Nuccio Iovene. Dinanzi alla frammentazione localistica, a sinistra serve una forza politica nazionale in grado di pensare al futuro

Nuccio Iovene. Dinanzi alla frammentazione localistica, a sinistra serve una forza politica nazionale in grado di pensare al futuro

Come se non bastasse il clima elettorale permanente dovuto al susseguirsi di scadenze elettorali (regionali, amministrative, europee), che ci accompagnerà fino alla fine dell’anno e oltre, a complicare la lettura dei dati e dei risultati elettorali è l’ormai diffuso mascherarsi ed inabissarsi delle forze politiche. Tranne che nelle elezioni nazionali e regionali, ed in parte in quelle dei comuni più grandi, la tendenza ormai diffusa è quella di presentarsi non solo in forma “civica”, con liste con connotazione politica sempre più incerta e sbiadita, ma anche dando luogo a trasversalismi e trasformismi sempre più frequenti, con un numero sempre più alto di candidati in corsa (nella speranza che le relazioni personali suppliscano al vuoto di relazioni e rappresentanza politica) con il paradosso, soprattutto nel mezzogiorno, di arrivare ad avere addirittura fino a un candidato ogni trenta/quaranta elettori, con tutte le conseguenze di frammentazione e dispersione che questo comporta.

Non a caso la lettura del risultato elettorale delle amministrative siciliane dello scorso 28 aprile è stata rinviata al risultato del ballottaggio di Caltanissetta non essendo stato nessuno in grado di dire chi ha vinto, dove, come e perché. Ovviamente se anche nell’immediato queste scelte coprono le difficoltà di presenza e di ruolo delle forze politiche nazionali alla lunga non fanno che alimentare confusione e smarrimento, distanza sempre più grande con la politica e la convinzione che in fondo si sia tutti più o meno uguali. Anche capire chi rappresenta chi, chi è schierato con chi è impresa pressoché impossibile. Se questo vale addirittura per le forze politiche più grandi a maggior ragione riguarda le forze politiche più piccole ed in particolare quelle della sinistra. Se si guarda alle prossime amministrative anche l’analista più attento e documentato farà fatica a dire dove queste siano presenti e sotto quale simbolo e denominazione, con quale alleanza o se in autonomia. Non è un dato di poco conto. Ed è sbagliato continuare a fare finta che non esista.

La litania del “ripartire dai territori” presupporrebbe l’esatto contrario dello sciogliete le righe, “fate un po’ come vi pare” oggi prevalente. Per ripartire seriamente dai territori servirebbe invece un ragionamento politico generale da verificare su scala locale, mettendo a frutto esperienze e condividendo valutazioni, costruendo un punto di vista ed una proposta che siano comprensibili da Aosta a Ragusa. Insomma bisognerebbe applicare il fortunato slogan di qualche anno fa: pensare globalmente, agire localmente. Invece assistiamo all’esatto contrario, con scelte e comportamenti di difficile spiegazione e comprensione anche tra comuni limitrofi. Tutto questo fa capire quanto manca, e quanto servirebbe, una forza politica nazionale in grado di pensare al futuro e non solo all’immediato presente. Eppure non sarebbe così impossibile. In fondo la Spagna, come prima altre realtà e del resto anche il comportamento elettorale nel nostro Paese, ci hanno confermato una grande mobilità dell’elettorato che dimostra di valutare (e quindi premiare o eventualmente punire) le politiche proposte e quelle realizzate, la loro credibilità e l’affidabilità di chi le porta avanti, anche attraverso generose aperture di credito pronte però ad essere rapidamente revocate (la parabola di Renzi la dice lunga a questo proposito).

Ecco perché è sbagliato leggere in questi ultimi risultati tendenze politiche più generali e tanto meno di lungo periodo. C’è certamente una estrema destra sovranista in crescita, ma non obbligatoriamente destinata a vincere. Anzi assolutamente battibile da politiche chiaramente alternative. C’è una sinistra che può avere un ruolo e addirittura vincere avendo cura della propria identità e avendo il coraggio di ingaggiare una battaglia. E dove questa non c’è, o ha rinunciato a svolgere il proprio compito, il suo spazio è occupato da altri. Questa sinistra, e nemmeno un centrosinistra, in Italia ancora non si vede e restano entrambi addirittura oscurati dal confronto a tutto campo, e strumentale, tra Cinque Stelle e Lega.  Sarebbe ora cominciassero a battere un colpo, anche perché lì dove lo si è fatto i risultati positivi non hanno tardato a manifestarsi.

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