ArcelorMittal, impossibile gestire Taranto oltre il 6 settembre senza immunità penale. Fiom Cgil: “governo pasticcione e inaffidabile, lotteremo per lavoro e industria”

ArcelorMittal, impossibile gestire Taranto oltre il 6 settembre senza immunità penale. Fiom Cgil: “governo pasticcione e inaffidabile, lotteremo per lavoro e industria”

Esplode nuovamente il caso ex Ilva, che entro il 6 settembre potrebbe chiudere nuovamente i battenti. A lanciare l’allarme per l’impianto siderurgico di Taranto è ArcelorMittal, l’azienda che ha rilevato l’intero pacchetto, sottoscrivendo una serie di accordi con le istituzioni italiane, tra i quali anche una immunità penale che copre i vertici nel lasso di tempo che occorrerà (2018-2023) per la bonifica dello stabilimento e l’adeguamento alle norme ambientali. Una misura che tra pochi mesi è destinata a sparire.

“Non sarebbe possibile per nessuna società gestire lo stabilimento di Taranto senza identificare una soluzione costruttiva all’attuale contesto”, fa sapere il colosso mondiale dell’acciaio. Le ragioni di questa presa di posizione “si riferiscono al periodo necessario per l’attuazione del piano ambientale durante il quale sono richieste e sono attualmente in vigore le tutele legali”. Dunque, precisa ancora ArcelorMittal, “l’entrata in vigore del decreto Crescita non consentirebbe ad alcuna società di gestire l’impianto oltre il 6 settembre, una data che è stata fissata dal governo, a meno che non sia garantita la necessaria tutela ambientale”. L’azienda non chiude le porte al dialogo con il governo, anzi “continua a sperare in una conclusione soddisfacente che consenta di continuare a investire in modo significativo nell’industria siderurgica italiana”. Ma la reazione del ministero dello Sviluppo economico, contro la decisione assunta dai nuovi proprietari dell’Ilva, è stata accolta molto male: “L’avvio della Cassa integrazione per i lavoratori, tramite comunicato stampa, è un atteggiamento irresponsabile che mina l’equilibrio sociale del territorio di Taranto”. Un equilibrio, chiariscono da via Veneto, “messo già a dura prova in questi decenni e che crea allarmismo e tensione, frutto anche delle dichiarazioni dell’ad di Arcelor Mittal Europa, Geert Van Poelvoorde, sulla presunta chiusura dello stabilimento”. Il vicepremier Luigi Di Maio e il suo staff, però, vogliono “trovare una soluzione assieme ad ArcelorMittal – fanno sapere fonti del Mise – visto che, come già detto, l’azienda era stata informata già a febbraio 2019 degli sviluppi circa la possibile revoca dell’immunità penale introdotta nel decreto Crescita”.

Alla base del provvedimento, infatti, c’è la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Gip di Taranto l’8 febbraio scorso sui diversi provvedimenti (tra cui proprio l’immunità penale) emessi dai governi precedenti per salvare lo stabilimento pugliese.Le parti dovranno incontrarsi per avviare un dialogo. Intanto in campo scende anche l’altro vicepremier, Matteo Salvini, che a ‘Porta a porta’ (Rai1) rivela che a suo parare l’immunità non doveva essere toccata: “Io l’avrei lasciata, tanto che abbiamo presentato un odg”, ma “il ministro Di Maio mi assicura che Ilva non rischia e io mi fido”. L’importante è evitare il peggio: “Non possiamo permetterci la chiusura dello stabilimento – ammonisce il segretario della Lega -: sono 11mila posti di lavoro diretti e altrettanti indiretti. Per carità la tutela ambientale, ma gli imprenditori arrivati adesso hanno ereditato una situazione disastrosa e, in nove mesi, non possono sistemarla”. Dura anche la reazione delle opposizioni, che colpiscono duramente all’indirizzo dell’esecutivo. Come il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che twitta: “Gestione del caso Ilva, altro crimine di questo governo contro l’Italia”.  “Nel giorno in cui il Senato discute del decreto crescita arriva la notizia che il 6 settembre chiuderà Ilva. L’Ilva! La più importante fabbrica del Sud. Questi che ci governano non sono cialtroni: sono semplicemente pazzi. Licenziano 15mila persone. E ora? Reddito di cittadinanza per tutti?” afferma l’ex premier Matteo Renzi, ora senatore Pd.

“La risposta di ArcelorMittal era prevedibile e solo un governo pasticcione ed inaffidabile poteva non crederci. Lo diciamo ora noi: lotteremo per il lavoro, l’occupazione e per la difesa dell’industria contro un governo inaffidabile”. Così il segretario della Fiom Genova, Bruno Manganaro, commenta le parole di Geert Van Poelvoorde, amministratore delegato di ArcelorMittal Europa, che ha annunciato che senza una soluzione da parte del governo alla riduzione dell’immunità penale contenuta nel decreto crescita, l’ex stabilimento Ilva di Taranto chiuderà il 6 settembre. “Come era prevedibile il governo gioca col fuoco e sulla pelle dei lavoratori- prosegue il sindacalista- si mettono in discussione i 10.000 lavoratori di Taranto ma anche tutti gli stabilimenti in Italia. È evidente che tutto ciò non c’entra niente con la salute dei cittadini, si vuole semplicemente rompere l’accordo sulla siderurgia italiana. A Genova si vuole cancellare l’impegno industriale e il rispetto dell’accordo di programma”. Manganaro sottolinea che “dopo aver giudicato l’accordo commerciale e sindacale positivo, dopo averlo fatto analizzare dall’avvocatura dello Stato e dalla Autorità nazionale Anticorruzione, oggi il governo non intende più rispettare l’accordo con ArcelorMittal ma anche con le organizzazioni sindacali. Quante verità ci sono nel governo?”.

“Abbiamo un governo che pensa di riconvertire la siderurgia con allevamenti di cozze, che cambia le regole in corsa e che per recuperare consenso elettorale mette in discussione il lavoro e la dignità di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie. Siamo sull’orlo di un burrone” afferma Alessandro Vella, segretario generale della Fim Cisl della Liguria dopo l’annuncio di Arcelor Mittal che potrebbe chiudere l’impianto di Taranto da dove arriva il materiale poi lavorato nello stabilimento di Cornigliano. “Non capiamo come si sia potuto arrivare a questo punto, una politica nazionale inconcludente e soprattutto pericolosissima”.

L’estate già calda, rischia di diventare rovente.

Share