Medici senza frontiere ed esperti Onu contro il decreto sicurezza bis: “grave aggressione ai principi umanitari”. Va ritirato

Medici senza frontiere ed esperti Onu contro il decreto sicurezza bis: “grave aggressione ai principi umanitari”. Va ritirato

Per Medici Senza Frontiere (Msf) le nuove misure sul soccorso in mare contenute nella bozza del Decreto sicurezza bis rappresentano una “grave aggressione ai principi umanitari”. Per questo l’organizzazione medico-umanitaria, che per tre anni ha svolto attività di soccorso in mare in coordinamento con le autorità competenti, chiede il “ritiro di quelle direttive e la conseguente modifica del Decreto sicurezza bis”. ”Ieri c’erano la legge del mare e le convenzioni internazionali sui rifugiati. Oggi servono un magistrato, un sequestro, ripetuti e inascoltati appelli per dare un porto a chi ne ha diritto, mentre si propongono multe per chi salva vite umane. Le sanzioni previste dal decreto-bis sono semplicemente inapplicabili: di fronte allo stato di necessità nessun giudice condannerà chi soccorre persone in mare rispettando un obbligo di legge, o chi rifiuta l’ordine illegittimo di respingere i profughi verso un paese in guerra”, dichiara Claudia Lodesani, presidente di Msf.

“Ridurre il soccorso in mare a favoreggiamento dell’immigrazione clandestina è un’aggressione senza precedenti a principi che sono alla base dell’azione umanitaria. Salvare vite non è un reato, bensì un obbligo legale che gli Stati dovrebbero avere come priorità. Rivolgiamo un appello al governo, in particolare al presidente Conte e al ministro degli esteri Moavero, per il loro ruolo di garanti degli obblighi internazionali dell’Italia, affinché vengano ritirate le direttive del Ministero dell’Interno che criminalizzano il soccorso in mare, mettendo ancora più a rischio la vita di persone vulnerabili in cerca di sicurezza, alle quali non viene offerta alcuna alternativa. Una volta per tutte, l’Italia chiarisca se salvare vite è un reato oppure no”, sottolinea Lodesani.

Msf è scesa in mare nel maggio del 2015 per supplire al vuoto lasciato dalla chiusura di Mare nostrum e rispondere a un inaccettabile numero di morti in mare. Da allora non ha mai smesso di chiedere vie legali e sicure per le persone in fuga verso l’Europa e l’avvio di un sistema di ricerca e soccorso concordato a livello europeo. In tre anni di attività Msf ha contribuito a salvare oltre 80.000 vite nel Mediterraneo centrale, nel rispetto del diritto marittimo e sotto il coordinamento della Guardia Costiera italiana e delle autorità competenti.

Gli esperti dell’Onu in materia di diritti umani hanno condannato la proposta di decreto del Ministro degli Interni italiano, Matteo Salvini, per multare chi salva migranti e rifugiati in mare, e hanno esortato il Governo a sospendere la sua approvazione. È quanto si legge in una nota. “Il diritto alla vita e il principio di non respingimento dovrebbero sempre prevalere sulla legislazione nazionale o su altre misure che si presume adottate in nome della sicurezza nazionale”, hanno detto gli esperti indipendenti, che hanno espresso le loro preoccupazioni sul decreto in una lettera formale al governo italiano. “Esortiamo le autorità a smettere di mettere in pericolo la vita dei migranti, compresi i richiedenti asilo e le vittime della tratta di esseri umani, invocando la lotta contro i trafficanti. Questo approccio è fuorviante e non è in linea con il diritto internazionale generale e con il diritto internazionale dei diritti umani. Invece, politiche migratorie restrittive contribuiscono ad esacerbare la vulnerabilità dei migranti e servono solo ad aumentare la tratta di esseri umani”.  All’inizio di questo mese, Salvini ha annunciato la proposta di emettere un decreto che multa le navi per ogni persona salvata in mare e portata in territorio italiano. Anche le ONG e le altre imbarcazioni che hanno salvato i migranti potrebbero vedersi revocare o sospendere la licenza.

Gli esperti delle Nazioni Unite hanno detto che, se il decreto – che deve ancora essere approvato dal governo – entrerà in vigore, minerebbe seriamente i diritti umani dei migranti, inclusi i richiedenti asilo, così come le vittime di torture, della tratta di esseri umani e di altre gravi violazioni dei diritti umani. Hanno anche chiesto il ritiro di due precedenti direttive che vietano alle navi delle ONG che salvano i migranti al largo delle coste libiche di accedere ai porti italiani. In particolare, la seconda direttiva ha individuato la nave italiana Mare Jonio per aiutare coloro che si trovano in mare. Dichiarare che i porti libici sono “in grado di fornire ai migranti un’adeguata assistenza logistica e medica” è stato particolarmente allarmante, hanno detto gli esperti, soprattutto se si considera che le guardie costiere libiche hanno commesso molteplici violazioni dei diritti umani, compresa la collusione con le reti di trafficanti e l’affondamento deliberato di imbarcazioni.  Gli esperti hanno detto che qualsiasi misura contro gli attori umanitari dovrebbe essere fermata. “Siamo profondamente preoccupati per le accuse mosse contro la nave Mare Jonio, che non sono state confermate da nessuna autorità giudiziaria competente. Crediamo che questo rappresenti l’ennesimo tentativo politico di criminalizzare gli attori umanitari che forniscono servizi salvavita indispensabili per proteggere la vita e la dignità dell’uomo”. Gli esperti dell’Onu hanno affermato che le autorità italiane non hanno tenuto in debita considerazione diverse norme internazionali, come l’articolo 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, sul dovere di aiutare qualsiasi persona in pericolo in mare. Gli esperti hanno contattato il Governo in merito alle loro preoccupazioni e attendono una risposta. Una copia della lettera è stata condivisa anche con la Libia e l’Unione Europea.

Share