in un periodo simile tutto si svolga, nel campo della politica, e soprattutto per quanto riguarda gli schieramenti delle masse lavoratrici e dei disorientati ceti medi, in modo regolare, secondo le norme prestabilite, senza scarti, senza che si producano fenomeni impreveduti, paradossali, e persino grotteschi? E soprattutto, volete pretendere che in un periodo simile i movimenti politici di rilievo si producano allo stato puro, tutti di natura omogenea, tutti reazionari o tutti progressivi, dal capo alla coda, secondo la qualifica che voi loro avrete data o secondo la natura del gruppo che prevale alla loro sommità? Avrete preteso l’impossibile”.

Morale: siamo realisti e proviamo a capire – mettendo a tema la questione democratica – i pericoli che corre oggi il Paese. E’ infatti fuorviante e pericoloso ignorare il nesso fra la prospettiva della situazione politica italiana e il futuro della democrazia. C’è chi ha scritto che “a furia di vedere fascisti dappertutto, si distoglie l’attenzione da altre minacce, queste veramente reali”. Se così si intende evitare di confondere forze reazionarie ed anche oscurantiste con forze apertamente fasciste, ovvero sostenere l’impossibilità di un ritorno del fascismo nelle sue forme storiche del ventennio, l’affermazione è giusta. Se invece si intende sostenere che oggi non c’è, in forme del tutto diverse dal passato, il rischio di nuovi fascismi, o comunque di regimi che comprimano diritti e libertà facendo l’occhiolino al ventennio, l’affermazione è sbagliata, perché disarma. Viceversa occorre capire quello che è successo e ragionevolmente prevedere ciò che potrà avvenire domani.

Il punto è il rapporto fra il ministro dell’Interno, che è segretario di un partito, e Fratelli d’Italia, nei confronti delle organizzazioni apertamente neofasciste del Paese. Sono sotto gli occhi di tutti atteggiamenti e scelte di Salvini tesi a tollerare o inglobare politiche, linguaggi, stili che richiamano alcuni tratti caratteristici dei fascismi, come per esempio la violenza verbale e mediatica, il razzismo strisciante, il rapporto diretto fra leader e popolo, l’inazione – per usare un eufemismo – davanti a eventi in cui risalta la responsabilità, spesso penale, di organizzazioni neofasciste; basti pensare ai fatti di Tor Bella Monaca e Casal Bruciato. Più in generale l’intera politica sulla sicurezza portata avanti dal ministro corrisponde appieno ai desiderata (ed alla cultura politica) di tali forze. Detto questo, dire che Salvini è un fascista è un errore; è vero invece che lui è l’ultimo e più conseguente sdoganatore della legittimità del fascismo. Si tratta di un processo, come si ricorderà, iniziato da decenni (“tutti i morti sono uguali” a proposito di partigiani e repubblichini) e proseguito sino alla “svolta” degli ultimi e dell’ultimo anno. Sta di fatto che nella repubblica democratica il fascismo, che per decenni era stato un tabù nella vita civile e sociale, oltre che politica, oggi non lo è più.

I risultati elettorali di Forza Nuova e CasaPound – le due organizzazioni neofasciste più note – sono irrilevanti, e questo è ovviamente un fatto positivo; ma a ben vedere l’elettorato (presumibilmente ristretto) neofascista è stato semplicemente cannibalizzato dalla Lega, perché questa è parsa assorbire alcuni valori portanti proprio di quelle organizzazioni. Ma la loro sconfitta elettorale non inganni: esse mantengono la loro funzione “sociale”, sia dal punto di vita delle violenze e delle provocazioni quasi quotidiane, sia come presenza nel mondo dell’associazionismo e dell’aggregazione giovanile, facendo così “cultura” e trasmettendo in modo diretto “valori” alla “grande politica” (Lega e Fratelli d’Italia).

Due esempi. Primo: la teoria del complotto per la sostituzione etnica dei popoli europei con popoli “meticci” grazie all’immigrazione (la bufala del cosiddetto “Piano Kalergi”), fortemente sostenuta da FN e CasaPound, è stata accolta e assunta dai più alti dirigenti della Lega e di Fratelli d’Italia. L’attuale presidente della Lombardia Attilio Fontana affermò lo scorso anno: “Immigrati? rischiamo di cancellare la razza bianca“. Il ministro dell’Interno ha più volte fatto riferimento al tema della sostituzione etnica. Quando a dicembre 2017 un gruppo di fascisti fece irruzione presso la sede di un’associazione di solidarietà a Como leggendo un delirante comunicato, Salvini dichiarò: sono solo dei “ragazzi con un volantino”, mentre invece è in corso “un’invasione pianificata del nostro Paese. Un tentativo di sostituzione etnica dei nostri lavoratori con dei disperati”. “E chiunque mi aiuti a bloccare questo tentativo di sostituzione etnica è benvenuto“. Secondo: “Prima gli italiani” è lo slogan di Salvini (ed anche di Fratelli d’Italia); il copyright di questo slogan è di CasaPound, che ha persino depositato il marchio nel marzo 2017.

