Di Maio a Salvini, più lavoro meno stronzate. Volano stracci e volgarità. Inutile disputa sulla corruzione. Bastava chiedere a Cantone. La situazione economica si fa più pesante. Esplode la Cassa integrazione, crolla la spesa delle famiglie

Di Maio a Salvini, più lavoro meno stronzate. Volano stracci e volgarità. Inutile disputa sulla corruzione. Bastava chiedere a Cantone. La situazione economica si fa più pesante. Esplode la Cassa integrazione, crolla la spesa delle famiglie

Manca solo che si sfidino a duello, magari al “primo sangue”, e Giggetto Di Maio, quello che fra l’altro vuol chiudere Radio radicale, l’informazione che non è addomestica dal suo staff meglio farla tacere, e l’altro vicepremier, il Salvini Matteo in questo anno di “collaborazione” non si sono fatti mancare niente. Non era ancora spenta l’eco della rissa fra costoro  a proposito di due decreti, uno sulla sicurezza e l’altro sul reddito di cittadinanza che aveva costretto il presidente della Repubblica ad intervenire concordando con il presidente Conte alcune modifiche ritenute indispensabili al decreto contro i migranti tanto caro al Salvini che esplodeva, inaspettato, un nuovo scontro. Praticamente i due decreti sarebbero andati alla approvazione del Consiglio dei ministri dopo le elezioni europee. Contento  DI Maio, contento Conte che si liberava di una grana di non poco conto, Salvini “costretto” ad accettare il rinvio a dopo le elezioni mentre lui voleva presentarsi ai suo amici xenofobi, razzisti, per i quali i migranti sono una sorta di peste, avendo portato a casa un risultato di non poco conto, “donato” ai suoi amici. Sembrava che fra i due il clima si fosse rasserenato anche perché mentre volavano gli stracci problemi ben più gravi venivano in primo piano. Ne segnaliamo solo alcuni. Una vera e proprio esplosione della Cassa integrazione secondo i dati Inps relativi al mese di aprile quando le ore di Cig autorizzate sono tornate a salire a quota 25,4 milioni, con un +16% sul mese precedente e un +30% annuo. Le ore di Cig straordinaria sono aumentate del 78,1 rispetto all’anno passato. Secondo dato che segnala in modo inequivocabile che l’Italia non cresce: dal 2011 il mercato interno, rende noto Confesercenti, ha perso circa 60 miliardi di euro  di spesa. Nel 2018 la spesa media annua della famiglia al netto dell’inflazione è stata di 28.251 euro in calo di 2.530 euro, -8,2% rispetto ai livelli del 2011.

I due vice pensano solo a farsi la guerra. Ognuno guarda al proprio orticello

Preoccupa una tale situazione Di Maio, Salvini? Assolutamente no, pensano solo alle elezioni europee e a farsi la guerra. Ognuno guarda al proprio orticello. Manca che fra i due si arrivi agli schiaffi visto che ora siamo arrivati alle parole forti, alla volgarità. Vediamo quest’ultimo scontro fra i due vicepremier. Quello che ricopre anche l’incarico di ministro del Lavoro e dello Sviluppo nonché vicepremier, il Di Maio, è contrario ad eliminare il reato di “abuso di ufficio”, reato per cui si trovano indagati chi amministra, un sindaco, un presidente di Regione, un sottosegretario. Il ministro dell’Interno, ospite di Porta a porta su Rai Uno, aveva  proposto di abolire il reato di abuso d’ufficio: “Non posso bloccare 8000 sindaci per la paura che uno possa essere indagato – ha affermato -. Ci sono sindaci che non firmano niente per paura di essere indagati”. Cose di questi giorni che si trovano  sulle pagine dei giornali. Risponde Di Maio che “se un sindaco agisce onestamente non ha nulla da temere”. Poi, senza mai nominarlo attacca Salvini, ma l’indirizzo è chiaro. Pone un interrogativo Giggetto, con aria indifferente, “togliere il reato di corruzione per evitare di far dimettere un sottosegretario”? Il riferimento al “caso” Siri, il sottosegretario leghista, indagato, cui il consiglio dei ministri ha revocato l’incarico, suscitando le ire del Salvini, è più che evidente.  Se non bastasse, altro interrogativo. “È forse un modo per chiedere il voto ai condannati o salvare qualche governatore? Per noi –prosegue – il governo va avanti, ma a un patto: più lavoro e meno stronzate. Se la Lega chiede voti  per sfiduciare Conte, lo dica”.

