Il governo scarica il sottosegretario Siri. Il premier Conte assume il comando delle operazioni, ma è evidente l’ipocrisia politica dei 5Stelle

Il governo scarica il sottosegretario Siri. Il premier Conte assume il comando delle operazioni, ma è evidente l’ipocrisia politica dei 5Stelle

Dopo settimane di indegna sceneggiata napoletan-meneghina, nella quale i due coprotagonisti, Di Maio e Salvini, se ne sono dette di tutti i colori, arriva oggi dal Consiglio dei ministri la sentenza sul caso del sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri: è stato disarcionato dal suo incarico, e la revoca sarà formalizzata con la firma del Presidente della Repubblica Mattarella. Tutto bene ciò che finisce bene, dunque, come affermano osannanti alcuni ministri 5Stelle? Non proprio. In realtà, nel caso Siri emergono tutte le ipocrisie e le incongruenze di fondo di questo governo, nato, come spesso ripetiamo su queste colonne, da un contratto tra privati, e non certo da un programma politico condiviso. Quel che appare certo, però, è che da questa vicenda ne esce politicamente più rafforzato proprio il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il quale aveva annunciato giorni fa l’opportunità politica della revoca, e questo ha ottenuto, senza andare ad una conta nel Consiglio dei ministri, che avrebbe visto giacere sul terreno la sconfitta della Lega. Almeno sul piano numerico. Conte ha compiuto il miracolo di fare sostanzialmente ciò che la Costituzione gli assegna, riportando nell’alveo regolamentare una disputa che rischiava di essere un piano inclinato, per Salvini e per lo stesso Di Maio. Ne è testimonianza il comunicato ufficiale di Palazzo Chigi, un vero capolavoro di ipocrisia politica, ma assai pregnante per ciò che lascia intendere sul piano degli effetti immediati e nel medio periodo. Il comunicato recita: “Il Consiglio dei ministri, sentito dal Presidente Giuseppe Conte in ordine alla proposta di revoca della nomina del sen. Armando Siri a Sottosegretario di Stato, concertata con il Ministro delle infrastrutture e trasporti, ne ha preso atto, confermando piena fiducia nell’operato del Presidente del Consiglio e ribadendo che la presunzione di non colpevolezza è un principio cardine del nostro ordinamento giuridico”.

Al di là della sintassi quanto meno dubbia, il comunicato dice tre cose: il Consiglio era unanime quando ha preso atto delle parole del presidente Conte; ha espresso unanimemente fiducia “nell’operato” di Conte, ovvero si evita la crisi di governo; e infine l’apoteosi dell’ipocrisia: la presunzione di innocenza di Siri dopo una violentissima campagna contro di lui messa in atto dai bombardieri dei 5Stelle. Questa terza aggiunta, sembra di capire, servirebbe a Salvini a salvarsi la faccia nei confronti del responsabile economico del suo partito, oramai scaricato, ma dimentica che lo stesso Siri ha già una condanna passata in giudicato addirittura per bancarotta, con pena ridotta a un anno e 8 mesi per effetto del patteggiamento. Ora, inserire nel comunicato ufficiale di Palazzo Chigi la norma costituzionale che si è innocenti fino all’ultimo grado di giudizio (norma che conoscono anche le pietre di Palazzo Chigi) per una persona dalla fedina penale non proprio immacolata, è davvero un ceffone al buon senso, e una presa in giro per gli italiani. E alla faccia della presunzione di innocenza, pochi istanti dopo la fine del Consiglio dei ministri e la diffusione del comunicato ecco che arriva come una mannaia il tremendo diktat di Alessandro Di Battista: “è normale che un sottosegretario che utilizza il proprio potere per scopi personali non debba più far parte del governo di un paese. Come altrettanto normale, al di là dell’esito delle indagini, è che Siri non potrà mai più tornare a far parte di questo governo”. Traduzione: la sceneggiata continua, e su Siri i 5Stelle non intendono mollare, almeno fino alle elezioni europee. Insomma, lo useranno ancora strumentalmente, come pure ha fatto il ministro di riferimento di Siri, Toninelli che esprime “soddisfazione per il segno di cambiamento che il Governo ha dato anche oggi su temi come legalità e lotta alla corruzione. Sfide sulle quali il M5s non arretrerà mai di un millimetro”. Ora ci permettiamo di sollevare un quesito: come si fa ad argomentare la presunzione di innocenza di chiunque quando si esulta per aver avuto successo in materia di “legalità e lotta alla corruzione”, ovvero dando per certa la colpevolezza di Siri? Ma le incongruenze non finiscono qui.

Il Parlamento esautorato in ogni fase della vicenda. Le opposizioni chiedono la presenza di Conte al Senato

