Primo Maggio. Mattarella: “il lavoro di qualità cresca nel Paese e in Europa”. Manifestazioni in tutta Italia, da Milano a Portella della Ginestra. Scontri a Torino

Primo Maggio. Mattarella: “il lavoro di qualità cresca nel Paese e in Europa”. Manifestazioni in tutta Italia, da Milano a Portella della Ginestra. Scontri a Torino

Un’Europa dei diritti e del lavoro: è stata la richiesta partita dagli oltre 30mila manifestanti riuniti a Bologna la cui piazza è tornata, dopo 17 anni, ad ospitare la manifestazione nazionale di Cgil, Cisl e Uil indetta per il primo maggio. Una festa del lavoro scandita dalle parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha ribadito la centralità del lavoro come diritto, e dall’appello del leader della Cgil Maurizio Landini all’unità sindacale e ai valori dell’antifascismo. Pacifico il corteo di Bologna, mentre a Torino ci sono state forti tensioni tra forze dell’ordine e manifestanti no Tav.  Il capo dello Stato si è soffermato soprattutto sul ruolo delle istituzioni nel creare il substrato indispensabile perché il lavoro di qualità cresca nel Paese e in Europa. L’Italia, ha sottolineato Mattarella, è in ritardo rispetto ai cambiamenti che investono il mercato e si muove con lentezza anche a causa del suo debito pubblico: “L’economia italiana, come del resto quella europea, si trova ad affrontare una congiuntura debole”, è l’analisi del Presidente della Repubblica: “Le incertezze, che derivano particolarmente da vari fattori internazionali e da tensioni sulle politiche commerciali, hanno costretto a una revisione al ribasso delle previsioni di crescita”. Questo per quanto riguarda il contesto generale. Ma, per l’Italia “a questo raffreddamento si aggiunge il peso obiettivo del debito pubblico, che impone cura e attenzioni particolari per rafforzare la fiducia degli investitori, per tutelare il risparmio degli italiani, per tenere in equilibrio programmi di spesa e finanziamenti realistici”. L’impegno delle istituzioni in questo senso, ha continuato, è un dovere costituzionale: “La nostra Carta Costituzionale riconosce il lavoro come bene sociale e impone alle istituzioni, a tutti i livelli, di compiere ogni sforzo per ampliare le opportunità occupazionali, per rimuovere le cause degli squilibri tra territorio, per accrescere le conoscenze, le competenze, gli investimenti necessari a uno sviluppo sostenibile. Si tratta di un dovere pubblico a cui non ci si può sottrarre”. Un compito che viene ricordato proprio dalla festa del Lavoro, “una festa della Repubblica e della Costituzione, la quale indica nel lavoro un fondamento di civiltà, condizione di autentica libertà personale, di autonomia delle persone nella costruzione del proprio destino”. Inoltre, “nel giorno in cui si celebra il lavoro e si discute delle sue incalzanti innovazioni, desidero esprimere la mia vicinanza a quanti lo cercano e ancora non riescono a ottenerlo, a chi lo ha perduto, a chi è occupato in modo precario o saltuario, a coloro i quali lavorano con una retribuzione insufficiente per sostenere se stessi e le proprie famiglie”.  Per questo l’auspicio di Mattarella è che siano “approntati strumenti adeguati per guidare il cambiamento” in corso con lo “sviluppo digitale, l’intelligenza artificiale, la robotica” a favore “della società, compresa la leva fiscale, visto che le tasse sui redditi da lavoro in Italia sono tre le più alte dei Paesi sviluppati”. Infine, il Capo dello stato si è rivolto alle parti sociali: “Un grande compito hanno le opinioni pubbliche e le forze espressive dei sindacati dei lavoratori, come quelli degli imprenditori, possono esercitare un ruolo importante, di protagonisti, al pari di quanto è avvenuto in momenti cruciali di avanzamento nella nostra vita nazionale, in cui sono stati capaci di interpretare gli interessi generali”. E dall’altra parte del Tevere anche papa Francesco ha dedicato alcune riflessioni alla giornata del lavoro. La disoccupazione è una “tragedia mondiale” per il papa, che al termine dell’udienza in piazza San Pietro ha parlato della festa del lavoro. “Oggi – ha detto Francesco – celebriamo la Memoria di San Giuseppe lavoratore. La figura dell’umile lavoratore di Nazareth ci orienti sempre verso Cristo; sostenga il sacrificio di coloro che operano il bene e interceda per quanti hanno perso il lavoro o non riescono a trovarlo. Preghiamo specialmente per quanti non hanno lavoro, che è una tragedia mondiale di questi tempi”.

