Davide Orecchio. L’appello dei sindacati europei per un voto ad un’Europa sociale, solidale, del lavoro

Davide Orecchio. L’appello dei sindacati europei per un voto ad un’Europa sociale, solidale, del lavoro

La posta in gioco è alta. Dalla tornata elettorale del 23-26 maggio può uscire un’Europa ancora più sovranista, nazionalista, fascista. Oppure le diverse anime politiche europeiste terranno, e saranno chiamate a rilanciare l’Unione europea su nuovi presupposti. Mai come in questa occasione il sindacato si è speso per promuovere le priorità del lavoro e del dialogo sociale. È stata una campagna elettorale in difesa dei valori delle unions e del mondo del lavoro, e per far sì che siano rappresentati nel prossimo Parlamento europeo. Il tutto sintetizzato in un programma lanciato dalla Ces (la Confederazione sindacale europea), incentrato sul bisogno di una nuova Europa basata sulla democrazia e la giustizia sociale, su occupazione di qualità e retribuzioni più elevate, e su una transizione socialmente giusta ed equa verso un’economia digitale a basse emissioni di carbonio.

Un invito a un buon voto lo hanno lanciato, nuovamente, i sindacati europei da Vienna, dove si è concluso il 24 maggio il congresso della Ces, ricordando a tutti i cittadini che è bene votare e che bisogna puntare su “candidati e partiti che lavoreranno per un’Europa più giusta (non meno Europa), per la democrazia e per la giustizia sociale”. Luca Visentini, confermato segretario generale della Ces, ha sottolineato che queste elezioni “sono molto importanti per i lavoratori europei”, e ha lanciato un appello: “Andate a votare per quei candidati che si impegnano a lottare per una maggiore democrazia in Europa, per una maggiore giustizia sociale, migliori condizioni di lavoro, salari più elevati, mobilità equa e nessun dumping sociale. Fate sentire forte e chiara la voce dei lavoratori europei”.

Nel suo intervento al congresso Visentini ha ricordato che “L’Unione Europea e la nostra democrazia sono sotto attacco e le prossime elezioni europee saranno un punto di svolta che ci condurrà o verso un’Europa più sociale o verso il declino dell’Unione stessa”.“Vediamo crescere i partiti dell’estrema destra, i nazionalisti e persino i neo-fascisti – ha detto il segretario Ces – e siamo preoccupati per quello che sta succedendo in Ungheria, in Polonia e nel mio paese, l’Italia, ma anche in Francia, nel Regno Unito con la Brexit, in Germania con l’Afd, in Spagna con Vox e via dicendo”.

Dunque la democrazia europea è a rischio, proprio perché l’Ue ha perso la sua “anima sociale”. Ora occorre “un nuovo contratto sociale”, perché quello vecchio è stato rotto “dalla crisi e dall’austerità”, “sfruttando i lavoratori e mettendoli gli uni contro gli altri”, “dando alla libertà economica più peso che ai diritti sociali”.

Nelle settimane che sono alle spalle i sindacati europei si sono mobilitati oltre i loro confini per costruire reti e alleanze nuove e significative. L’Italia – dove, come dimenticarlo, il sovranismo è al potere – è stato uno dei laboratori più interessanti. Dal nostro Paese è partito un “decalogo” lanciato dal Consiglio italiano del Movimento europeo (Cime), una rete di associazioni europeiste a cui aderiscono tra gli altri Cgil, Cisl e Uil. La proposta contiene “dieci priorità per un’Europa unita, democratica e solidale, come strumento di pace in un mondo globalizzato”. Ed è stata sottoposta ai partiti e ai candidati. “Noi siamo convinti – scrivono Camusso e Dastoli – che, contrariamente al passato, bisognerà lavorare per facilitare la formazione di un’alleanza di innovatori – che unisca l’internazionalismo socialista, il cosmopolitismo liberale, l’universalismo cristiano e la cultura ambientalista al di là dei gruppi politici tradizionali – pronta a battersi per un’Europa solidale, fondata su una dimensione democratica che sia insieme rappresentativa, partecipativa, economica, di prossimità e paritaria”.

La stessa Confindustria si è fatta promotrice di un appello per l’Europa, sottoscritto insieme a Cgil, Cisl e Uil, nel quale si esortano “i cittadini di tutta Europa ad andare a votare alle elezioni europee per sostenere la propria idea di futuro e difendere la democrazia, i valori europei, la crescita economica sostenibile e la giustizia sociale”.

