Giornalismo allo sbaraglio. L’Unità a un destro come Belpietro al servizio di Lega e M5S. Nello sport non si fa mancare niente. Rai in diretta dal Giro: Nibali controlla tutto. Ma vince la tappa un ecuadoriano e si veste di rosa

Giornalismo allo sbaraglio. L’Unità a un destro come Belpietro al servizio di Lega e M5S. Nello sport non si fa mancare niente. Rai in diretta dal Giro: Nibali controlla tutto. Ma vince la tappa un ecuadoriano e si veste di rosa

Difficile mestiere quello del giornalista. Lo constatiamo tutti i giorni nel campo della politica con una campagna elettorale in cui anche “firme” di indubitabile valore di fronte a chi governa, pentastellati e leghisti, non trovano di meglio che rivolgere agli interlocutori domande che hanno già una risposta. Quasi ci fosse un tacito accordo a non disturbare il manovratore. Non solo, l’invasione dei media con notizie fasulle provenienti dagli uffici stampa di ministri-vicepremier e sottosegretari, ha alterato profondamente la campagna elettorale. Insomma  il sale della libertà dell’informazione, fornire conoscenza, viene disperso in continui tweet che alterano la realtà o comunque la eludono. Purtroppo, i “maghi” della comunicazione come vengono definiti, i due scribacchini agli ordini di Salvini e Di Maio, inseguiti da quelli del premier, forse non hanno mai sentito parlare di “conoscenza”. Confondono la comunicazione con l’informazione. Forse non hanno mai scritto un articolo, non hanno mai fatto “cronaca”. Una brutta piega. Il giornalista non  è un “comunicatore”, uno che si rivolge ad un pubblico per  raccontare quello che pensa, o vuol comunicare quello che pensa colui che gli dà lo stipendio e  ritiene sia opportuno far sapere ai suoi elettori o a coloro che possono diventare i suoi elettori. Propaganda e niente più. Il giornalista, invece, è uno che informa il pubblico, che ha un compito delicato, difficile, complesso perché  con i suoi scritti, le sue interviste, i suoi  servizi, quelli televisivi e radiofonici, ha un potere formidabile. Vale per tutti i campi dello scibile. Questa riflessione mi è venuta alla mente mentre abbandonando per  qualche ora di seguire la cronaca politica cercavo una pausa di distensione seguendo una importante tappa del Giro d’Italia. Distensione che proprio ci voleva dopo aver appreso che il direttore de “La Verità”, tal  Maurizio Belpietro, noto per le sue presenze televisive, un quotidiano che racconta una “sua” verità, quella della destra, che più in là non  si può andare,  che vede la sinistra come il fumo negli occhi, era diventato per un giorno il direttore responsabile de L’Unità, il cui editore, un tal Massimo Pessina, un costruttore, si dice, aveva bisogno di far uscire un numero del quotidiano chiuso dal Pd renziano per evitare la decadenza della testata. Gli articoli erano stati richiesti dall’editore e ai giornalisti della testata i quali hanno appreso che il direttore responsabile del numero che andava in edicola era il Belpietro. Il Comitato di redazione in un comunicato parlava di “un affronto”. Avevano appreso la notizia quando il giornale era ormai in stampa. Veniva emesso un comunicato durissimo da parte dei giornalisti della testata fondata da Antonio Gramsci. “Si tratta di un gesto gravissimo – afferma il comunicato – ,un insulto alla tradizione politica di questo giornale e della sinistra italiana prima ancora che una violazione delle norme contrattuali”. Bene, anzi male, ma così va il mondo. Ho pensato che mi sarei rifatto seguendo una importante tappa del Giro d’Italia, certo sperando nella vittoria di un italiano, Vincenzo Nibali. Si dirà,ma che c’entra l’informazione faziosa, di parte, con la grande corso italiana?

Anche le cronache sportive “infettate” da  faziosità. L’oggettività è un optional