Più in generale i valori di riferimento di tutta l’estrema destra italiana – cioè Lega, Fratelli d’Italia e neofascisti – in campagna elettorale sono stati Dio, patria, famiglia, sangue e terra; si tratta di un accrocco premoderno, che rinvia al pensiero radicale tradizionalista. E’ interessante la retorica su rosari, santi e Madonne, proprio perché parla – sia pure in modo aggressivamente blasfemo – alla parte più regressiva e retriva della popolazione. E’ da notare che in questa misura si copre la parte più reazionaria del vecchio bacino elettorale della Dc. A ciò occorre aggiungere la difesa dei confini (dai migranti), l’interesse nazionale contrapposto all’interesse europeo, tutta la politica sulla sicurezza, dai decreti immigrazione-sicurezza alla questione degli sbarchi, le venature razziste e nazionaliste, il disprezzo per le minoranze, lo scherno e la guerra ai rom in quanto tali, la politica verso le donne (vedi congresso di Verona), le affermazioni intimidatorie verso giornalisti avversari (Saviano, Fazio, oggi Gad Lerner). Viene fuori un quadro coerente, e perciò molto inquietante. Va sottolineato che l’insieme di questa politica e di questi comportamenti, che partono dalla paura e puntano sulla paura, non ottengono il risultato di dare più sicurezza, ma semplicemente di aumentare la paura. E fanno paura.

E i neofascisti? Si tratta di una galassia di associazioni e gruppi fortemente presente sul web. In un’inchiesta di Patria indipendente dello scorso anno si sono contate 4000 pagine con altrettanti amministratori di ispirazione fascista, nazista, razzista e, fra queste 800 pagine in cui si ravvisava un’esplicita apologia del fascismo. Successivamente, forse proprio grazie a questa denuncia, alcune pagine sono state chiuse. Ma il fascismo sul web è una realtà proteiforme, in continuo movimento, in cui si aprono e si chiudono pagine in modo vorticoso. A tale presenza virtuale corrisponde una presenza reale di centinaia di gruppi, gruppetti e associazioni, di cui le più note sono Forza Nuova e CasaPound. Ciò che accumuna questa galassia è l’uso della violenza, il culto della violenza, che rinvia immediatamente ad uno dei cromosomi indelebili di ogni fascismo, la visione incontrovertibilmente razzista dell’umanità, la “dichiarazione” di superamento della dicotomia destra/sinistra, tema ripreso da Salvini ed anche, sia pure in modo diverso, dal M5S. Val la pena rammentare che l’idea della “terza forza” (superamento del capitalismo e del comunismo) è sempre stata propria del fascismo. CasaPound, d’altra parte, da tempo è impegnata in una larga operazione di infiltrazione in tutti i gangli della società civile: sono legati alla tartaruga frecciata pub, ristoranti, librerie, gruppi musicali, palestre, case editrici come Altaforte, del signor Polacchi, già responsabile nazionale di Blocco Studentesco, associazione giovanile di CasaPound, il marchio di abbigliamento Pivert, anch’esso di proprietà del signor Polacchi, e tantissime altre attività commerciali e ricreative.

L’oggi, in conclusione, ci parla di tre temi, di cui è utile segnalare i titoli.

Il primo: nel nostro Paese non c’è mai stata una rottura totale col passato fascista, nonostante la Costituzione repubblicana, né, di conseguenza, c’è mai stata una destra pienamente costituzionale e democratica, che si sentisse anch’essa, com’è stato in Francia con De Gaulle, figlia della Resistenza.

Il secondo: fascismo e nazismo prevalsero in Italia e in Germania certo con la violenza, ma anche con la legittimazione: Vittorio Emanuele affidò a Mussolini l’incarico di formare il governo e undici anni dopo il presidente del Reich affidò analogo incarico ad Adolf Hitler. Oggi in Polonia e Ungheria sono al governo forze autoritarie e oscurantiste legittimate dal voto popolare. Qui c’è il grande tema del possibile scivolamento di una democrazia debole verso forme autoritarie o totalitarie. Da ciò l’allarme democratico.

Il terzo: non si può fare di tutta l’erba un populismo, nel senso che ci sono populismi diversi. Non tutti i populismi sono fascisti, ma tutti i fascismi sono populisti.

Sarà bene aver presente questo insieme di problemi rispetto all’oggi e specialmente rispetto al domani, rammentando che una maggioranza parlamentare elegge o comunque condiziona in modo determinante l’elezione del Presidente della Repubblica, dei membri della Corte Costituzionale, dei membri del Csm. E la Costituzione stessa, sia pur con gli opportuni vincoli previsti dall’articolo 138, può essere cambiata da una maggioranza. Chi sdrammatizza, sottovaluta. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

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