I “Camalli” di Genova

I “Camalli” di Genova

Ogni tanto dalla cronaca politica arriva qualche buona notizia. Però, non da quella dei partiti. Quella, quasi ogni giorno, in modo ineccepibilmente trasversale, ci ammorba con eventi e retate giudiziarie di politici arrestati, indagati, condannati ecc. nelle Regioni, nei comuni toccando anche, vedi il caso del leghista Siri, la schiera dei sottosegretari del governo gialloverde. Se poi uno è costretto a stare sotto il cielo plumbeo di una campagna elettorale popolata di personaggi e candidati per lo più di un’insulsaggine pari alla loro incompetenza e ciarlataneria – e qui bisogna riconoscere che Salvini non ha rivali – allora la buona novella è come il raggio di sole di “Miracolo a Milano”.

Martedì scorso, venendo al dunque, i giornali riportavano che i portuali di Genova, i famosi “camalli”, avevano scioperato per impedire l’imbarco sulla nave saudita Bahri Yanbu di due grandi generatori di uso militare, prodotti dalla romana Defence Tecnel, che l’Arabia Saudita vuole usare nella guerra che sta conducendo, a capo di una coalizione di stati arabi sunniti, con l’immancabile appoggio di Trump, contro lo Yemen diviso a sua volta da una guerra civile sanguinosa. L’Onu ha già stigmatizzato nell’agosto dell’anno scorso le operazioni militari saudite, come del resto anche quelle degli sciiti yemeniti, come “crimini di guerra”. I bombardamenti indiscriminati condotti dall’aviazione militare saudita sopra i civili hanno già causato migliaia di morti, tra cui moltissimi bambini. Lo sciopero dei “camalli”, riuniti nella “Compagnia unica lavoratori merci varie” (CULMV), ha vinto. Le armi, non saranno caricate e verranno spostate in un’area protetta del Csm (Centro smistamento merci) per essere trasferite via terra da Genova. Così è stato stabilito  alla fine dell’incontro in prefettura con i rappresentanti della Cgil, i vertici dell’Autorità portuale e i dirigenti di “Genova metal terminal” (Gmt),

Quanto alla vendita di armi all’Arabia Saudita c’è da notare come più risoluzioni dell’europarlamento abbiano chiesto l’embargo e che una sospensione dell’invio di armamenti sia stata decisa da Germania, Paesi Bassi, Belgio e altri. Il governo Renzi non aveva ritenuto opportuno interrompere questo commercio mentre quello gialloverde aveva promesso di farlo. Il premier Conte aveva annunciato: “Siamo contro la vendita di armi all’Arabia saudita, manca solo la formalizzazione della decisione”. Lui, poi, se ne è dimenticato. A “formalizzarla” hanno provveduto i portuali di Genova.

Il cargo Bahri Yanbu aveva già dovuto subire il boicottaggio dei portuali di Le Havre che, insieme a 17 Ong, avevano impedito il carico di otto micidiali cannoni. A guidare l’azione e il fronte pacifista, costituitosi fra “camalli” e numerose associazioni antifasciste fra cui Libera e la cattolica Acli, è stata la Cgil. Ma la storia non è finita. Pare che la Bahri Yanbu e un altro cargo saudita in arrivo, la Tabuk, cercheranno di imbarcare il materiale bellico in altri porti della regione come La Spezia. Per questo la Filt-Cgil ha esteso lo sciopero in tutti i porti liguri. Anche nei porti francesi continua l’allerta per cui, come si diceva una volta, “continuons le combat”.

A Roma l’Arci si è rivolta alla ministra della Difesa chiedendo: “Il ministro Trenta autorizzerà il carico di armi sul cargo Bahri Yanbu da Spezia? Sarebbe gravissimo”. Vedremo che farà la ministra “grillina”.

La notizia di questa lotta operaia e pacifista sembra un flashback di altri tempi, quando i “camalli” genovesi scioperavano per non imbarcare materiale bellico su navi statunitensi dirette in Vietnam. Ma il fatto è accaduto oggi. E’ un altro segno, tra i tanti, che in Italia esiste una società civile progressista tale da poter dire, con il Petrarca, che “ L’antico valore / negli Italici cuor non è ancor morto”.

Una società civile che si dimostra sempre più la sola in grado di produrre quelle risorse umane motivate per una rinascita materiale e morale della sinistra.

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