Mercatone Uno. La chiusura arriva di notte e comunicata ai 1800 lavoratori via Facebook. Landini: “urgente salvare i posti di lavoro”. Fratoianni: “ma dov’era il governo?”

Mercatone Uno. La chiusura arriva di notte e comunicata ai 1800 lavoratori via Facebook. Landini: “urgente salvare i posti di lavoro”. Fratoianni: “ma dov’era il governo?”

Vigilia elettorale segnata dalla crisi Mercatone Uno, dopo la dichiarazione di fallimento decisa dal Tribunale di Milano per la holding Shernon che aveva acquistato 55 punti vendita dalla procedura di amministrazione straordinaria l’anno scorso. La vicenda ha riacceso una coda di campagna elettorale tra impegni annunciati dal governo e forti critiche dell’opposizione sulla gestione della crisi. La notizia del fallimento è arrivata ai 1.800 dipendenti solo questa mattina quando si sono recati al lavoro e hanno trovato gli ingressi dei negozi sbarrati.  Il tribunale di Milano ha riscontrato, per la Shernon Holding, un indebitamento complessivo di 90 milioni maturato in nove mesi, con perdite gestionali fisse di cinque-sei milioni al mese, aggiunto “alla totale assenza di credito bancario e di fiducia da parte dei fornitori”. E’ questo, secondo l’avvocato Marco Angelo Russo, curatore del fallimento Shernon, il motivo per cui non e’ stata ravvisata la possibilita’ di continuare l’attivita’ imprenditoriale del Mercatone Uno.

I sindacati di categoria Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs hanno organizzato immediamente dei presidi davanti ai punti vendita e hanno chiesto un intervento urgente del governo. Ma non si tratta di un fulmine a ciel sereno, denunciano le sigle sindacali, riferendo che già nei primi mesi dell’ingresso di Shernon “buona parte dei soci che avevano costituito la società ad hoc per l’acquisizione, sono fuoriusciti dall’asset societario”. “Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, si sono già attivate presso il Mise per avere un incontro in tempi brevi con l’amministrazione straordinaria di Mercatone Uno e con il curatore fallimentare di Shernon. È urgente ed indispensabile l’intervento del Mise per salvaguardare i lavoratori e preservare il futuro delle loro famiglie. Dopo anni di incertezza, Shernon aveva rappresentato il lumino nel quale tutti avevano riposto le loro speranze e la propria capacità di progettare un futuro. Il fallimento sembra aver reso nulli i sacrifici e gettato le maestranze in uno stato di profonda angoscia. Serve, dichiarano i sindacati, un intervento tempestivo e garante”, si legge nel comunicato unitario di Cgil, Cisl e Uil. “Con sentenza del 23 maggio, il Tribunale di Milano ha decretato il fallimento della Shernon, azienda che aveva acquisito lo scorso anno dalla ditta Mercatone in amministrazione straordinaria ben 55 punti vendita, con l’obbligo assuntivo di oltre 2mila lavoratori. In realtà, sino a questo momento, la stessa era subentrata solo in 47 punti vendita con l’impiego di oltre 1.800 risorse umane. Si ricorda che la vendita dei 55 punti vendita fu proposta dall’As, dopo una lunga trattativa con i soci di Shernon, ritenuta degna di un positivo riscontro da parte del Comitato di Vigilanza del Mise”, prosegue la nota. “Successivamente, e dopo una lunga e difficile trattativa, Filcams, Fisascat e Uiltucs, presso il Mise stipularono un Accordo Sindacale regolante il passaggio dei lavoratori, ben consci che, senza l’accordo, la vendita non si sarebbe perfezionata e sarebbe intervenuto il fallimento già a luglio 2018 con la conseguente perdita dei posti di lavoro e delle relative professionalità”, continuano i sindacati. “Già nei primi mesi dell’ingresso di Shernon, buona parte dei soci che avevano costituito la società ad hoc per l’acquisizione, sono fuoriusciti dall’assett societario, senza destare alcun allarme da parte dei commissari che erano preposti a sovrintendere le operazioni. Col passare del tempo, la mancanza di finanziamenti e di liquidità ha fatto sì che, già negli ultimi mesi del 2018, la merce nei magazzini, e di conseguenza nei negozi, cominciasse a scarseggiare”, prosegue la riflessione. “A marzo 2019, come denunciato dalle tre federazioni confederate, i punti vendita risultavano sprovvisti di merce e la stessa non veniva più consegnata sebbene già venduta e pagata dagli acquirenti”.

