Al Senato i 5Stelle disciplinati votano ogni schifezza della Lega. Intanto, il governo annuncia tagli alla sanità, mentre Salvini sfida chiunque gli dica di no

Al Senato i 5Stelle disciplinati votano ogni schifezza della Lega. Intanto, il governo annuncia tagli alla sanità, mentre Salvini sfida chiunque gli dica di no

 M5s e Lega trovano un modo di andare avanti, al momento, ratificando una intesa sul  decreto sblocca-cantieri ma alleggerendo le norme sul codice degli appalti (che la Lega voleva inizialmente azzerare per due anni) e inserendo alcune deroghe di compensazione. A ore il voto del Senato. Ancora tensione invece alla Camera, sul dl crescita, il cui esame è stato rinviato alla settimana prossima. Intanto, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, riceve al Quirinale il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, in vista della presentazione della relazione annuale Anac, e nei giorni passati molto critico verso il decreto all’esame di Palazzo Madama.

L’Aula vota per tutta la giornata diligentemente tutti gli emendamenti in modo conforme alla volontà della maggioranza, senza alcuno scossone, a partire dal controverso ‘superemendamento’ che modifica il codice degli appalti. Durante la campagna elettorale questo passaggio aveva acceso gli animi all’interno della maggioranza, provocando scontri violenti tra Lega e Cinque Stelle. Oggi, invece, dopo il lavoro di mediazione da parte dei due capigruppo, Stefano Patuanelli e Massimiliano Romeo, il testo piace a tutti. Da un lato il Carroccio rivendica il merito di velocizzare la burocrazia, dall’altro, i Cinque Stelle assicurano che grazie a loro non sono state toccate le procedure di controllo e di garanzia. Insomma, malgrado sia un proposta fortemente voluta dalla Lega, i pentastellati sottolineano convinti che “non ci sono vincitori o vinti”, ma che, come ricorda Patuanelli, “ha vinto l’impegno di aiutare i cittadini”, e la volontà ormai maggioritaria tra i parlamentari pentastellati di evitare come la peste le elezioni anticipate. Sempre il capogruppo 5S, mette infatti in evidenza che nel testo si “elimina per sempre il massimo ribasso nelle gare”, affermazione negata dai sindacati, e in particolare dalla Cgil, per la quale quell’emendamento è pura “follia”.

Secondo il Pd, invece, si tratta di un “testo pasticciato”, che, come attacca Franco Mirabelli, “non velocizzerà i cantieri, non sbloccherà un bel niente e diminuirà le tutele di legalità e di sicurezza sul lavoro”. Con le modifiche introdotte dal ‘superemendamento’, si interviene in particolare sul delicato tema del subappalto, per il quale viene fissata la soglia 40%, e si introduce la sospensione fino al dicembre 2020 di alcune norme del Codice degli appalti: l’obbligo per i Comuni non capoluogo di provincia di non avvalersi delle stazioni appaltanti centralizzate; l’obbligo di scegliere i commissari tra gli esperti iscritti all’Albo istituito presso l’Anac; infine è estesa la possibilità di ricorrere all’appalto integrato. Salta invece il fondo salva-imprese (ritirato l’emendamento M5s) per tutelare le imprese subappaltatrici in caso di crisi dell’appaltatore, mentre in linea con quanto deciso dalla maggioranza, è ‘depotenziato’ ad ordine del giorno l’emendamento della Lega sul commissariamento delle opere prioritarie. Arriva infine ‘Italia infrastrutture’ per accelerare la cantierizzazione delle opere, mentre per gli appalti nello sport la società Sport e Salute, ex Coni Servizi, ottiene la qualifica di centrale di committenza, assorbendo anche le risorse del fondo ‘Sport e periferie’.

Nel frattempo, qualcosa si muove sul fronte della spesa pubblica. A danno dei cittadini, ovviamente. I due miliardi di aumento del Fondo sanitario nazionale (Fsn) nel 2020 e il miliardo e mezzo in più per il 2021, promessi dalla legge di Bilancio sulla base di un preciso accordo tra Regioni e Governo, rischiano di saltare. O quantomeno non sono più una certezza: le risorse aggiuntive, che porterebbero il Fsn rispettivamente a 116,4 miliardi il prossimo anno e a 118 miliardi scarsi nel 2021, saranno erogate ‘salvo eventuali modifiche che si rendessero necessarie in relazione al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica e a variazioni del quadro macroeconomico’. Questa la clausola inserita all’articolo 1 della bozza del Patto per la salute su cui oggi i tecnici delle Regioni hanno avuto un incontro al ministero guidato da Giulia Grillo. Una riunione-lampo: gli aumenti del Fondo sono da sempre, dal punto di vista dei governatori, la condizione necessaria per aprire qualunque trattativa sui contenuti del “Patto”. “Non vi azzardate a tagliare sulla sanità. Faremo le barricate per tutelare la salute” scrive su Twitter il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, a proposito dell’allarme giunto dalle Regioni sul rischio di tagli al Fondo Sanitario Nazionale. “Nella bozza di testo del nuovo Patto della Salute inviata dal ministero della Salute non vi è certezza del livello di finanziamento, anzi contrariamente a quanto richiesto dalle Regioni, si subordina il finanziamento del prossimo anno alla variazione del quadro macroeconomico”, ha spiegato l’assessore alla Sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio, Alessio D’Amato a margine della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni: “Ovvero,si sta preparando il taglio di 2 miliardi al fondo sanitario nazionale. Un colpo mortale alla sanità ed al diritto alla salute. Le Regioni nel documento di avvio del Patto hanno sempre sostenuto l’esigenza di avere un quadro certo dei finanziamenti senza condizionamenti. Il testo proposto dal ministero apre la strada al taglio del Fondo sanitario nazionale. E’ necessario che il governo chiarisca”.

