Torino, Salone del libro. Hanno vinto le ragioni di Halina Birenbaum, testimone dell’Olocausto. L’editore di Casapound Altaforte è fuori

Torino, Salone del libro. Hanno vinto le ragioni di Halina Birenbaum, testimone dell’Olocausto. L’editore di Casapound Altaforte è fuori

“Tra le ragioni di una testimone attiva dell’Olocausto e quelle di Altaforte è necessario far prevalere le prime, ricordando che Torino è insignita della medaglia d’Oro al valor Militare per la Resistenza contro il nazifascismo. Revochiamo quindi l’ammissione di Altaforte al Salone del Libro” si legge sul profilo Facebook del Salone Internazionale del Libro di Torino, che conferma quindi di aver accolto la richiesta di Comune e Regione. “Oggi Halina Birenbaum, testimone attiva dell’Olocausto, invitata a tenere una lezione agli studenti – si precisa – ha dichiarato che non sarebbe entrata al Lingotto se la casa editrice Altaforte avesse avuto uno stand al Salone del Libro  e avrebbe anzi tenuto la sua lezione fuori dal Salone. Siamo d’accordo con la Regione Piemonte e il Comune di Torino, che ci hanno chiesto di revocare l’ammissione della casa editrice Altaforte: tra le ragioni di una testimone attiva dell’Olocausto e quelle di Altaforte è necessario far prevalere le prime”.

“Si tratta di una decisione politica: una scelta di campo” ha detto il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, sulla decisione della Città di Torino e della Regione di chiedere agli organizzatori del Salone del libro la rescissione del contratto con l’editore Altaforte.”Ogni mediazione non è stata possibile, e io dico comprensibilmente. Bisognava scegliere se lasciare fuori dal Lingotto Halina Birenbaum, testimone dell’Olocausto, che deve tenere una lezione agli studenti, e stare dentro con chi ne nega l’ esistenza: un’opzione inaccettabile per la storia democratica di Torino, del Piemonte e dell’Italia”, ha detto Chiamparino. Pronti a far fronte a una causa dell’editore Altaforte contro il Salone del libro? “Si. Tutte le decisioni le abbiamo prese con gli organizzatori del Salone. Poi noi ci assumiamo la responsabilità politica della decisione. Pensiamo che il Salone del libro debba mandare messaggi coerenti con la storia e la tradizione della città. Con la lettera inviata per chiedere la rescissione del contratto con Altaforte, ci assumiamo noi le responsabilità”. Così il presidente della Regione Piemonte risponde ai cronisti alla domanda se le istituzioni sono pronte a fare fronte a un contenzioso legale con l’editore Altaforte, che annuncia che farà causa se sarà rescisso il contratto col Salone del libro. E’ una lettera cofirmata da Regione Piemonte e Comune di Torino.

“Sono molto contento. E’ un principio comune di democrazia. Sono contento anche che siano stati gli scrittori, gli editori e il Comitato editoriale a supplire al ruolo della politica, ma finalmente la politica si assume le sue responsabilità” ha commentato Christian Raimo, che si è dimesso da consulente editoriale innescando una reazione a catena, alla fine del reading teatrale che stasera ha inaugurato in una serata plumbea il Salone del Libro 2019 alle Officine Caos. “Spero venga tolto anche il gazebo davanti alla famiglia rom a Casal Bruciato a Roma” ha aggiunto Raimo.

Polacchi, dal canto suo, annuncia che in caso di rescissione farà causa “con i migliori avvocati civilisti d’Italia” e accusa la sindaca di occuparsi di lui invece che della crisi della città e attacca: “A sinistra esiste un antifascismo militante che diventa una mafia”. L’editore di Altoforte ironizza ringraziando “i vari Raimo, Zerocalcare, Wu Ming e tutti quelli che si sono sfilati dal Salone del libro, loro pensavano di farci un torto sabotandoci”, e invece gli hanno fatto pubblicità: “Sappiamo che Salvini verrà votato da un italiano su tre, quindi, anche in ottica commerciale, non dico che lo compreranno uno su tre, ma sarà un best seller”. Lo difende il segretario nazionale di CasaPound, Simone Di Stefano, che presentando a Milano la propria candidatura alle Europee schiera accanto a sè proprio Polacchi, che della ‘tartaruga frecciata’ è coordinatore lombardo. “E’ solamente l’espressione libera di un’opinione”, minimizza Di Stefano, “sono dichiarazioni similari a quante fatte in 15 anni da Casapound, se mirassimo a sopprimere la democrazia saremmo già stati sciolti”. Toccherà alla magistratura torinese decidere, e non solo a quella.

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