Alfiero Grandi. Europa e Italia hanno bisogno di un nuovo disegno riformatore

Alfiero Grandi. Europa e Italia hanno bisogno di un nuovo disegno riformatore

Europa e Italia hanno bisogno di un nuovo disegno riformatore

1) Le elezioni europee sono state usate prevalentemente a scopi interni, per registrare i nuovi rapporti di forza tra i partiti, dentro e fuori dalla maggioranza. Non è la prima volta che accade. Più o meno come nel 2014. Il 34 % dei voti ottenuto dalla Lega il 26 maggio scorso è stato gettato con prepotenza sul tavolo dei rapporti di maggioranza, imitando lo “stile” di Brenno. Chiarito chi ha vinto, Salvini si è concesso perfino un sostegno (peloso) a un Di Maio in difficoltà, accompagnato – naturalmente – dalle sue condizioni per consentire il proseguimento dell’azione di governo. Malgrado la campagna elettorale, l’orizzonte europeo dell’Italia resta sfocato, condizionato da una prevalente contrapposizione propagandistica con la UE, al punto che sembra di essere tuttora in campagna elettorale, basta leggere le dichiarazioni di Salvini a commento della lettera della Commissione Europea sui conti pubblici italiani.

2)Nei commenti post elettorali in Italia non c’è l’eco delle analisi sul voto per le europee in Gran Bretagna. Dove la novità non è tanto il voto ottenuto da Farage sulla linea estremista della Brexit ma che la maggioranza dei votanti ha di fatto votato contro la Brexit e che di conseguenza da un nuovo referendum potrebbe emergere la possibilità di rimettere in discussione quella scelta. La Commissione europea dopo il fallimento della May è – purtroppo – silenziosa, priva di iniziativa, abbarbicata ad una trattativa fallita, incapace di avanzare una nuova proposta per evitare la Brexit. Perfino le discussioni (e i bisticci) tra i governi della Ue sembrano indirizzati più a spartirsi gli incarichi e le spoglie della stessa Brexit che a cogliere l’occasione del voto inglese e del fallimento della May per tentare un’ iniziativa con l’obiettivo di tentare di fare restare la Gran Bretagna nell’Unione.Tanto più che se dovesse esserci una Brexit senza accordo le conseguenze sarebbero pesantissime per la Gran Bretagna e per l’Unione europea. Colpisce che esponenti politici definiti europeisti restino in silenzio, quasi dimenticando che l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione sarà comunque un suo serio indebolimento e quindi occorre fare di tutto per evitarlo. Le famiglie politiche europee dovrebbero incoraggiare la politica britannica a sottoporre di nuovo a referendum l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione. Se c’è una possibilità come questa il tempo è adesso. Questo non è altro dai nostri problemi, perché se dopo il segnale forte e preoccupante del voto appena concluso le classi dirigenti europee continueranno ad agire come se nulla fosse accaduto il destino dell’Unione potrebbe venirne compromesso per il prevalere di paure, egoismi, assenza di disegno strategico e di assi fondanti.  Ad esempio o l’Europa è sociale o non è, come dicevano le sinistre in un recente passato.

