Napoli. Noemi, la bimba di 4 anni colpita da un proiettile camorrista, versa ancora in condizioni molto gravi. A piazza Nazionale, “DisarmiAmo Napoli”,

Napoli. Noemi, la bimba di 4 anni colpita da un proiettile camorrista, versa ancora in condizioni molto gravi. A piazza Nazionale, “DisarmiAmo Napoli”,

Noemi, la bimba di 4 anni, ferita durante una sparatoria venerdì pomeriggio a Napoli, è “tuttora sedata e collegata al ventilatore meccanico. Le sue condizioni cliniche permangono estremamente gravi e la prognosi riservata”. Lo si apprende dai medici del pediatrico Santobono di Napoli. Al momento le condizioni cliniche della piccola risultano “immodificate nella criticità rispetto al precedente bollettino medico. Persiste grave insufficienza respiratoria derivante dal danno polmonare”, si legge in una nota dell’ospedale. Nella giornata di ieri è stata praticata la Rmn che ha escluso compromissione del sistema nervoso centrale e periferico. Durante le ore notturne non si sono osservate sostanziali variazioni delle condizioni generali.

A piazza Nazionale, luogo della sparatoria di camorristi, dove Noemi è stata colpita, si è svolta la manifestazione “DisarmiAmo Napoli”. “Siamo stanchi”, si legge sulla pagina Facebook dell’evento. “Ancora una volta la camorra torna a colpire i quartieri della nostra città. Siamo stanchi della violenza, di questi criminali, della crudeltà delle loro azioni. Un ennesimo conflitto a fuoco e a rischiare la vita questa volta è una bambina di 4 anni, ferita da colpi di pistola. Napoli ha bisogno di essere disarmata, di essere liberata dalle camorre e dalla loro violenza. Nel frattempo continuano i proclami sulla sicurezza, la caccia al clandestino da parte di un Ministro dell’Interno, che è completamente incapace a svolgere il suo ruolo. Le camorre secondo la propaganda sarebbero dovute sparire in un lampo e invece sono ancora in questa città a mettere a rischio la vita delle donne e degli uomini, dei bambini. Promesse non mantenute e vuota retorica. A Napoli non manca solo la sicurezza. Servono altri strumenti strutturali per disarmare questa violenza. Continuano a mancare le risorse per scuola, cultura, lavoro e welfare. Anche qui abbiamo ascoltato in questi anni solo parole, senza mai vedere un atto concreto. E allora siamo stanchi di attendere. Napoli la disarmiAmo noi, con la forza di una reazione civile, sociale e culturale”.

Era presente anche Antonio Piccirillo, figlio del boss di camorra Rosario Piccirillo, intervenuto al megafono parlando ai tanti presenti in piazza, lanciando un appello ai figli dei camorristi: “Amate sempre i vostri padri – ha detto – ma dissociatevi dal loro stile di vita, perché sono stili di vita che non pagano, non danno nulla. Se noi figli non faremo passi in avanti nel positivo, rimarremo fossilizzati in questa cultura che non paga, priva di etica e valori. C’è chi pensa che la camorra 50 anni fa era meglio di com’è  oggi, ma ha sempre fatto schifo, è sempre stata ignobile, non ha mai pagato. Le persone perbene sono quelle che rispettano gli altri e i camorristi non rispettano nessuno”. Prima di Antonio Piccirillo è intervenuta Manuela, figlia di Palma Scamardella, vittima innocente di camorra uccisa nel 1994 a 35 anni davanti alla sua abitazione, nel quartiere Pianura: “Mia madre – ha ricordato Manuela – è stata ammazzata sulle scale della sua casa, perché abitavamo vicino a un affiliato a un clan. Siamo qui perché questa è la nostra Napoli, è questa la Napoli che vogliamo”

Il procuratore antimafia Cafiero De Raho a Repubblica: “Queste sono scene da Medioevo”

“Chi vive a Napoli non può accettare il rischio di essere colpito così, o peggio, di veder cadere a questo modo una figlia, un figlio, i più indifesi esposti alle pallottole di una camorra senza freni, disposta a sparare in pieno centro. Quelli di Napoli sono cittadini italiani a cui dobbiamo una risposta più forte. Che meritano un intervento dello Stato centrale: un investimento più radicale e costante sulla sicurezza nella capitale del Sud”, ha detto il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, intervistato da Repubblica. I rinforzi annunciati dal Viminale “vanno bene, ma non bastano, non sono la risposta. Mi pare evidente”. “Se nonostante tutti gli sforzi, il crimine assume a Napoli forme così violente, o con un agguato in cui finisce ferita una bimba, o con il fenomeno delle scorrerie armate che chiamano ‘stese’, significa che i mezzi non sono sufficienti – aggiunge -. Allora il governo assuma e istituzionalizzi questo fronte. A Napoli ci sono poco meno di 90 gruppi criminali: molti, instabili. Un tavolo nazionale, il comitato per la sicurezza. Ogni mese: Ministro dell’Interno, capo della polizia, comandante generale dell’Arma e della Finanza, i livelli giudiziari. Piano di prevenzione e repressione, ma dispiegando tutta la strumentazione che la nostra legislazione antimafia, la migliore al mondo, ci offre”.

Share