Cannes 2019. Quentin Tarantino con “Once Upon A Time…. In Hollywood”, un’ode al Cinema. E Arnaud Desplechin, con “Roubaix la lumière”. Due maestri e due grandi film

Cannes 2019. Quentin Tarantino con “Once Upon A Time…. In Hollywood”, un’ode al Cinema. E Arnaud  Desplechin, con “Roubaix la lumière”. Due maestri e due grandi film

25 anni dopo la sua Palma d’oro, Quentin Tarantino è arrivato sulla Croisette con un cast a cinque stelle,  facendo impazzire fan e fotografi. Brad Pitt, Leonardo Di Caprio e Margot Robbie, belli e affascinanti sul red carpet. Il film è scintillante, simpatico, brillante e non manca la violenza tipica dei film del regista americano. Il suo film C’era una volta… Hollywood è in competizione e il cineasta sa che la Palma d’Oro per l’alto livello della competizione sarà una lotta. Il film è un’ode al cinema, a chi realizza i film e a chi li guarda. Un film in un puro stile Tarantino.

Nel 1969, a Hollywood l’innocenza del Cinema è morta sotto I colpi di coltello degli adepti della setta di Charles Manson. In cinquant’anni molti hanno dimenticato questi fatti ma non Once Upon a Time… in Hollywood. Alcuni personaggi sono inventati e altri tratti da una storia vera. Leonardo Di Caprio incarna Rick Dalton, un attore della fine degli anni ‘60, specializzato in un ruolo di cattivo. Brad Pitt interpreta la sua controfigura, Cliff Boothe. Nel film, oltre ai due personaggi citati,  spicca  l’attrice interpretata da Margot Robbie: si tratta di Sharon Tate, la compagna di Roman Polanski, assassinata nel 1969 dalla setta di Charles Manson. Nel film anche la partecipazione di Al Pacino. Il film arriverà nelle sale italiane a settembre, i cinefili sono in trepida attesa per assistere alla nona pellicola di Quentin Tarantino e alla performance dell’attrice australiana.

C’era una volta… Hollywood rivela un melanconico romanticismo. In conferenza stampa Tarantino dichiara di essere “un cinefilo duro e puro. Per me il digitale  è la morte del cinema. La proiezione in digitale è come accendere il televisore. Spero che stiamo vivendo un periodo romantico e che le nuove generazioni si accorgano di quello che hanno perduto. Mi sento un direttore d’orchestra e le emozioni del pubblico i miei strumenti”.

Arnaud Desplechin, “Roubaix la lumière”

Un altro film fiore all’occhiello di questa 72esima edizione del Festival del cinema di Cannes, potente e coinvolgente, è Roubaix la lumière diretto dal regista francese Arnaud Desplechin, che in questo poliziesco si è allontanato dal suo stile. “Volevo dipingere la mia città natale Roubaix e volevo che fosse tutto reale”, ha affermato il regista francese in conferenza stampa. Roubaix è una città francese del nord, dove il 45% degli abitanti vive sotto la soglia della povertà.

Un film di grande spessore e intenso. Nella prima parte è filmato come un documentario. Ci fa pensare a Stendhal, a Delitto e castigo di Dostoevskj, ma il regista ha raccontato di essersi ispirato sopratutto al documentarista Fredrik Wiseman. “Ho la passione per la verità” ha detto Desplechin. Il cineasta descrive alcune giornate, ma soprattutto notti, all’interno degli uffici della polizia di Roubaix. Il film si ispira a un fatto vero, accaduto nel 2002. Racconta dell’inchiesta del commissario Daoud, splendidamente interpretato da Roschdy Zem su Marie e Claude, due giovani donne fidanzate, interpretate da Sarah Forestier e Lea Sedoux, che devono fare i conti con la morte di un’anziana 83enne, Lucette, in una zona di Roubaix, abbandonata alla miseria. Daoud è il poliziotto che le interroga ma non le giudica, e instaura con loro un legame e un clima di fiducia.

Lo spettatore è trascinato dall’incalzante interrogatorio delle due protagoniste. «Negli ultimi anni si assiste a molta violenza sociale, il mondo è più duro, ma ciascuno è un essere singolare e il cinema è capace di descrivere l’anima» ha precisato il regista. «Ci sono molte situazioni mostruose, ma dobbiamo allontanarci dai cliché sociali». Un bel film d’autore, di sguardi e di una musicalità di gesti.

 

 

 

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