Tensioni al corteo per il Primo maggio a Torino. Tafferugli si sono verificati tra manifestanti No Tav, da una parte, che da tempo avevano annunciato la loro presenza, e polizia e manifestanti del Pd, dall’altra. Polemiche avevano preceduto per giorni il tradizionale appuntamento di piazza, con i sindacati che avevano chiesto di evitare gli slogan Sì Tav. Circa 35mila le persone che hanno sfilato, insieme all’Anpi e le autorità, dalla sindaca Chiara Appendino ai candidati governatore alle Regionali di maggio: il presidente dem uscente Sergio Chiamparino, Alberto Cirio per il centrodestra e Giorgio Bertola del M5S, accompagnati da consiglieri ed esponenti locali. Duemila circa gli esponenti dei centri sociali e No Tav. Una prima carica è partita all’inizio della manifestazione da piazza Vittorio Veneto, con la polizia che è intervenuta con agenti in tenuta anti-sommossa per impedire, spiega la Questura, “che i più facinorosi si infiltrassero nel corteo” e raggiungessero la testa. Ci sono stati spintoni e cariche di alleggerimento, mentre i No Tav gridavano slogan come ‘Fuori gli sbirri dal corteo’. Poi, sotto i portici di via Po, a pochi passi dalla Mole antonelliana, diversi momenti di tensione ci sono stati tra No Tav e delegazioni del Pd. I primi hanno urlato frasi tipo ‘Fascisti’, ‘Andate via dal corteo’ e ‘Siete come Salvini’. I gruppi sono venuti in contatto e alcuni manifestanti con bandiere contro l’alta velocità Torino-Lione sostengono di essere stati feriti a cinghiate dal servizio d’ordine del Partito democratico. La polizia è intervenuta per separarli. Ancora, altre cariche ci sono state in via Roma, in prossimità di piazza San Carlo, dove era in corso l’intervento conclusivo dei sindacati. Gli antagonisti, secondo la Questura, hanno tentato di forzare il cordone di sicurezza, gli agenti sono intervenuti e sono stati raggiunti da bottiglie, aste di bandiera e altri oggetti. Diverse persone sono state ferite, non in modo grave, tra loro un agente e due donne No Tav, che sono stati medicati in ospedale. Nessuno è stato fermato.

Tre diversi cortei sono stati organizzati a Milano per celebrare il primo maggio. La giornata è iniziata con la consueta manifestazione dei sindacati confederali che hanno raggiunto piazza della Scala, dove c’è stato l’intervento dei segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, Elena Lattuada, Ugo Duci, Danilo Margaritella. Nel pomeriggio è partito da piazza XXIV maggio il corteo intitolato “primo maggio di Lotta Anticapitalista e Internazionalista” con alcune migliaia di persone dietro lo striscione dei Cobas con lo slogan “Proletari di tutto il mondo, uniamoci!”. Significativa la componente extracomunitaria tra i manifestanti. Poche decine di rider si sono trovati sotto la sede di Glovo Italia in viale Monza, chiedendo un incontro con i dirigenti e lasciando una bicicletta incidentata per poi raggiungere il terzo concentramento in Piazza Morbegno intitolato “Occupy Mayday, Occupy the future” dedicato al precariato con i centri sociali.