“Nell’incontro tenutosi a marzo fra Filcams, Fisascat, Uiltucs e l’ad di Shernon, quest’ultimo preannunciava un imminente capitalizzazione della Shernon e informava le rappresentanze sindacali in merito ad una non meglio precisata trattativa con potenziali investitori”, scrivono ancora Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. “La ricapitalizzazione annunciata doveva esser effettuata entro la fine di marzo e presupponeva un investimento pari a circa 20 milioni di €, cifra che, da subito le organizzazioni di categoria hanno ritenuto assolutamente insufficiente a garantire la ripresa dell’azienda. A metà aprile, senza darne informazione alcuna, nemmeno al Mise, l’azienda ha presentato istanza di Concordato Preventivo presso il Tribunale di Milano”, sottolineano i sindacati. “La decisione assunta il 23 maggio dal Tribunale di Milano, dimostra che le preoccupazioni delle tre sigle sindacali erano del tutto fondate e che, la situazione è molto più grave di quanto l’ad di Shernon abbia raccontato al Mise il 18 di aprile ed ai lavoratori nei vari comunicati ad essi diretti”, si conclude la nota unitaria.

Landini: “gli accordi vanno sempre rispettati, a maggior ragione se vengono presi dinanzi al governo”

“La convocazione al Mise dei sindacati, dell’azienda, dei commissari fallimentari e del curatore fallimentare di Shernon deve essere il primo passo per trovare una soluzione al fallimento della società proprietaria di Mercatone Uno e mettere tutti di fronte alle proprie responsabilità” afferma il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. “Gli accordi – aggiunge il numero uno della Cgil – vanno sempre rispettati, a maggior ragione se vengono presi di fronte al governo che è garante delle promesse fatte da un’azienda che non può permettersi di prendere in giro lavoratori e ministero. È intollerabile e vergognoso – prosegue Landini – che 1800 lavoratori e le loro famiglie siano venute a conoscenza del fallimento via Facebook. Adesso è urgente avere assicurazioni sulla salvaguardia dei posti di lavoro e preservare il futuro dei lavoratori e delle loro famiglie. Mi auguro – conclude il segretario generale della Cgil – che il governo si attivi immediatamente, non solo per richiamare i proprietari e i curatori alle proprie responsabilità, ma per individuare soluzioni produttive per l’azienda e mettere a disposizione dei lavoratori la indispensabile strumentazione di sostegno”.

Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana: “Perché non è intervenuto in tempo il governo?”

“Sono allibito. 1.800 lavoratori dell’ex Mercatone Uno apprendono di notte e via Facebook del fallimento della Shernon Holding e della chiusura dei punti vendita in Italia. Dalla sera alla mattina ci si ritrova senza lavoro. Da mesi c’erano avvisaglie sulla poca serietà della cordata che aveva acquisito la catena dei negozi. Tanto che io stesso avevo visitato due punti vendita, uno in Toscana e uno in Abruzzo, con due interrogazioni al ministro di Maio per avvertire dei rischi che i lavoratori mi avevano illustrato. Perché non è intervenuto a quel tempo il governo?” afferma Nicola Fratoianni, leader de ‘La Sinistra’. “Adesso – aggiunge – arrivano in batteria le dichiarazioni di ministri e sottosegretari, ma in questi 8 mesi precisamente dov’erano?”.

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