Nuccio Iovene. Le sceneggiate del governo, le difficoltà del Pd e il futuro della sinistra

Nuccio Iovene. Le sceneggiate del governo, le difficoltà del Pd e il futuro della sinistra

Salvini e Di Maio alzano continuamente i toni, individuando quotidianamente nuovi argomenti su cui dividersi e attaccarsi reciprocamente (dopo la vicenda del sottosegretario Siri questa settimana è toccato alla cannabis già legale venduta dai tabaccai), come se fossero ognuno all’opposizione dell’altro. Intanto continuano tranquillamente a stare insieme al governo, sperando in cuor loro di fare ciascuno il pieno di voti ai danni dell’altro e soprattutto a danno di tutti gli altri, il primo strizzando l’occhio alla destra più estrema ed il secondo vestendo tardivamente e poco credibilmente i panni di chi lo contrasterebbe. L’Europa in questa campagna elettorale è sempre più un argomento di cui si parla poco o niente, un pretesto semmai su cui ridefinire i rapporti di forza ed orientare le future scelte ed alleanze a livello nazionale.

A circa due settimane dal voto, del resto, nessuno e tantomeno il Pd è riuscito con successo a smascherare e rompere il gioco politico e mediatico degli alleati gialloverdi. A complicare le cose per il Pd, nonostante i timidi tentativi di Zingaretti di rimettere in gioco il suo partito, pur in assenza di parole d’ordine forti e chiare e di una discontinuità con gli errori più recenti, sono arrivate anche le inchieste giudiziarie in Umbria e Calabria. Queste non si sono limitate a terremotare il partito a livello locale, ma a ricordare all’opinione pubblica la lunga frequentazione del Pd con il potere nonché il ritardo e la sottovalutazione di questo partito nell’affrontare fenomeni e pratiche degenerative sempre più diffuse e purtroppo non contrastate con la necessaria fermezza. Fatti che gettano ombre e rendono fragili anche le migliori intenzioni, consolidano il pregiudizio del “tutti uguali”, in politica ed al governo, ampiamente diffuso nell’opinione pubblica e linfa vitale di tutti i populismi, e depotenziano nei fatti la critica e la denuncia nei confronti dei tanti, certamente più diffusi e più gravi, episodi di malgoverno e corruzione del centrodestra a livello locale e nazionale, della Lega e anche dei Cinque Stelle, basti solo pensare alla tormentata e ormai lunga vicenda della Capitale.

Anche a sinistra del Pd le cose non vanno meglio, il 4% necessario per entrare nel Parlamento Europeo non sembra così semplice da raggiungere, viste anche le divisioni con cui si è arrivati alla scadenza elettorale. Ma in questo caso l’incognita più grande riguarda il dopo elezioni. Le vicende dell’ultimo anno, la liquidazione dell’esperienza di LeU, l’aver preso strade diverse, hanno di fatto bruciato i ponti alle spalle a ciascuna delle organizzazioni che vi si erano impegnate. Alla domanda su cosa si pensa di fare dopo le elezioni nessuno risponde, tutto viene rinviato a dopo il 26 maggio, come se il risultato, anche il più positivo, potesse da solo risolvere la questione. Da dove si riparte per costruire una sinistra seria, forte ed autorevole, visto che anche le attuali aggregazioni elettorali tutti negano possano essere in “nuce” la forza che si intenderebbe costruire? Forse è ora di porsi questa domanda e provare a dare qualche risposta.

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