E non dimentichiamo l’Appello “per un voto antifascista” promosso dalle organizzazioni antifasciste europee, e rilanciato in Italia dall’Anpi, “perché vengano sconfitti nazionalismi, razzismi, fascismi, nazismi, mai così forti dal dopoguerra ad oggi – si legge nel testo –. Vogliamo un’Europa contraria a qualsiasi forma di discriminazione, che garantisca asilo ai rifugiati e il rispetto dei diritti di tutti, in particolare delle donne e dei fanciulli; un’Europa del lavoro, dell’istruzione, del sostentamento a chi ha bisogno; un’Europa che si opponga ad ogni negazionismo e revisionismo, alla riabilitazione dei nazisti; che tuteli i diritti e le culture delle minoranze; che sia portatrice di pace e di non ingerenza negli affari degli altri Strati. Difendiamo la democrazia e le liberta’ conquistate col sangue, con la Resistenza e la liberazione del 1945! Contribuiamo a dar vita a un largo fronte antifascista, democratico e popolare a difesa dei popoli dell’Unione Europea!”.

In Germania troviamo un’iniziativa analoga. Si tratta dell’Alleanza sociale tedesca per un mondo apertoper la solidarietà, la democrazia e lo Stato di diritto, e contro l’intolleranza, l’inospitalità e laviolenza. Un corposo appello a votare per le forze politiche europeiste che ha tra i suoi promotori la confederazione sindacale Dgb e la Confindustria tedesca, insieme, tra gli altri, ai principali organismi religiosi (Chiese evangeliche, Conferenza episcopale, Consiglio centrale della comunità ebraica e Consiglio di coordinamento dei musulmani).

Se l’integrazione europea non esistesse – si legge nell’appello –, dovrebbe essere inventata. Da 70 anni fa sì che possiamo vivere insieme in pace e libertà. Con la realizzazione dell’idea di un’Europa unita, abbiamo imparato per il nostro continente le lezioni di una storia segnata da secoli di guerra. Per noi Europa significa che possiamo viaggiare liberamente e scegliere dove vivere e lavorare, che paghiamo con una moneta unica all’interno della zona euro. Allo stesso tempo, l’Unione europea è un’importante fonte di prosperità”. “Eppure – prosegue il documento –, da alcuni anni ormai, stiamo vivendo un’Unione europea che si trova ripetutamente in ‘modalità di crisi’. La sua coesione interna e il suo fondamento comune di valori rischiano di erodersi. Stiamo assistendo al rafforzamento di una politica di statalismo su piccola scala e ad una ricaduta negli stereotipi nazionalisti”.

Abbiamo bisogno di un’Unione europea forte e unita, che possa contare sulla fiducia e sull’approvazione dei suoi cittadini”. Per questo l’Alleanza invita “tutti i cittadini a utilizzare il loro voto per rafforzare i partiti democratici ed europeisti al Parlamento europeo”. E ancora: “La nostra voce è necessaria affinché l’Europa possa rimanere fedele ai principi dell’economia sociale di mercato e mantenere la sua promessa di prosperità”.Il Dgb ha inoltre lanciato il suo appello per un’Europa sociale, di profilo più sindacale, scandito in 6 punti, chiedendo un rafforzamento a livello europeo della contrattazione collettiva, una migliore partecipazione dei lavoratori, salari minimi a prova di povertà in tutti gli Stati membri dell’Ue, norme per redditi minimi adeguati e standard europei per l’assicurazione contro la disoccupazione; una “nuova strategia europea per la parità con misure concrete per promuovere le donne”; un’“offensiva europea per gli investimenti” e un “Piano Marshall per l’Europa” per garantire la crescita, l’occupazione, l’istruzione e la prosperità, finanziata “prosciugando i paradisi fiscali e introducendo la Financial Transaction Tax”; un “governo economico europeo perché la moneta unica possa funzionare e i cittadini siano socialmente sicuri nelle crisi”. Per il Dgb, inoltre, l’Unione europea “deve investire di più per garantire la pace in altre regioni del mondo”; il sindacato tedesco chiede “un maggiore controllo delle esportazioni di armi” e respinge “fermamente la richiesta della Nato di aumentare la spesa per gli armamenti”. Infine la confederazione chiede che “l’Europa diventi un modello di integrazione economica e sociale per il resto del mondo e che la globalizzazione sia equa. Le norme internazionali in materia di lavoro, sociali, ambientali e di protezione dei consumatori devono determinare ciò che accade sui mercati, non viceversa. Chiediamo la protezione dei diritti dei lavoratori e dei diritti umani lungo le catene globali del valore e la sanzione delle violazioni contro di loro. L’Europa deve essere aperta al mondo e solidale”.