C’entra eccome, perché anche il giornalismo sportivo è “infettato” dalla faziosità, e la oggettività, per quanto possibile, diventa sempre più un optional, ogni scriba si trasforma in allenatore, indica la squadra da mettere in  campo e così via. Per quanto riguarda il ciclismo, del tutto legittimo che il cronista faccia il tifo, ci mancherebbe. Pensiamo ai grandi giornalisti, alle cronache famose che, via radio, prime riprese televisive, facevano vivere grandi imprese, come quelle di Fausto Coppi sulle Alpi, “il suo volto è infangato, la sua maglia è bianco celeste, il suo nome è Fausto Coppi” e nei bar dove si accorreva per seguire i girini scoppiava l’entusiasmo. Bene, anzi male. Perché seguendo una delle tappe più importanti del Giro, ascoltando le cronache dei giornalisti al seguito, avevamo creduto che tutto fosse sotto controllo di Nibali, il Vincenzo nazionale, che non aveva più rivali, conduceva la grande corsa come meglio voleva. Certo, c’erano dei corridori stranieri, perfino giunti dell’Ecuador, russi, spagnoli, slovacchi, colombiani, olandesi, niente male. Ma non c’era problema. Il pubblico italiano che  affolla le strade, che plaude i girini, gli italiani, Nibali in primo luogo, ci dicevano i cronisti, stia tranquillo. E annunciavano la “tattica” seguita da Nibali, spalleggiato da un “gregario” di lusso, anzi un “luogotenente”. Nel frattempo, un gruppetto di girini prendeva il largo. Niente paura. Nibali controllava il suo più pericoloso avversario, lo sloveno Roglic, con il quale aveva un conto aperto. Seguivamo la cronaca della Rai. Sulla prima salita di giornata, il Verrayes, ha attaccato  l’inglese Simon Yates, su cui si  riporta subito Roglic, con Landa. Il secondo attacco di Yates, pochi chilometri dopo, veniva  neutralizzato da Nibali in prima persona. In discesa parte  la fuga di giornata. Il vantaggio massimo è arrivato a 2’30”. Sul San Carlo attacca Vincenzo Nibali,  rispondono Roglic, Miguel Angel Lopez, Landa e Carapaz.

Il Giro si gioca  nella tappa che porta a Como. Poi chiusura a Verona con la crono

Ma, ci racconta il cronista, anche  quello che segue con la moto, Nibali tiene tutto sotto controllo. Il suo “luogotenente”, Damiano Caruso, lo porta quasi per mano, lo protegge. Bene, stiamo tranquilli. No, male, i cronisti non ne azzeccano una. Nibali e Roglic si guardano in cagnesco, si controllano a vicenda.   Alla fine se ne va l’ecuadoriano Richard Carapaz a 2 km e mezzo dalla vetta del San Carlo,  accumula una decina di secondi di vantaggio e poi finalmente è stato anche il gran favorito del Giro, Primoz Roglic, a prendersi la responsabilità di un’azione, a cui hanno risposto Nibali, Landa, Lopez e Majka, il gruppetto che è arrivato in vetta con 28” di ritardo da Carapaz. L’ecuadoriano  resiste in discesa, aumenta il vantaggio nell’ultima ascesa a Courmayeur, conquista la maglia rosa. Ora il giro si gioca in particolare sulla tappa Ivrea-Como e poi il 2 giugno a Verona con la cronometro che chiude la grande corsa italiana. Auguri a Nibali. Siamo con te.

L’ordine d’arrivo della 14esima tappa del 102esimo Giro d’Italia, la Saint Vincent-Courmayeur (Skyway Monte Bianco) di 131 chilometri

1. Richard Carapaz (Uru, Movistar) in 4h02’23” 2. Simon Yates (Gbr, Mitchelton-Scott) a 1’32” 3. Vincenzo Nibali (Ita, Bahrain-Merida) a 1’54” 4. Rafal Majka (Pol) s.t. 5. Mikel Landa (Esp) s.t. 6. Miguel Angel Lopez (Col) s.t. 7. Pavel Sivakov (Rus) s.t. 8. Primoz Roglic (Slo) s.t. 9. Joseph Dombrowski (Usa) s.t. 10. Damiano Caruso (Ita) a 2’01” 11. Davide Formolo (Ita) a 3’49” 19. Giulio Ciccone (Ita) a 7’13” 21. Fausto Masnada (Ita) a 7’20” 28. Jan Polanc (Slo) a 7’41”.

La classifica generale (maglia rosa) del 102esimo Giro d’Italia dopo la quattordicesima tappa

1. Richard Carapaz (Ecu, Movistar) in 58h35’34” 2. Primoz Roglic (Slo, Jumbo-Visma) a 0’07” 3. Vincenzo Nibali (Ita, Bahrain-Merida) a 1’47” 4. Rafal Majka (Pol) a 2’10” 5. Mikel Landa (Esp) a 2’50” 6. Bauke Mollema (Ned) a 2’58” 7. Jan Polanc (Slo) a 3’29” 8. Pavel Sivakov (Rus) a 4’55” 9. Simon Yates (Gbr) a 5’28” 10. Miguel Angel Lopez (Col) a 7’48” 12. Davide Formolo (Ita) a 8’21” 19. Valerio Conti (Ita) a 21’12” 22. Fausto Masnada (Ita) a 21’56” 23. Giulio Ciccone (Ita) a 23’07”

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