Nuccio Iovene. La Sinistra di cui c’è bisogno è possibile e c’è soprattutto un popolo da cui ripartire e su cui contare

Nuccio Iovene. La Sinistra di cui c’è bisogno è possibile e c’è soprattutto un popolo da cui ripartire e su cui contare

Domani si voterà in tutta Italia per il rinnovo del Parlamento Europeo, in Piemonte per le elezioni regionali e in poco meno di quattromila comuni per i consigli comunali. Lo si fa in un clima politico pesante e pericoloso: il pestaggio di un giornalista a Genova da parte di alcuni poliziotti, mentre era in corso una manifestazione di protesta contro la presenza di CasaPound, nella città medaglia d’oro della Resistenza, è solo l’ultimo episodio frutto di un incitamento all’odio e alla violenza portato avanti dall’alto e diffuso a piene mani nei mesi passati. Lo scontro tra le forze che compongono il Governo, Lega e CinqueStelle, arrivato all’apice in queste ore, sta già lasciando il posto a dichiarazioni rassicuranti sulla tenuta della maggioranza e sul proseguimento dell’alleanza. Vedremo domenica sera se avrà funzionato ed in che misura il gioco cinico e spregiudicato condotto per tenere l’attenzione puntata in campagna elettorale, con l’obiettivo esplicito di fare il pieno di consensi ciascuno sulla propria area, delle due principali forze di Governo. Il Pd, ancora prigioniero delle sue contraddizioni e delle proprie scelte più recenti, non sembra essere riuscito a rompere questo gioco e imporre un’altra idea dell’Italia.

La sinistra è arrivata divisa e senza essere riuscita a capitalizzare quanto aveva raccolto ancora un anno fa. Dei ritardi e degli errori di cui essa si è resa responsabile ho parlato diffusamente nelle settimane passate in questo appuntamento settimanale e non è il caso di ritornarci ulteriormente sopra. Domenica comunque si vota e una scelta occorre farla. Pensando al risultato elettorale e soprattutto a quello che dopo le elezioni sarà utile e possibile fare. Al momento c’è una sola lista in Italia che si dichiara espressamente e chiaramente di Sinistra, che ha come riferimento la Sinistra Europea ed il GUE, il gruppo unitario della sinistra e dei verdi alternativi europei, che in questi anni hanno condotto una battaglia contro le politiche neoliberiste, contro l’insorgere dei sovranismi e dei rigurgiti delle destre estreme. Poteva certamente essere più ampia e più forte, ma c’è ed è da lì che occorre ripartire. Lo sbarramento del 4% è certamente un ostacolo, ma è superabile, così come lo è stato cinque anni fa. Penso che tutti quelli che hanno a cuore il progetto e la prospettiva di una Sinistra forte e radicata, unitaria e popolare, tutta ancora da costruire, non possano al momento che partire da qui. Cercando con un atto di generosità e di coraggio di affermare che La Sinistra di cui c’è bisogno è possibile e che c’è soprattutto un popolo da cui ripartire e su cui contare. Un popolo che deve dimostrarsi esigente, che deve pretendere un progetto ed una prospettiva. La mobilitazione per il clima, quelle del sindacato che si preannunciano per il prossimo mese, quelle contro il razzismo richiedono una sponda politica, un riferimento chiaro ed affidabile.

In queste settimane in tanti, rompendo gli indugi e le legittime preoccupazioni, a partire da Mimmo Lucano, il sindaco di Riace preso di mira da Salvini, hanno dichiarato che voteranno per La Sinistra. Ed io con loro. Perché non è il tempo della rassegnazione e perché dagli errori si può e si deve imparare. Mi sarebbe piaciuto che a questa battaglia, così difficile e controcorrente, evitando calcoli miopi, avessero preso parte i compagni e le compagne di Possibile, e il maggior numero di coloro che avevano partecipato all’esperienza di Leu, e mi auguro che così sarà nelle urne. Mi sarebbe piaciuto che Barbara Spinelli, eletta cinque anni fa nella lista L’Altra Europa con Tsipras, avesse fatto con tutti noi che la votammo un bilancio della sua esperienza in Europa e rivolto un invito a votare La Sinistra anche questa volta. Mi sarebbe piaciuto insomma che si fosse iniziato a costruire, mattone dopo mattone, la casa della sinistra di cui in tanti avvertiamo il bisogno e che le elezioni non fossero solo un fragile castello di carte faticosamente messo su per il giorno delle elezioni, ma pronto a sfasciarsi l’indomani, al primo alito di vento. Ma proprio perché mi sarebbe piaciuto tutto questo, e proprio perché non mi rassegno all’idea che il mondo debba per forza andare così e la sinistra debba essere condannata alla frantumazione e all’irrilevanza, che voterò, per avere un punto da cui ripartire, La Sinistra. E mi auguro che siano in tanti a farlo.

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