Milano. L’estrema destra neoautoritaria europea riunita da Salvini, ma la partecipazione è un flop. Vergognosi i fischi a papa Francesco

Milano. L’estrema destra neoautoritaria europea riunita da Salvini, ma la partecipazione è un flop. Vergognosi i fischi a papa Francesco

L’estrema destra europea convocata dalla Lega di Salvini a piazza del Duomo a Milano c’era, ma non così numerosa come invece aveva previsto il capitano giorni fa. Avrebbero dovuto essere in centomila, e invece erano di meno, molti di meno, appena alcune migliaia, a differenza di quanto aveva annunciato un grande quotidiano nazionale, e di quanto ha scritto anche oggi (“decine di migliaia”, che nessuno ha visto). E gli ospiti illustri della kermesse leghista erano i campioni della peggiore destra xenofoba e anti-islamica, da Marine Le Pen all’olandese Geert Wilders ai tedeschi dell’Afd, per non parlare dei leader estremisti del gruppo di Visegrad (ma senza Orban), fino ai leader dell’estrema destra austriaca beccati con le mani nella marmellata dei finanziamenti russi da Der Spiegel. Marine Le Pen dal palco cita perfino l’inno nazionale francese: “Cari amici, il momento è venuto. La prima frase dell’inno nazionale francese lo dice. Noi vi prestiamo questa frase per dire oggi noi ‘andiamo figli delle patrie, il giorno della gloria è arrivato!'”. E Wilders senza alcun imbarazzo sempre sul palco ha poi sparato contro l’Islam: “vogliono inondare le nazioni con con sempre più immigrati e non possiamo permetterglielo. Salvini ha già cambiato la politica italiana ed è un esempio per tutti noi. Basta barconi con immigrati illegali. Matteo sa come dire basta. All’Europa servono più Salvini”.

Con questa gente, in una piazza democratica e antifascista come quella di Milano, si è presentato Salvini, anch’egli senza alcun pudore o imbarazzo, col più classico dei trucchi della sua retorica, col rosario tra le mani (sul modello del cattolicesimo più integralista). Salvini non si è fatto pregare e ha sfoderato tutti i cliché della sua propaganda, che da anni ormai gli italiani ascoltano. Quali? I concetti semplici della sua retorica anti-islamica, anti-migranti, indicando al suo pubblico i nemici, ovvero Soros, ovviamente, Merkel, Macron, Juncker. Ma il suo bersaglio era un altro, era papa Francesco, quel papa che ha indetto il Giubileo della misericordia, che ogni giorno ricorda all’Occidente cristiano l’obbligo teologico ed evangelico dell’accoglienza dell’altro, del diverso, e che culturalmente gli si contrappone. Ebbene, senza alcun tipo di pudore, e con sprezzo del ridicolo, Salvini ha addirittura voluto contrapporre Giovanni Paolo secondo a papa Francesco, e quando quest’ultimo è stato citato ecco che dal suo pubblico, leghista, sono partiti i fischi. Questo è il vero dato politico della manifestazione di Milano: la continua e autoritaria condanna di chiunque non la pensi come lui, e la sua esposizione al pubblico ludibrio.

Lo ha capito molto bene don Massimo Biancalani, il parroco toscano di Vicofaro, che così commenta le uscite di Salvini: “è un uomo scaltro – osserva il sacerdote – che sa benissimo che ci sono settori della chiesa, sul piano conservatore, che guardano con simpatia alle destre perché a loro avviso tutelerebbero meglio di altre realtà, la famiglia, la vita. Dunque il ministro cerca di attirarsi questi settori cristiani ma con una visione ideologica che ha ben pochi riferimenti alla vita della Chiesa. Penso ad esempio che il primato della famiglia lo si vive, non si brandisce come una clava. Oggi la Chiesa ha rispetto per la complessità della società”. E sui fischi della piazza verso papa Francesco, don Biancalani afferma: “Un gesto che mi procura dispiacere perché si può anche dissentire dal magistero del Papa però credo che si debba rispettare l’intenzione di un uomo che si muove sulla linea evangelica nel rispetto di una esigenza etica e morale che mette l’umanità sofferente al centro. Bergoglio è un uomo che è a conoscenza delle problematiche mondiali e sa benissimo che ci sono situazioni nel mondo molto più gravi che a casa nostra. Inutile che Salvini dica che non ci sono più sbarchi se la soluzione è quella di chiudere i migranti nei lager libici, lasciandoli in mano a bande di criminali, da cui non si esce più”. Se il tentativo di Salvini è quello di farsi paladino di quella Chiesa, molto minoritaria ma potente, che ha nella destra estrema il suo riferimento, sappia che la Chiesa di Francesco gli si opporrà, come sta facendo in queste ore proprio contro il suo prossimo decreto che introduce la multa per coloro che salvano vite umane nel Mediterraneo (e Salvini si è guardato ben dal citarlo nel comizio). Insomma, se qualcuno ancora avesse avuto bisogno di prove inoppugnabili sul carattere neoautoritario di questa destra, italiana ed europea, la manifestazione milanese della Lega a Milano ha fornito le risposte giuste.

