Palermo. Giovanni Falcone, 27 anni dopo l’eccidio di Capaci. Il silenzio dinanzi all’albero. Le parole di Mattarella. I giovani: “andare avanti, contro la paura”

Palermo. Giovanni Falcone, 27 anni dopo l’eccidio di Capaci. Il silenzio dinanzi all’albero. Le parole di Mattarella. I giovani: “andare avanti, contro la paura”

Le note del “Silenzio” hanno sottolineato il momento più forte e dolente di questa giornata: ore 17.58, 27 anni fa il tritolo mafioso uccise Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonino Montinaro e Vito Schifani. Il raccoglimento, poi il lungo applauso. L’Inno d’Italia intonato da tutti e i palloncini liberati in aria. I loro nomi sono stati proclamati dai bambini davanti all’Albero Falcone dove sono confluiti i due cortei partiti dall’aula bunker dell’Ucciardone e da via D’Amelio. Migliaia gli studenti arrivati da tutta Italia, 1.500 quelli giunti a bordo della Nave della Legalità, e poi tanti palermitani, con i lenzuoli appesi sui balconi lungo il percorso. In marcia, tra gli altri, Maria Falcone, tenace custode della memoria del fratello, il presidente della Camera, Roberto Fico, il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, il fondatore di Libera, don Luigi Ciotti.

Il Presidente Mattarella, il sacrificio di Falcone e Borsellino è “divenuto motore di una riscossa di civiltà”

Una cerimonia, come di consueto, animata dalle migliaia di bambini e ragazzi, 1.500 dei quali giunti a Palermo, da Civitavecchia, con la nave della legalità per la manifestazione ‘PalermoChiamaItalia’, organizzata dal Miur e dalla Fondazione Falcone, guidata dalla sorella del giudice, Maria Falcone. A dare il segno dell’iniziativa è stato il capo dello Stato, Sergio Mattarella che, ricordando Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ha sottolineato che “il loro sacrificio è divenuto motore di una riscossa di civiltà, che ha dato forza allo Stato nell’azione di contrasto e ha reso ancor più esigente il dovere dei cittadini e delle comunità di fare la propria parte per prosciugare i bacini in cui vivono le mafie”. “Riscossa che ha già prodotto risultati importanti, ma deve proseguire fino alla sconfitta definitiva della mafia”, ha esortato. Parole condivise dal premier Giuseppe Conte, che ha deposto una corona d’alloro nelle stele che ricorda l’eccidio, gesto compiuto anche dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini: “L’obiettivo del governo è chiaro: fare terra bruciata alla mafia”. Ma a segnare la cerimonia sono state le assenze. A quelle annunciate alla vigilia dal governatore della Sicilia Nello Musumeci e dal presidente dell’Antimafia siciliana Claudio Fava s’è aggiunta quella di Leoluca Orlando. Dopo aver accolto il premier e il presidente della Camera, Roberto Fico, il sindaco ha lasciato il bunker senza entrare nell’aula per rimarcare la distanza dal ministro Salvini, preferendo raggiungere alcuni giovani radunati in piazza Magione, dove nacque Falcone.

Cafiero De Raho, procuratore nazionale antimafia: “Falcone continua a essere presente e darci tanta forza”

“Credo che recuperare quello che mafia ci ha tolto sia fondamentale. E Falcone ha creato tanto quando era in vita, a partire dal pool antimafia. Ma ci sta dando tanto anche oggi perché continua a essere presente e darci tanta forza. Cresce di giorno in giorno il numero di chi crede che la mafie verranno sconfitte e questo avverrà anche presto” ha affermato il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho intervenendo dal palco allestito davanti all’Albero Falcone, il ficus diventato un simbolo della lotta alla mafia. Poco prima ha preso la parola anche Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni: “Davanti a questa moltitudine di giovani, si sta verificando quello che lui ci aveva predetto: si stanno avverando le sue idee. Vi auguro che continuerete a partecipare anche in futuro pensando a Giovanni non solo come il giudice antimafia ma anche come l’uomo dello Stato che per quei valori si è sacrificato”. Sul palco anche il presidente della Camera, Roberto Fico e l’ex presidente del Senato, Pietro Grasso, già procuratore antimafia. “Se ti senti giù rialza la testa e vai avanti, con questo insegnamento porto avanti la sua memoria e il suo impegno come quello di Paolo Borsellino” ha detto l’ex presidente del Senato, Piero Grasso, dal palco dell’albero allestito sotto casa di Giovanni Falcone. Borsellino, ha aggiunto Grasso, “quando una settimana prima dell’attentato aveva saputo che l’esplosivo era arrivato anche per lui mi chiese un giudizio sui tanti palermitani che gli dicevano di andare via. Invece andò incontro alla morte consapevole di quello che stava accandendo. Come si può non seguire l’impegno di questi uomini? Ecco perché ci rivolgiamo ai giovani che sono la classe dirigente di domani. Le cose della vita cambiano, i ministri passano, ma i ragazzi sono sempre qui”.

La Cgil. Massafra, segretario nazionale: “La lotta alla mafia movimento culturale e morale”

“Per tenere alti i principi di democrazia, giustizia, legalità, ricordiamo anche quest’anno il coraggio di un grande magistrato, Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e degli agenti Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo, uccisi per mano di Cosa nostra”. È quanto dichiarato dal segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra. “Falcone con la sua forza riuscì – ricorda il dirigente sindacale – a dare una svolta alla lotta contro le mafie, favorì una presa di coscienza della società siciliana e non solo, e diede l’impulso a proseguire l’impegno contro fenomeni mafiosi e di corruzione. La lotta alla mafia, come sosteneva Falcone, non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, che coinvolga e abitui tutti a ‘sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità. Un monito – conclude Massafra – oggi più che mai necessario”.

Gli studenti di Milano prendono la parola a Palermo: “non vogliamo che la memoria sia strumentalizzata”

“Giovanni rappresenta per me la forza di andare avanti e l’ostinato senso di giustizia. Mi piacerebbe che la loro memoria si facesse impegno quotidiano”. A parlare è Stefano Ambrosoli, studente del ‘Carlo Porta’, nipote di Giorgio Ambrosoli, ucciso da Cosa nostra a Milano l’11 luglio 1979. Gli studenti milanesi prendono la parola durante le commemorazioni ufficiali per il 27esimo anniversario della strage di Capaci. Francesco Gnan del liceo ‘Beccaria’ riflette sul concetto di eroismo e di coraggio: “oggi voglio immaginare Falcone quando aveva la mia età e stava scegliendo a che università iscriversi. Io mi iscriverò a fisica, lui a legge. Credo sia la passione per ciò che si fa a renderci straordinari. Penso che Giovanni fosse una persona innamorata, appassionata e per questo straordinaria. Per me Giovanni era un eroe perché aveva il coraggio di ascoltare la sua coscienza e non tradirla nonostante le difficoltà. La sua stessa scelta di coraggio possiamo farla anche noi quando siamo chiamati a prendere una decisione”. Infine Angelica Antico, giovane studentessa del presidio Rita Atria del liceo Beccaria: “non vogliamo che la memoria sia strumentalizzata. Noi porteremo avanti gli ideali di tutti coloro che hanno dato la vita per difendere la Costituzione italiana. Loro per noi sono simboli perché hanno compiuto straordinariamente bene il loro lavoro. Dobbiamo andare avanti, contro la paura, perché insieme siamo più forti”.

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