Roberto Bertoni. I giovani, la storia e il futuro

Roberto Bertoni. I giovani, la storia e il futuro
Mi unisco, nel mio piccolo, all’appello lanciato da Liliana Segre e Andrea Camilleri in difesa delle ore di storia a scuola e della presenza del tema storico alla Maturità. Premesso che, a parer mio, l’esame di Maturità andrebbe modificato radicalmente, finché resta così com’è la traccia di storia non può essere eliminata. Allo stesso modo non può essere ridotta l’attenzione riservata a una materia che costituisce la chiave di volta di una cittadinanza compiuta. Non sarà maestra di vita come sosteneva Cicerone. Probabilmente aveva ragione Gramsci, il quale, anche in carcere, non aveva smarrito il senso dell’umorismo, sostenendo che “la storia è maestra ma non ha scolari”. Fatto sta che anche il pensatore di Ales sarebbe stato concorde nel ritenerla un caposaldo del nostro vivere civile, la cui conoscenza è imprescindibile se si vuole combattere ogni forma di fascismo e contrastare i pericoli che corre ogni giorno la democrazia.
Ed è proprio questo il punto, il fremito che deve sentire ciascuno dei nostri ragazzi: una scuola che non forma, non prepara, non chiede abnegazione, sacrificio e impegno non è una scuola amica ma una trappola. E le ore di finta libertà guadagnate negli anni dell’adolescenza sono destinate a trasformarsi in una vera e propria prigione negli anni in cui si è chiamati a costruire la propria vita e il proprio destino. Del resto, fu Calamandrei, uno dei padri della Costituzione, a porre l’accento sulla necessità di una scuola autorevole, seria e formativa, al fine di trasformare i sudditi in cittadini, e il discorso sui luoghi della Resistenza altro non è che un omaggio alla storia e ai suoi valori, all’importanza di conoscerla, capirla e, se permettete, amarla. Solo così, infatti, si può evitare di ripetere gli errori del passato ma, soprattutto, solo così si può costruire un avvenire migliore per la comunità nel suo insieme.
Lo studio della storia è, dunque, essenziale, in particolare in un mondo sempre più complesso, nel quale, più che la storia, bisognerebbe studiare le storie, anche in lingue diverse dalla nostra, per comprendere la globalità dei problemi e quanto il dibattito si svolga ormai a livello internazionale, con possibili soluzioni non poi così dissimili da un paese all’altro, comprese le nazioni poste a distanze un tempo considerate siderali e oggi colmabili con una decina di ore d’aereo. Studiare la storia è come leggere un libro (le due cose vanno vanno di pari passo): è un viaggio nel tempo, un sentirsi protagonisti, un essere al centro del dibattito pubblico, di un qualcosa di più grande di noi e, per questo, di unico e meraviglioso. È sedersi al tavolo con Cavour e visitare i campi di battaglia della Prima guerra mondiale, è sentire i canti disperati dei soldati in trincea e conoscere da vicino il tormento di Auschwitz, è una sensazione profonda e bellissima, un atto d’amore nel senso più puro del termine.
La storia non è solo una materia scolastica: guai se qualche insegnante la considera in questi termini. La storia è la nostra carta d’identità collettiva, è ciò che siamo come popolo e come umanità, è già il nostro futuro ed è la compagna di vita del nostro presente. Privare i giovani dello studio della storia è come amputare loro un braccio o una gamba, è come togliere loro la voce, è come condannarli al silenzio della sconfitta e della resa, è l’inizio di una forma di dittatura che non ha colore politico ma non per questo è meno devastante: la dittatura dell’ignoranza e di una miseria al tempo stesso morale e materiale.
Pertanto, mi auguro di cuore che siano proprio i ragazzi a chiedere che non sia sottratta loro l’aria di cui hanno bisogno per respirare e, più che mai, che essa non venga sostituita dai gas di scarico dell’odio, della barbarie e dell’oblio che impestano questa stagione, provocando un numero spaventoso di vittime. So che sto esprimendo un sogno, forse un’utopia ma so anche, per averli visti con i miei occhi, che sono stati proprio i più giovani, negli ultimi mesi, a ricordare al mondo quanto sia importante rivoluzionare il modello sociale e di sviluppo nel quale siamo immersi. Forza ragazzi, fatevi sentire! Raccogliete il testimone da due straordinari protagonisti di quasi un secolo della nostra storia e siate davvero il cambiamento che volete vedere nel mondo, a cominciare dai banchi di scuola.
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