Gli antidoti alla diffusione della destra estrema. Milano con la balconìade, un trionfo di stile e ironia

Una parte di Milano ha ‘salutato’ il raduno sovranista organizzato da Matteo Salvini con numerosi striscioni ironici esposti sui balconi, e uno persino in piazza Duomo con la scritta “Restiamo umani” (tradotta anche in inglese): a esporlo è stato un uomo vestito da Zorro, con tanto di spada e mascherina. Un chiaro riferimento al libro ‘Io sono Matteo Salvini’, pubblicato dalla casa editrice Altoforte, quella vicina a CasaPound, in cui l’autrice Chiara Giannini riporta un presunto aneddoto: il pupazzetto di Zorro rubato all’asilo quando Salvini era solo un bambino. Lo striscione è stato poi rimosso dalle forze dell’ordine. Tanta l’ironia utilizzata per le cosiddette ‘balconiadi’, con strade e web invasi da hashtag e striscioni ironici contro il leader della Lega, ma c’è anche una donna indagata per diffamazione per aver esposto fuori dalla finestra di casa lo striscione con la frase ‘Salvini amico dei mafiosi, nemico dei poveri’. Il fascicolo è stato aperto da Alberto Nobili, il responsabile dell’antiterrorismo, dopo che la Digos gli ha trasmesso gli atti relativi alla vicenda. Ieri la Digos è andata anche in zona Università Statale, dove era stato esposto uno striscione di minacce firmato da ‘studenti e studentesse’, ma quando sono arrivati la scritta non c’era più. A parte questi casi, le ‘balconiadi’ lanciate dai Sentinelli sono diventate una gara di creatività e ironia, e Zorro è comparso anche in altri luoghi: su viale Forlanini, che porta in città da Linate, su un cavalcavia è apparsa una maschera del giustiziere mascherato. Qualcuno al lenzuolo suggerito dai Sentinelli ha preferito il muro di casa: c’è chi ha scritto “Salvini fai schifo ora manda gli imbianchini che dobbiamo rifare la facciata”, mentre a Quarto Oggiaro su un drappo arancione altri hanno scritto “Sei più falso dei capelli di Silvio”. “Non contesto nessuno, sono solo un lenzuolo che sta asciugando” è uno dei più ritwittati. Tripletta in via Chiari, con tre balconi su tre decorati da lenzuoli, ed echi anche all’estero, con cartelli da Rotterdam a Lione. In Galleria Vittorio Emanuele, Milano in Comune ha esposto il cartellone “Milano è città aperta ma dice no alle adunate razziste e fasciste”.

Gli antidoti alla diffusione dell’estremismo di destra. I 20mila del corteo antifascista organizzato da Nonunadimeno  

“Siamo con voi, siamo in collegamento con la piazza antirazzista antifascista e antisessista di Milano. Creiamo reti di solidarietà e contrapponiamo al modello di disumanità il concetto di rimanere umani” ha affermato in collegamento telefonico l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano alla contromanifestazione organizzata a Milano dal movimento femminista Nonunadimeno insieme alle associazioni antifasciste e alla rete studentesca. In 20mila secondo gli organizzatori hanno detto no alla politica dei migranti del governo leghista, hanno ricordato tra gli altri anche la cooperante Silvia Romano rapita in Kenya. Si è dunque conclusa senza incidenti né tensioni la manifestazione di protesta. Il ‘contro corteo’ è terminato di fronte all’Università Statale, in via Francesco Sforza. Alcuni attivisti sono saliti su un ponteggio, hanno acceso dei fuochi d’artificio e hanno mostrato uno striscione con scritto “Gran Galà del futuro”, il nome scelto per la protesta, accompagnato dall’invito a “non tornare indietro”. Le diverse migliaia di persone che hanno percorso alcune vie centrali di Milano si sono poi radunate nel giardino della Guastalla, dove si è tenuta la “piantumazione aliena”, la posa simbolica di alcune piante per ricordare anche l’ispirazione ambientalista della manifestazione.

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