Ma anche sul fronte delle forze dell’ordine non va affatto bene, mentre il ministro è in tutt’altre faccende affaccendato. Il sindacato della polizia della Cgil costruisce un contatore virtuale sui giorni senza contratto di lavoro per le forze di pubblica sicurezza ed evidenzia infatti che “il ministro dell’Interno Matteo Salvini si è sempre fatto portavoce delle istanze della Polizia. Anzi, il suo mantra è da sempre stato quello della maggiore sicurezza e della maggiore attenzione alle forze dell’ordine. Eppure il sindacato di polizia del Silp ha denunciato una costante inerzia del governo per quanto riguarda il contratto delle forze dell’ordine”, scrive in una nota Daniele Tissone, segretario generale del sindacato. “Poliziotti, penitenziari, carabinieri, finanzieri e militari sono da 155 giorni senza contratto di lavoro. Abbiamo deciso di ricordare ogni giorno al governo – continuano dal Silp – questa situazione inaccettabile con un contatore pubblicato nella home page del nostro sito internet che ogni giorno si aggiornerà e accompagnerà il nostro percorso mobilitazione. Al 5 giugno, dunque, i giorni di inerzia del governo sono diventati già 155. Il contratto di lavoro dei poliziotti è scaduto a dicembre e da allora si attende un rinnovo che possa tener presente le nuove condizioni di lavoro delle forze dell’ordine, oltre alla perenne e atavica questione del riordino delle carriere per il quale il governo non ha predisposto abbastanza risorse necessarie a portare a termine l’operazione”.

E ancora a proposito del ministro dell’Interno, è l’associazione dei magistrati che interviene con una dura nota a tutela e difesa di due magistrate colpevoli di aver fatto il loro dovere, ma accusate da Salvini di non essere state autonome né imparziali in sentenze che riguardano provvedimenti del Viminale. L’Anm sottolinea che le precisazioni del ministro dell’Interno Matteo Salvini non bastano. L’associazione nazionale dei magistrati, infatti, esprime “sconcerto” per gli “attacchi alla persona del giudice Luciana Breggia, presidente della sezione specializzata in materia di immigrazione del Tribunale di Firenze. Per questo chiediamo che il Csm effettui tutti i passi necessari a tutela della collega, dell’autonomia e indipendenza della giurisdizione”. E aggiunge: dopo “un provvedimento collegiale che ha dichiarato inammissibile il reclamo del ministero dell’Interno si è ipotizzato l’intento ‘politico’ del giudice, diretto a disapplicare norme di legge, a fronte di un provvedimento sgradito”. La critica, in sostanza, “non si è rivolta al contenuto del provvedimento, ampiamente motivato, ma alle supposte ‘idee politiche del giudice’ ed alla sua partecipazione a convegni, peraltro di carattere scientifico, in ragione dei partecipanti e dei relatori, evidentemente loro sgraditi”. Inoltre “il post pubblicato su Facebook dal ministro Salvini” sul tema, “è stato seguito da commenti contenenti insulti e minacce, che non risultano essere stati rimossi”. Per l’Anm “l’attività interpretativa è l’essenza dell’attività giurisdizionale, da esercitare sempre in armonia con le norme che hanno natura sovraordinata, costituzionali o sovranazionali, ed è inaccettabile che la critica non sia rivolta al merito del provvedimento, ma alle supposte opinioni del giudice”.

E infine, dulcis in fundo, la giornata di Salvini si conclude col solito attacco alle istituzioni europee. “Gli italiani e i miei figli vengono prima di Bruxelles”, afferma Salvini promettendo che ‘quota 100′ non sarà toccata. “Conte ha la mia totale fiducia. Ovviamente il voto degli italiani chiede un cambio di marcia in Europa. Basta guardare i numeri. E’ chiaro che la politica dei tagli e della precarietà porta la gente ad essere disoccupata. Noi vogliamo gentilmente chiedere all’Europa di usare per gli italiani i soldi degli italiani sotto forma di diminuzione delle tasse”. Al Colle monitorano con grande attenzione la situazione e l’evolversi della trattativa, hanno registrato l’ammorbidimento dei toni da parte degli esponenti del governo M5s-Lega e attendono i prossimi passaggi europei. Da tempo è nota la preoccupazione del presidente per l’andamento dell’economia reale e dei conti pubblici, sottolineata anche durante i recenti colloqui con il premier Conte e il vicepremier Di Maio. In merito agli incontri ancora in calendario, c’è grande attesa per il faccia a faccia Salvini-Di Maio dopo la telefonata di chiarimento, avvenuta ieri. Il ministro dell’Interno ha dato come disponibilità domani e dopodomani e la data giusta potrebbe essere proprio domani, visto che il giorno seguente non si dovrebbe tenere la riunione del Consiglio dei ministri slittata alla prossima settimana e che quindi Salvini potrebbe rimanere al Centro-Nord (domani sera sarà già a Prato per un comizio). Sempre domani è aperta la finestra per un eventuale passaggio del leader della Lega al Quirinale dopo che Sergio Mattarella nei giorni scorsi ha ricevuto Conte e Di Maio. Ma nessuno di questi incontri viene al momento confermato come fissato. Insomma, non è il caso, per Salvini, di togliersi l’elmetto né la felpa.

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