Aldo Pirone. In ricordo di Gramsci nell’82esimo anniversario della morte

Aldo Pirone. In ricordo di Gramsci nell’82esimo anniversario della morte

Il 27 aprile scorso è stato l’82° anniversario della morte di Antonio Gramsci. Fu, com’è noto, tra i fondatori e poi capo del Partito comunista. Morì nella clinica Quisisana di Roma dopo 11 anni di detenzione, fra carcere e confino, che lo avevano distrutto nel fisico ma non nel morale. Arrestato dai fascisti, sebbene protetto dall’immunità parlamentare, l’8 novembre del 1926, fu processato, insieme ad altri dirigenti comunisti, nel 1928 dal Tribunale speciale fascista. Il Pubblico ministero Isgrò concluse la sua requisitoria dicendo: “Bisogna impedire a questo cervello di funzionare”. Infatti, la condanna al carcere fu di quella portata: 20 anni, 4 mesi e 5 giorni. Ma il cervello di Gramsci continuò a funzionare e produsse quella grande opera che furono “I quaderni del carcere”. In questi tempi di cialtroneria politica dilagante, credo sia utile ricordarlo attraverso due lettere che scrisse alla madre, Giuseppina Macias, e al figlio Delio. Penso che le due missive dicano sulla persona e sull’animo del grande italiano più di ogni altra pur dotta dissertazione sul suo pensiero.

Carissima mamma,

sto per partire per Roma. Oramai è certo. Questa lettera mi è stata data appunto per annunziarti il trasloco. Perciò scrivimi a Roma d’ora innanzi e finché io non ti abbia avvertito di un altro trasloco.

Ieri ho ricevuto un’assicurata di Carlo del 5 maggio. Mi scrive che mi manderà la tua fotografia: sarò molto contento. A quest’ora ti deve essere giunta la fotografia di Delio che ti ho spedito una decina di giorni fa, raccomandata.

—————————————————————————————————————————————– 

Carissima mamma,

non ti vorrei ripetere ciò che ti ho spesso scritto per rassicurarti sulle mie condizioni fisiche e morali. Vorrei, per essere proprio tranquillo, che tu non ti spaventassi o ti turbassi troppo qualunque condanna siano per darmi. Che tu comprendessi bene, anche col sentimento, che io sono un detenuto politico e sarò un condannato politico, che non ho e non avrò mai da vergognarmi di questa situazione. Che, in fondo, la detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo modo, perché non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perciò io non posso che essere tranquillo e contento di me stesso. Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta stretta perché sentissi quanto ti voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente.

La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.

Ti abbraccio teneramente

Nino

Ti scriverò subito da Roma. Dì a Carlo che stia allegro e che lo ringrazio infinitamente.

Baci a tutti

—————————————————————————————————————————————–

Carissimo Delio, 

mi sento un po’ stanco e non posso scriverti molto. Tu scrivimi sempre e di tutto ciò che ti interessa nella scuola. Io penso che la storia ti piace, come piaceva a me quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini è possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono fra loro in società e lavorano e lottano e migliorano se stessi, non può non piacerti più di ogni altra cosa. Ma è così?

Ti abbraccio.

Antonio

Share