A metà pomeriggio, con il clou della manifestazione attesa dopo le 20, piazza San Giovanni a Roma va lentamente riempiendosi per il Concertone del Primo Maggio. I controlli ai varchi di sicurezza sono fluidi. La pioggia battente ha, a tratti, rovinato la festa, e tuttavia decine di migliaia di ragazze e ragazzi, arrivate e arrivati da tutta Italia resistono con coraggio.

“C’è poco lavoro a Napoli e nel Mezzogiorno. La cosa che preoccupa maggiormente è l’assenza di investimenti per creare lavoro di qualità”, afferma il segretario generale della Cgil di Napoli, Walter Schiavella, a margine della manifestazione organizzata da Cgil Cisl Uil in piazza del Gesù. “Da Napoli – ha detto Schiavella – vogliamo lanciare un forte grido di allarme e una forte mobilitazione che ci porterà il 22 giugno alla manifestazione nazionale sul Mezzogiorno che terremo a Reggio Calabria. Napoli e il Mezzogiorno debbono tornare al centro delle politiche di sviluppo del Paese”. “L’ economia può essere trainata da investimenti in infrastrutture materiali e immateriali e in politiche selettive di sostegno a quelle filiere capaci di creare occupazione di qualità e a quei settori, come il turismo, che vanno sostenuti con una politica organica e non da interventi spot. Determinante, in questo contesto, il ruolo delle istituzioni che non devono lasciare spazio alla litigiosità e alla voglia di protagonismo ma, al contrario, devono essere elemento fondamentale per la crescita del territorio”, ha concluso il segretario della Cgil Napoli.

Dall’ex Ilva, ora Arcelor Mittal, a Tap, le battaglie ambientali della Puglia in primo piano sul palco del concerto dell’1 maggio a Taranto. “Noi vogliamo vivere” ha detto dal palco una madre del rione Tamburi di Taranto, il quartiere vicino all’acciaieria, presentando sia il movimento “Tamburi Combattenti” che la manifestazione nazionale del 4 maggio a Taranto che, nel pomeriggio, vedrà un corteo snodarsi proprio dal quartiere e dirigersi verso la fabbrica siderurgica. Annunciata la presenza il 4 maggio di vari movimenti da altre regioni, dai No Tav del Piemonte al No Muos della Sicilia. “Tamburi Combattenti – ha spiegato la rappresentante del movimento – mette insieme lavoratori, lavoratrici, donne, madri, anche nonne ma qui, su questo palco, abbiamo voluto che fossero i nostri figli, i nostri bambini, a parlare perché abbiate ben chiaro cosa significano per noi i diritti negati. Noi tarantini vogliamo vivere e per questo vi invitiamo alla manifestazione del 4 maggio”. Sul palco del concerto dell’1 Maggio di Taranto, anche Alessandro Orsetti, padre di Lorenzo, il giovane fiorentino ucciso dall’Isis a marzo scorso in un’imboscata tesa durante una battaglia a Baghuz, in Siria. Lorenzo Orsetti combatteva nelle file delle milizie curde Ypg, legate al Pkk turco, contro i jihadisti dello Stato islamico. Era stato intervistato mesi fa da media italiani come un combattente volontario italiano a fianco dei curdi contro l’Isis. “Lorenzo lavorava, aveva tutta una serie di posizioni – ha ricordato il padre Alessandro portando la sua testimonianza -, però era molto critico rispetto a queste cose. Le conquiste del 1 Maggio sono sempre da realizzare, da portare avanti, da continuare e quindi io stasera porto questa testimonianza. Di un ragazzo, mio figlio, come questi ragazzi che, stanco di certe cose, è anche un po’ andato a cercarle da un’altra parte dove certi valori e certe cose sentiva che avevano un significato. Voglio poi ricordare che certe lotte, come contro l’antifascismo e il neoliberismo, non sono finite. La critica la portano avanti tutti questi ragazzi e tutti coloro che tentano di fare qualcosa di alternativo. C’è tanto da dire e da fare in questa Italia e io sono qui per questo”. Al concerto di Taranto anche la testimonianza, attraverso un video, di Pietro Marrone, comandante della nave Mar Ionio, della Ong Mediterranea, che ha recuperato e salvato un gruppo di migranti libici. “Il 18 di marzo abbiamo salvato a cento miglia a Sud di Lampedusa circa 50 libici, sono un ex pescatore come tanti, ho saputo, ce ne sono a Taranto, e da quello che posso dire da pescatore è questo: se vedete delle vite umane in mare, non guardate il colore ma il cuore di queste persone. Io ringrazio Taranto e tutti i cittadini di questo supporto che mi state dando, in questi giorni mi siete veramente vicini”.

