Roberto Bertoni. Di nuovo in piazza la generazione verde

Roberto Bertoni. Di nuovo in piazza la generazione verde

Ancora in piazza la generazione verde, tanto che ormai potremmo ribattezzarla “generazione Thunberg”, dal nome della giovane e coraggiosa attivista svedese che da quasi un anno si batte contro i cambiamenti climatici. È interessante seguire questi ragazzi nelle loro manifestazioni globali, in tutte le strade e le piazze nelle quali si radunano, perché potrebbero costituire un argine decisivo nella sfida ai populismi, ai nazionalismi e ai sovranismi xenofobi che stanno mettendo a repentaglio il nostro sistema democratico.

Scendono in piazza per un altro sciopero studentesco volto a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle conseguenze dei cambiamenti climatici, non si fermano e non si rassegnano di fronte agli insulti e alle maldicenze delle frange più retrive dell’opinione pubblica, continuano a scendere in piazza e a dire la loro, in un momento decisivo per le sorti dell’Unione Europea. Ed è a questa generazione cui dovrà guardare il prossimo presidnte della Commissione, chiunque esso sia, se non vorrà fallire miseramente: dovrà porre il tema dei cambiamenti climatici al centro dell’agenda, dovrà coinvolgere effettivamente questi ragazzi nelle proprie scelte, dovrà incentivare e valorizzare il protagonismo giovanile, dovrà sporcarsi le mani ed essere il primo a scendere in piazza al loro fianco, altrimenti questo pianeta non avrà un futuro e, soprattutto, l’Europa smarrirà il proprio ruolo nel mondo. Abbiamo, infatti, già avuto modo di scrivere che nel Ventunesimo secolo il nostro continente o sarà un arbitro all’altezza della situazione o non sarà, nel senso che non avrà un ruolo, una dimensione, un posto nel mondo, una consistenza e un valore, schiacciato come finirà dai colossi che gli agiscono contro e lo pongono costantemente in minoranza.

Quando penso all’Europa, penso alla frontiera più avanzata del welfare e dei diritti, a un punto di riferimento per chi fugge dall’Africa in fiamme, peraltro anche e soprattutto per colpa nostra, a una grande famiglia senza frontiere di cui i giovani sono, per forza di cose, i protagonisti, in quanto toccherà a loro salvaguardarla e farla crescere, fino ad assumere quel ruolo di arbitro di cui abbiamo parlato poc’anzi.

Greta Thunberg e coloro che manifestano al suo fianco, da questo punto divisa, sono l’emblema dell’Europa come dovrebbe essere: aperta, democratica, solidale, antifascista, ecologista e ricca di valori da condividere e diffondere ovunque per ricostruire il nostro sfibrato tessuto sociale.

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