Il ministro dell’Interno sbrocca. Quello del Lavoro fa la vittima

Lo scontro fra Di Maio e Salvini, a colpi di dichiarazioni, comunicati, tiene banco tutta la giornata. Il ministro dell’Interno sbrocca: “Bisogna togliere la burocrazia. Se per paura che qualcuno rubi blocchiamo tutto – ha concluso Salvini – allora mettiamo il cartello affittasi ai confini dell’Italia e offriamoci alla prima multinazionale cinese che arriva. Se uno ruba e lo becco lo metto in galera e se ruba da pubblico ufficiale paga due volte. Ma non possiamo per presunzione di colpevolezza bloccare tutto”. Di Maio risponde, cita casi relativi al reato di abuso di ufficio. Sono quelli noti che compaiono su tutti i media. Lui fa la vittima: “Ora, vedete come vanno le cose? Il colmo è che, se parlo, qualcuno fa la vittima e dice che insultiamo; se non parlo però siamo conniventi. Ma di fronte a questa stupidaggine io non posso tacere. Chi l’ha detto stavolta ha toppato alla grande”, ha concluso.

Una sceneggiata tipo spettacolo di varietà di infimo grado quelli che si vedevano tanti anni fa prima del film. Uno spettacolo deprimente. Anche perché se i due si fossero rivolti a chi di loro è più a conoscenza di problemi di questo tipo non ci sarebbe stato bisogno di proclamare una specie di stato di guerra fra Pentastellati e Lega. La persona cui ci riferiamo si chiama Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, l’Anticorruzione.  Richiesto di  un parere ha risposto: “Sono assolutamente contrario all’abolizione ma credo che sia opportuno che ci sia uno spazio per pensare una modifica – ha detto -: c’è una quantità enorme di provvedimenti che non arrivano a condanna, che non arrivano a sentenza per cui è evidente che qualcosa nella norma non funziona, ma una norma che punisca gli atti evidenti di favore è necessaria”.

Ignorate  dai vicepremier le proposte del presidente Anac

Del resto il presidente dell’Anac in un articolo comparso sul Mattino, 8 settembre 2017, aveva scritto che “si può e si deve intervenire”. Lo ricorda Huffington post  riportando le parole di Cantone: “C’è uno iato tra il numero di procedimenti aperti dalle procure per abuso d’ufficio e i fascicoli che effettivamente arrivano a una sentenza di condanna. La maggior parte delle inchieste si conclude con archiviazioni, proscioglimenti o assoluzioni. È un’anomalia che può portare a una migliore definizione del reato”.  Sempre Huffington riferisce che “la Lega si è detta pienamente d’accordo con il presidente Cantone. Bisogna modificare la norma sull’abuso d’ufficio per punire i veri colpevoli ma lasciare lavorare serenamente cittadini, sindaci, imprenditori e funzionari pubblici”. Sempre da ambienti della Lega si fa sapere che anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva sottolineato in una intervista a Bruno Vespa “la necessità di valutare meglio se e in che termini riformare il reato di abuso d’ufficio. Dobbiamo perseguire il malaffare, ma al contempo dobbiamo creare le premesse per proteggere le persone perbene, che hanno desiderio e capacità di impegnarsi ponendosi al servizio della propria comunità”.

Allora, perché scatenare questa polemica, Salvini che punta i piedi, Di Maio che lo apostrofa usando la parola “stronzate”. È il segno che nel rapporto fra Lega e M5s si è superato ogni limite di decenza. Al di là dell’esito del voto di domenica, l’alleanza di governo gialloverde sta portando sempre più il nostro paese verso un baratro da cui sarà difficile risalire. Anche episodi come questo di cui abbiamo dato conto è la prova che personaggi come Di Maio e Salvini, i due leader che rappresentano  i pentastellati e i leghisti, non hanno più alcuna credibilità. Se mai l’avessero avuta.

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