Sea Watch. Il ministro dell’Interno ha provato ad attaccare e intimidire l’autorità giudiziaria. Creando un pericoloso clima di odio nel Paese

Sea Watch. Il ministro dell’Interno ha provato ad attaccare e intimidire l’autorità giudiziaria. Creando un pericoloso clima di odio nel Paese

Il ministro degli Interni Matteo Salvini – nel mentre, domenica sera, collegato da Firenze con la trasmissione “Non è l’Arena” su “LA7”, affermava perentoriamente che “negherà lo sbarco” dei migranti dalla “Sea Watch” e che “nessuno deve scendere da quella nave” – apprendeva, da un lancio ANSA che il procuratore della Repubblica di Agrigento Luigi Patronaggio, da alcuni minuti, stava facendo sbarcare dalla nave i 47 migranti – (che fuggivano dalla guerra, dalla miseria e da violenze di ogni tipo) – avendo ordinato alla p.g. (finanza e guardia costiera) di sequestrare la nave e far scendere tutti, sbarco cui assisteva, in diretta televisiva, un incredulo, e poi furioso, ministro. Con tale intervento, Patronaggio, non solo ha ribadito l’autonomia della magistratura, quanto ha riaffermato il primato dello Stato di diritto a fronte di un evidente abuso dell’esecutivo. Chi scrive già in occasione dell’analoga vicenda della nave “Diciotti” (agosto 2018), aveva osservato che la Procura di Agrigento – pur avendo legittimamente incriminato il ministro degli Interni per sequestro di persona e abuso continuato di atti di ufficio – non aveva ordinato lo sbarco dei migranti pur essendo ben possibile emettere un “provvedimento legalmente dato per ragioni di giustizia”, previsto dall’art. 650 del cod. pen. per dare attuazione al diritto obiettivo ed impedire che i reati di sequestro di persona e di abuso di ufficio perdurassero e, comunque, fossero portati a conseguenze ulteriori.

Oggi, il P.M., con il disporre il sequestro della nave e lo sbarco dei migranti, ha posto fine ad un perdurante comportamento adottato in violazione di legge. Invero, il ministro degli Interni: a) non ha alcun potere di chiudere i porti, facoltà di competenza del ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture da cui, tra l’altro, dipendono le Capitanerie di porto; b) ha emesso illegittime direttive (addirittura, “ad navem”) che mirano a bloccare quelle navi che abbiano soccorso migranti fuori dalle acque italiane; direttive che – oltre ad essere in contrasto con gli artt. 11 e 13 della Costituzione che tutelano, rispettivamente, il diritto di asilo e la libertà personale – sono state duramente criticate dall’Alto Commissariato ONU per i diritti umani, che ne ha chiesto la revoca in quanto violano diritti fondamentali, in particolare il principio di non respingimento”, nonché trattati e convenzioni internazionali, tra cui quella ONU sui diritti del mare che prevede l’obbligo di salvare chiunque sia in difficoltà e di sbarcarlo in un porto sicuro. Le Nazioni Unite si sono spinte fino a chiedere che il Governo non approvi il decreto di sicurezza bis predisposto dal ministro degli Interni, (e che lo stesso vuole approvare a tutti i costi), ed hanno chiesto di sapere quali passi intenda compiere il Governo per allineare le politiche migratorie con gli obblighi di rispetto dei diritti umani”.

A fronte della legittima iniziativa dell’A.G. si è registrata la scomposta reazione del Salvini il quale – dopo la inutile e ripetitiva frase se qualche Procuratore intende fare il ministro si candidi alle elezioni – ha minacciato: sono pronto a denunciare per favoreggiamento della immigrazione clandestina chiunque sia disponibile a far sbarcare gli immigrati irregolari su una nave fuorilegge. Questo vale anche per organi dello Stato: se questo Procuratore autorizza allo sbarco io vado fino in fondo”. La grave affermazione ha suscitato la dura reazione di magistrati e costituzionalisti. Gaetano Azzariti ha incisivamente osservato che il ministro sta accusando la magistratura di attività eversiva e va ben oltre la critica all’esercizio della funzione giudiziaria che ha portato la Procura di Agrigento ad intervenire”, e che quella di Salvini può ritenersi una impropria interferenza nei confronti del potere giudiziario in quanto azione finalizzata a fermare o condizionare le indagini in corso”. E, forse, non è un caso che uno degli articoli del decreto sicurezza bis – quello che attribuisce la competenza delle inchieste sulla immigrazione clandestina solo alle direzioni distrettuali antimafia (DDA) – toglierebbe alla Procura di Agrigento tutte le indagini, alcune delle quali puntano molto in alto.

Ora, poiché i continui atti autoritari e intimidatori posti in essere dal tracotante ministro di polizia non sono più accettabili e stanno creando un pericoloso clima di odio nel Paese, (manifestazioni in varie città e, da ultimo, gli scontri di Firenze), è forse giunto il momento che ad andare “fino in fondo sia il Parlamento – (che lo ha già salvato ingiustamente dal processo richiesto dal Tribunale dei Ministri di Catania per la vicenda della nave “Diciotti”) – consentendo ai magistrati di trarlo al giudizio di un Tribunale che – in attuazione del precetto costituzionale secondo cui “la legge è uguale per tutti” – valuti se nei suoi comportamenti siano ravvisabili estremi di reato, e segnatamente l’abuso continuato in atti dell’ufficio.

*Antonio Esposito, già presidente di Sezione della Corte di Cassazione

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