Filcams Cgil, Udu Padova, Rete degli studenti medi Padova e Rete degli studenti medi Veneto hanno regalato una rosa ai dipendenti degli esercizi commerciali e supermercati rimasti aperti oggi nel capoluogo euganeo. Secondo Tommaso Biancuzzi, coordinatore della rete degli studenti medi Veneto, “chiediamo rispetto del valore delle persone, dei loro diritti e del loro lavoro. Affinché il Primo maggio sia la Festa di tutte le Lavoratrici e tutti i Lavoratori. Per questo abbiamo aderito a ‘Pane e Rose’, iniziativa che da tre anni vuole portare solidarietà a coloro che lavorano durante le festività”. “Una rosa come dono per chi è costretto a non poter festeggiare la festa dei lavoratori – ha aggiunto Pietro Notarnicola, coordinatore di Studenti Per-Udu Padova – tra cui anche tanti studenti universitari costretti a lavorare per mantenersi agli studi che non sono universalmente accessibili”.

”Ora più che ma il Primo maggio va valorizzato, perché solo con il lavoro possono essere ridotte le disuguaglianze sociali e rispettati valori costituzionali” afferma il segretario della Cgil di Pescara Luca Ondifero. ”Quanto all’Abruzzo dico che un pil a +0,1 non è meno diverso dallo 0, specie quando si ha una disoccupazione al 10%. Non credo che questo Governo nazionale sia in grado di risolvere le cose: la Cgil ha da tempo proposto un Piano straordinario del lavoro, con investimenti massicci per ammodernare questo paese. Non penso che spot o pioggia di soldi possano far uscire il paese dalla crisi”. Il sociologo De Masi ha proposto la riduzione dell’orario di lavoro: ”Se lo si riduce ad uno spot, no grazie. Non significa niente. A parità di condizioni di lavoro e di retribuzione, parliamone”.

Migliaia di persone hanno ascoltato e applaudito lo storico deputato comunista Emanuele Macaluso che, a 95 anni da poco compiuti, è intervenuto alla manifestazione organizzata dai sindacati a Portella della Ginestra luogo simbolo della lotta dei lavoratori dove il primo maggio del 1947 la banda di Salvatore Giuliano sparò contro la folla radunata per la festa uccidendo 11 persone. “La sinistra rischia di non capire più il senso delle lotte. Lotte per i diritti che significano lotte per il lavoro, contro la mafia e per la libertà. Mi sono formato politicamente e come uomo durante le lotte dei braccianti, degli zolfatari, degli operai. E sentivo la responsabilità enorme che ne derivava”, ha detto Macaluso più volte interrotto dagli applausi. “Questa sarà forse la mia ultima presenza qui a Portella. Volevo tornare qui oggi dove sono cresciuto politicamente”, ha aggiunto poi richiamando i valori della lotta alla mafia e dell’antifascismo che uccide la libertà. Decine i ragazzi che hanno chiesto allo storico esponente del PCI un selfie. Alla manifestazione sono intervenuti tra gli altri Salvino Petta, tra i superstiti della strage di Portella, e il segretario regionale della Cgil Enzo Campo.

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