Patrizio Paolinelli. Tre domande a… Giorgio Benvenuto. Dalle elezioni europee l’Italia esce indebolita

Patrizio Paolinelli. Tre domande a… Giorgio Benvenuto. Dalle elezioni europee l’Italia esce indebolita

Elezioni europee, successo della Lega, tonfo dei 5 Stelle, il PD secondo partito Se è d’accordo con questa sintesi, come la interpreta?

In primo luogo mi soffermerei sulla pesante sconfitta subita dai 5 Stelle perché mi sembra il dato maggiormente significativo emerso dalle elezioni. Le quali si sono consumate in un braccio di ferro in cui i 5 Stelle, ma di fatto anche il Presidente del consiglio, dovevano confermare la propria leadership. Invece nel bipolarismo 5 Stelle-Lega quest’ultima si è venuta a trovare in una situazione da 8 settembre rispetto al responso delle urne. Nell’azione di governo il famoso “contratto” altro non è risultato che un perorare ognuno le proprie cause. Dopo un anno di scarsi risultati i due contendenti, Salvini e Di Maio, sono andati a una resa dei conti e nella contrapposizione Di Maio e i 5 Stelle ne sono usciti con le ossa rotte. Il PD riprende slancio ma ha ancora dei margini di recupero se farà un discorso più allargato rispetto alle alleanze. Penso per esempio alla lista Bonino – dove dentro ci sono anche dei socialisti – alla lista dei Verdi e ad altri. Ma penso anche agli elettori del PD che si sono rifugiati nell’astensionismo e con cui va ripristinato un dialogo. In quanto alla Lega ritengo che il suo successo sia dovuto al fatto che ha dato delle risposte concrete a problemi sentiti dai cittadini, mente i 5 Stelle dicevano sempre no, no al Tav, no all’autonomia delle regioni e così via.

Oggi in Europa l’Italia conta di più o di meno?

Conta di meno perché il sovranismo ti può far vincere le elezioni ma poi è difficile che i sovranisti si mettano d’accordo tra loro in quanto ognuno pensa al proprio Paese e a nient’altro. Guardi il tema dell’emigrazione. I sovranisti sono tutti d’accordo a chiudere, ma ognuno per conto suo. L’Italia si trova dunque in grande difficoltà dinanzi a un futuro in cui presumibilmente non avrà la condizione favorevole che abbiamo avuto con tre nostri connazionali ai vertici delle istituzioni europee, mi riferisco alla Mogherini, a Tajani e a Draghi. Conteremo di meno anche per un altro motivo. Nel nuovo Europarlamento i sovranisti si troveranno all’opposizione perché se è vero che sono cresciuti è altrettanto vero che non hanno dilagato. Non è certo alzando la voce che otterranno concessioni rispetto ai temi di loro interesse. Perciò dovranno fare delle mediazioni. Quello che tuttavia mi preoccupa maggiormente dell’ascesa dei sovranisti è che non hanno una vera proposta di rilancio dell’Europa.

Nel nuovo Europarlamento popolari e socialisti non avranno la maggioranza e dovranno trovare degli alleati. Comunque vada, continueranno le politiche di austerity?  

Credo che anche tra i maggiori leader europei si stia facendo strada la consapevolezza che sull’austerity occorra un cambiamento. Un peccato che su questo tema durante la campagna elettorale non si sia insistito maggiormente perché i risultati delle politiche di austerity sono sotto gli occhi di tutti e in diverse realtà si sta rischiando la tenuta della coesione sociale. Se la situazione peggiora c’è il rischio dell’ingovernabilità. Credo queste elezioni imporranno una revisione delle restrizioni dei bilanci. Il problema è che ognuno tirerà la coperta dalla propria parte. Ma soprattutto la debolezza dell’Italia oggi è dettata dal fatto che bonificare gli effetti dell’austerity con politiche di sviluppo richiede forze politiche non dicano “Prima l’Italia”, “Prima la Polonia” e così via. I sovranisti immaginano una specie di Europa delle patrie. Ma non è questo approccio che si costruisce la solidarietà necessaria all’Unione. Oltretutto l’Italia ha bisogno dell’Europa. Lei pensi che siamo uno dei primi paesi a usufruire dei fondi europei per le infrastrutture. Quando sento qualche sovranista dire che in Europa si faranno rispettare mi chiedo: come?

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