Nella Francia attraversata dalla protesta sociale e politica dei gilet gialli l’appello al voto della confederazione sindacale Cgt rivela un animo decisamente battagliero. “In tutta la Francia si costruiscono lotte, si organizzano resistenze, si moltiplicano le mobilitazioni”, ricorda il sindacato, denunciando “politiche di austerità che distruggono i servizi pubblici, trascurano i salari, mettono in discussione le conquiste sociali e i diritti dei lavoratori, danneggiano l’ambiente e la biodiversità”. La Cgt invita a votare “nel modo più chiaro e più forte possibile”, perché “l’astensione è un atto dannoso per la nostra democrazia” e “non può essere considerata una scelta politica”.

“L’affluenza alle urne in queste elezioni è per noi un forte indicatore della necessità della democrazia e della partecipazione dei cittadini al destino dell’Europa”. Per la Cgt “la lotta sociale e per un mondo di giustizia e di pace deve riflettersi nelle urne. Astenersi significa lasciare che gli altri, e soprattutto i datori di lavoro e i sostenitori del liberalismo economico, continuino a collocare l’Europa e il nostro futuro in una spirale di declino sociale ed economico”. Il sindacato francese invita “tutto il mondo del lavoro, i giovani e i pensionati a non farsi ingannare dai partiti di estrema destra che, nonostante i cambiamenti di discorso in alcuni casi opportunistici, difendono e difenderanno sempre e soprattutto gli interessi del capitale, il mondo della finanza”. Per il sindacato “coloro che hanno costruito le mobilitazioni sociali e cittadine” non devono “farsi ingannare da discorsi populisti di circostanza”. “La disoccupazione di massa non è colpa degli immigrati – ammonisce la Cgt –. È il risultato di scelte politiche di deindustrializzazione, esternalizzazione e delocalizzazione delle attività in tutto il mondo”.

Anche le Comisiones Obreras spagnolesottolineano l’importanza dell’appuntamentoelettorale europeo: “è essenziale che i lavoratori europei vadano a votare e lo facciano per chi si impegna a lottare per una maggiore democrazia in Europa, per una maggiore giustizia sociale, migliori condizioni di lavoro e salari più alti”. Tra le priorità rivendicate dal sindacato spagnolo rientra il pilastro europeo dei diritti sociali, che “deve garantire diritti sociali e lavorativi minimi, essere vincolante per gli Stati e disporre di un bilancio adeguato”. Inoltre le Ccoo chiedono che “il semestre economico sia anche sociale”, e che sia stabilito lo stesso livello di obblighi, indicatori di conformità e sanzioni per le questioni sociali e per le questioni economiche. “Una forte contrattazione collettiva – sottolineano in Spagna – deve essere garantita da una legislazione che rafforzi la capacità delle parti sociali di estendere la copertura e la tutela dei contratti collettivi”.

Nel clima infuocato dalla Brexit, il Trades Union Congress britannico si è limitato a lanciare con altre organizzazioni un appello “per sradicare il discorso di odio durante la campagna elettorale europea”. Nessuna indicazione di voto pro o contro l’Europa. “Non c’è spazio per il razzismo, la misoginia o qualsiasi altra forma di odio durante o dopo queste elezioni – ha dichiarato la segretaria generale del Tuc Frances O’Grady –. Speriamo che i politici e la società civile si uniscano a noi nel chiedere una campagna rispettosa”. Si legge nell’appello: “La libertà di parola e la libertà di espressione sono una parte fondamentale della nostra democrazia. Tuttavia, non devono essere usati per incitare al danno contro gli altri. Non è accettabile biasimare i problemi del Regno Unito a causa delle diverse razze, gruppi etnici o religiosi, lavoratori migranti o rifugiati”. Ancora: “L’incitamento all’odio razziale, all’odio religioso o all’odio a causa dell’orientamento sessuale sono contro la legge e non dovrebbero essere usati nelle campagne politiche”. “Qualunque sia il risultato, è essenziale che queste elezioni non siano utilizzate in modo improprio per seminare odio e divisione. Su questo punto dobbiamo restare uniti”.

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