3)Prendiamo il rilancio della flat tax da parte della Lega, che si sente tanto forte da dettare la linea alla maggioranza giallo verde, incontrando da sola il Ministro dell’Economia. La questione importante non è tanto rispondere all’UE che chiede conto delle risorse per sostenere la scelta della Flat tax, visto che già ora il bilancio pubblico italiano sta superando il deficit corrente concordato, quanto è decisivo mettere in discussione la qualità e gli obiettivi della manovra proposta: infatti la Flat tax è a favore dei più ricchi, regala cifre consistenti ai redditi più alti e in particolare a quanti non sono lavoratori dipendenti e pensionati o senza lavoro. È una scelta regressiva e per di più anticostituzionale perché ilsistema fiscale deve essere progressivo, non solo proporzionale: chi più ha più paghi. Sotto le false insegne della riduzione delle tasse passerebbe in realtà una drastica redistribuzione della ricchezza e dei redditi dal basso verso l’alto. Per rispondere alla Lega occorre avanzare una contro proposta di riduzione fiscale a favore dei lavoratori dipendenti, dei pensionati e dei redditi più bassi, senza dimenticare che non è risolta la contraddizione degli incapienti, cioè dei redditi che sono troppo bassi per beneficiare degli sgravi fiscali. Una riforma fiscale progressista in Italia è indispensabile. Ormai il sistema fiscale italiano è drammaticamente incoerente, incapace di raccogliere e redistribuire. A questa riforma nazionale va strettamente collegata una forte richiesta di chiudere la fase della concorrenza sleale interna tra stati europei, condotta attraverso i paradisi fiscali, le legislazioni più favorevoli per imprese e persone:Tutte queste misure sono adottate in esplicita concorrenza con gli altri paesi. Da una politica fiscale corretta, di redistribuzione del reddito verso il basso dipende l’altro corno del problema della ripresa economica che è il rilancio degli investimenti pubblici e privati, che deve avvenire sulla base din un criterio di fondo: lo stato ti aiuta solo se risponde ai programmi e agli obiettivi pubblici, se investi seriamente e se rispetti il ruolo del lavoro. Niente più soldi a pioggia, ma solo fondi mirati e condizionati ad obiettivi. Se sono necessarie scelte costose di cambiamento occorre trovare le risorse necessarie per finanziare gli interventi e quindi occorre avere il coraggio di dire senza ambiguità che i patrimoni e i redditi più alti debbono contribuire maggiormente a finanziare questa svolta. Esattamente il contrario di quanto propone la Lega, che toglie risorse ai redditi medio bassi per redistribuire verso l’alto. In sostanza il problema è invertire la tendenza alla divaricazione tra i redditi con un’azione di riequilibrio forte accompagnata da un sostegno a investimenti pubblici e privati per l’occupazione. Per questo occorre anche un rilancio forte, sostenuto da innovazioni tecniche e politiche, della lotta all’evasione e all’elusione. Sarebbe un errore di fondo arretrare da questa piattaforma riformatrice e lasciare alla Lega il ruolo di promotore di novità, non potrebbe che derivarne un ruolo difensivo. E’ proprio sul terreno del rinnovamento e dell’innovazione riformatrice che occorre portare la sfida e il fisco sarà il primo banco di prova.

La Lega rilancia il condono richiamandosi esplicitamente a Tremonti che nel 2002 promosse un condono tombale, perfino sull’Iva. Del resto tanti voti sono andati alla Lega per la massa di condoni promossi dalla maggioranza giallo verde. Una stima parla di ben 14 milioni di persone coinvolte dai condoni attuali, una cifra impressionante. Condoni la cui conseguenza è stata mettere l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza in difficoltà a dedicare risorse umane alla lotta all’evasione. Del resto anche l’Inps ha dovuto ritardare il pensionamento ordinario per accelerare l’erogazione del reddito di cittadinanza.

4)Un progetto fiscale è un pilastro di un’alternativa politica a questa maggioranza ed è la condizione per dare maggiore equità ad un paese gravemente squilibrato e per trovare le risorse per rilanciare economia, ambiente ed occupazione. Per realizzarlo occorrono riforme sostanziali e un orizzonte europeo nuovo e forte, di cui oggi non c’è traccia. Così si uscirebbe da una crisi di credibilità del progetto europeo, che se dovesse continuare, aggravato dall’incapacità di intervenire nei punti salienti come la Brexit, potrebbe entrare in crisi non per responsabilità di uno sforamento dei conti pubblici ma per l’incapacità di ricostruire i connotati di un’Europa sociale, alternativa alle tentazioni disgregatrici, che non si fermeranno solo perché il voto europeo c’è già stato

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