Elezioni europee. Per cosa si vota e come si vota nei 28 paesi della Ue

Elezioni europee. Per cosa si vota e come si vota nei 28 paesi della Ue

Dal 1999, con l’entrata in vigore del trattato di Amsterdam, in tutti i paesi dell’Unione europea si eleggono i rappresentati al Parlamento europeo attraverso un sistema proporzionale. Le uniche eccezioni si trovano a Malta e in Irlanda, dove viene usato il metodo del voto singolo trasferibile.

La legge elettorale italiana per le europee risale al 1979, l’anno in cui si tennero le prime elezioni del Parlamento europeo, ed è la più vecchia legge elettorale ancora vigente in Italia. Si vota con un proporzionale puro – cioè un sistema elettorale in cui la percentuale di parlamentari eletti per ogni partito coincide più o meno con quella dei voti ricevuti alle elezioni, lo stesso sistema in uso durante la Prima Repubblica – e la soglia di sbarramento per i partiti è al 4 per cento. Ogni elettore può scegliere fino a tre nomi di candidati presenti in una stessa lista rispettando però la rappresentanza di genere (non si possono votare tre uomini o tre donne: in questo caso il terzo nome non viene considerato). L’Italia viene divisa in cinque circoscrizioni elettorali, ognuna delle quali elegge un numero di europarlamentari proporzionale al numero di abitanti di ogni circoscrizione. La ripartizione dei 73 seggi per le europee del 2014 prevedeva che 20 seggi spettassero alla circoscrizione nord-occidentale (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia); 14 a quella nord-orientale (Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna); 14 a quella centrale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio); 17 a quella meridionale (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria) e otto alle isole.

Malta e Irlanda, come detto, adottano una pratica tipica del mondo anglosassone che con un unico voto permette all’elettore di assegnare più di una preferenza numerando i candidati sulla scheda elettorale, in base alle proprie scelte. Prima dello spoglio viene stabilita una quota che ogni candidato deve raggiungere per essere eletto: si chiama Droop quota, dal nome del matematico inglese che l’ha inventata nell’ottocento, Henry Richmond Droop, e si calcola dividendo i voti validi per il numero dei seggi in palio più 1. Tutti i candidati che superano la quota con le prime preferenze vengono eletti. Quando invece un candidato raggiunge durante lo scrutinio i voti della quota, lui o lei viene eletto e i voti successivi vengono computati in base alle seconde preferenze. Se invece un candidato conquista più voti della quota, lui o lei viene eletto e i voti eccesso vengono trasferiti agli altri candidati più popolari.

In Germania, è in vigore un sistema più semplice con una importante variante. I 96 europarlamentari sono eletti attraverso un sistema proporzionale e non c’è una soglia di sbarramento. Oltre ai candidati, i partiti nominano anche un candidato sostituto per ogni nome della lista: nel caso infatti in cui un parlamentare eletto non possa portare a termine il mandato il suo posto verrà preso dal suo sostituto. La Francia, invece, è divisa in otto distretti regionali che eleggono i 74 deputati (79 in caso di Brexit) al Parlamento europeo attraverso un sistema proporzionale con seggi attribuiti alla liste attraverso il metodo D’Hondt, che più o meno rispetta le quote proporzionali. Nel 2014 la Francia aveva eletto 74 deputati, nel 2009 72. La soglia di sbarramento è al 5 per cento.In Spagna c’è un unico collegio elettorale nazionale e non è prevista una soglia di sbarramento. La Spagna ha diritto a 54 seggi che vengono assegnati con il metodo D’Hondt. I partiti regionali e quelli più piccoli solitamente si uniscono in liste comuni per aumentare le loro chance di eleggere almeno un europarlamentare. A volte succede che i membri di queste coalizioni si accordino tra di loro per far ruotare il seggio tra i diversi partiti. Nel 2014, ad esempio, la coalizione Primavera Europea – composta da otto partiti regionali di sinistra, ecologisti e in alcuni casi nazionalisti federalisti – aveva ottenuto un seggio al Parlamento europeo: dal 2014 fino all’ottobre il seggio è stato occupato da Jordi Sebastià, di Compromís, una coalizione di liste valenciane, mentre adesso è occupato da Florent Marcellesi, il candidato di punta di Equo, un partito politico ecologista spagnolo nato nel 2011.

Una delle leggi più complicate è quella del Lussemburgo, che di per sé ne ha già una molto complicata per le elezioni del Parlamento nazionale. Essendo uno dei Paesi più piccoli dell’Unione il Lussemburgo elegge solo sei deputati; gli elettori, quindi, possono esprimere fino a sei preferenze. Teoricamente possono scegliere tra i candidati di tutte le liste, oppure possono mettere il voto su una lista sola, e automaticamente i loro voti vanno ai sei candidati della lista. In Lussemburgo, inoltre, andare a votare per le elezioni è obbligatorio per legge (come anche in Belgio, Bulgaria, Cipro e Grecia), motivo per cui l’affluenza è molto alta: nel 2014 fu dell’85,5 per cento, contro una media europea del 42,6 per cento.

La notte elettorale comincerà in realtà in pieno giorno, alle 18 di domenica, quando il Parlamento europeo darà (gli orari sono indicativi) le prime stime nazionali, basate sugli exit poll, dei risultati delle elezioni in Austria, Cipro, Germania, Grecia, Irlanda, Malta e Olanda. Seguiranno alle 19 le stime di Bulgaria e Croazia e alle 20 quelle di Francia, Danimarca e Spagna. Alle 20.15 arriveranno le prime proiezioni sulla nuova composizione dell’Emiciclo (la “torta” o il “camembert”, come dicono i francesi), basate sugli exit poll dei 12 paesi forniti in precedenza e sui sondaggi pre-elettorali sulle intenzioni di voto negli altri 16 Stati membri. Alle 21 sarà la volta delle previsioni basate sugli exit poll di Polonia, Portogallo, Romania e Svezia, e alle 21.15 apparirà sugli schermi dell’Europarlamento la seconda “torta” di dati aggregati, con le previsioni della futura composizione dei vari gruppi politici europei.

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