In tutta la vicenda Siri, il Parlamento non ha mai avuto occasione di dibattere. Ecco perché le opposizioni chiamano in causa direttamente il presidente del Consiglio. Il Pd ha chiesto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte di riferire in Parlamento sulla revoca del sottosegretario Armando Siri, decisa dal Cdm. Lo ha comunicato in aula il deputato, Emanuele Fiano. “Mi pare che questa modifica nell’assetto del governo – ha dichiarato – obblighi il presidente del Consiglio a motivare questa decisione politica che, lo ricordiamo, non è dovuta a una condanna ma alla presunzione di colpevolezza”. Alla richiesta del Pd si è aggregata anche Leu che, con il capogruppo Federico Fornaro, ha chiesto di “parlamentarizzare” la revoca di Siri. Sulla stessa linea Loredana De Petris, al Senato:  “Era ora. Le dimissioni del sottosegretario Siri erano un atto dovuto e necessario. Sarebbe stato meglio arrivarci prima, senza la messa in scena per lo più a uso elettorale delle ultime due settimane, che ha solo contribuito a screditare le istituzioni. Il Parlamento non può però essere tenuto fuori, come se la faccenda riguardasse solo il governo. Conte, come avevo già chiesto sin dall’inizio, deve venire al più presto in Aula a riferire sull’intera vicenda”. Inoltre, aggiunge De Petris, “bisogna stare molto attenti a distinguere il piano penale, sul quale la presunzione d’innocenza deve essere rigorosamente rispettata, da quello della politica. Tanto più in un momento come questo, quando le indagini su casi di corruzione si moltiplicano in tutto il Paese, la politica deve dimostrarsi capace di reagire con prontezza e autonomia, allontanando ogni sospetto e dimostrandosi determinata sia nel difendere le garanzie garantite dalla Costituzione sia nel combattere a ogni livello e senza guardare in faccia nessuno la corruzione”. Conte rispetterà la legittima richiesta delle opposizione e andrà in Aula al Senato a spiegare anche al Parlamento le ragioni politiche della revoca di Siri? Dipende, ovviamente, dalla presidente Casellati. Ma la parlamentarizzazione della revoca fa resa concreta al più presto.

Ecco la cronaca di un Consiglio dei ministri che forse passerà alla storia

Al termine di un dibattito franco, ma “civile”, la Lega ha ribadito il sostegno a Siri e rinnovato comunque la “fiducia” a Conte. “In Consiglio dei ministri ci siamo detti ‘avanti altri 4 anni'”, ha sostenuto poi Luigi Di Maio. Il capo politico M5s si è presentato in sala stampa a Palazzo Chigi per rivendicare la decisione su Siri, un “importante segnale di discontinuità rispetto al passato” e una “vittoria degli italiani” e si è detto soddisfatto che non si sia arrivati alla conta in Consiglio, perché – ha spiegato – l’obiettivo del suo partito non era quello di far pesare la “superiorità numerica o morale” sulla Lega. Dettosi “orgoglioso” di far parte del governo, il vicepremier pentastellato ha rilanciato l’azione dell’esecutivo, annunciando la proposta di costituire un tavolo di governo per portare avanti in parallelo due progetti: la Flat tax – cavallo di battaglia proprio di Siri, e della Lega – e il salario minimo, caro al M5s. La Lega ha espresso contrarietà alla decisione su Siri ed ha preso atto della facoltà del presidente del Consiglio di chiederne la revoca. Il principio sostenuto dai leghisti è il seguente: non può esserci un automatismo tra indagini e colpevolezza. E’ un principio di civiltà giuridica che vale per tutti: Lega e 5 stelle, si è fatto trapelare al termine della riunione, l’apertura di un’inchiesta non può coincidere con la chiusura o la condanna. “Siamo dell’opinione che chi ha incarichi istituzionali debba pagare il doppio, se colpevole, ma contrari al principio di colpevolezza senza processo”, si è insistito. La riunione si era aperta intorno alle 10.30 con la relazione di Conte, che ha illustrato le sue motivazioni. Prima Matteo Salvini aveva riunito i ministri della Lega nella stanza del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. Dopo l’esposizione di Conte, si è aperto il dibattito che ha portato al prolungamento del Consiglio dei ministri oltre le 12,30. Il partito di via Bellerio ha fatto muro contro le richieste del premier e del Movimento 5 stelle, prima con l’intervento della ministra della Pubblica amministrazione, e avvocato, Giulia Bongiorno, poi con quello dello stesso Salvini. Malgrado la decisione non condivisa, la Lega ha fatto, però, anche trapelare di continuare a mantenere la “fiducia” in Conte. “Basta coi litigi e con le polemiche, ci sono tantissime cose da fare: flat tax per famiglie, imprese e lavoratori dipendenti, autonomia, riforma della giustizia, apertura dei cantieri, sviluppo e infrastrutture: basta chiacchiere, basta coi ‘no’ e i rinvii”, hanno chiesto dal partito di Salvini.

Nel frattempo l’ormai ex sottosegretario Siri si presentava dinanzi ai magistrati per dichiarazioni spontanee

Davanti ai pm di Roma che lo hanno indagato per corruzione, il senatore Armando Siri ha assicurato che la sua “modalità di azione politica non è in alcun modo suscettibile di essere piegata al soddisfacimento di interessi particolari di chicchessia; ha inteso rivendicare che una condotta di questo tipo debba essere considerata non solo lecita, ma finanche politicamente doverosa”, afferma il difensore dell’ex sottosegretario Siri, l’avvocato  Fabio Pinelli, in una nota diffusa dopo il confronto avuto oggi con i pm. Siri inoltre, “ha precisato, in ogni caso, che quelle proposte emendative (a favore del minieolico, ndr.), poi non approvate in sede legislativa, le riteneva e le ritiene assolutamente condivisibili; anche perché del tutto coerenti, politicamente, con il cosiddetto contratto di Governo e le indicazioni di programma della Lega e del Movimento 5 Stelle: tutte orientate, in materia di sostegno del fabbisogno energetico e tutela ambientale, a imprimere una fortissima accelerazione al mercato delle piccole installazioni che producono energia da fonte eolica. Infine – conclude la nota del difensore – fiducioso nell’esito positivo della vicenda che lo vede suo malgrado coinvolto, ha manifestato ai Magistrati la più completa disponibilità ad offrire qualsiasi ulteriore contributo conoscitivo gli venisse ancora richiesto”. Insomma, si annunciano nuove puntate dello sceneggiato.

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