1974. Strage in piazza della Loggia a Brescia. Perché il ricordo diventi memoria

1974. Strage in piazza della Loggia a Brescia. Perché il ricordo diventi memoria

Ha ragione il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Le innocenti vite spezzate quella mattina del 28 maggio 1974, lo strazio dei familiari, il dolore dei feriti, l’oltraggio inferto a Brescia e all’intera comunità nazionale dai terroristi assassini sono parte della memoria indelebile della Repubblica”. Quarantacinque anni fa… sembra ieri, per chi quei giorni li ha vissuti. E’ invece già una pagina di storia. È più che mai importante, necessario, che il ricordo si trasformi in memoria. Con l’attentato a piazza della Loggia, alla manifestazione antifascista organizzata dai sindacati, i terroristi volevano seminare paura per comprimere le libertà politiche. Destabilizzando, e manovrati da abili strateghi, stabilizzare e puntellare un quadro politico pregiudicato dal vento nuovo del rinnovamento. E non si può dire che non ci siano riusciti, nell’immediato. Con la paura si governa. Ieri, oggi, sempre.

Sono tanti, quarantacinque anni: più o meno il “cammin di mezza vita”. Quel 28 maggio, l’ordigno esploso a piazza della Loggia provoca una strage: otto i morti, 102 i feriti. Con la strage di Milano a piazza Fontana del dicembre 1969, quella del treno Italicus dell’agosto 1974, e la strage alla stazione di Bologna dell’agosto 1980, uno degli attentati più gravi dell’Italia repubblicana. A Milano, per quella strage, 41 anni dopo, si celebra un processo. L’ennesimo. Imputati un estremista di destra, l’ottantenne Carlo Maria Maggi, e un informatore dell’allora servizio segreto SID, Maurizio Tramonte. Ultimo atto di una sconcertante vicenda processuale. Quarantun anni che hanno visto passare tre inchieste differenti, ognuna delle quali ha generato processi finora conclusi tutti con proscioglimenti e assoluzioni per mancanza di prove. Si comincia nel giugno 1979: i giudici della Corte d’assise di Brescia condannano all’ergastolo il neofascista Ermanno Buzzi e a dieci anni Angelino Papa, mentre assolvono gran parte delle 16 persone inizialmente incriminate.

   Il 2 marzo 1982 i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Brescia assolvono tutti gli imputati.

   Il 23 marzo 1984 si apre un’inchiesta bis, tre gli imputati neofascisti.

  Il 30 novembre 1984 la Cassazione annulla la sentenza di appello e dispone un nuovo processo.

  Il 20 aprile 1985 la Corte di Assise di Appello di Venezia assolve nuovamente tutti gli imputati.

  Il 23 maggio 1987 l’inchiesta-bis aperta tre anni prima approda in aula. Tutti gli imputati vengono assolti.

  Il 25 settembre 1987 la Cassazione conferma la sentenza assolutoria dei giudici della Corte d’Appello di Venezia.

  Il 10 marzo 1989 la Corte d’assise d’appello di Brescia assolve, con formula piena, gli imputati dell’inchiesta bis già assolti in primo grado.

  Il 3 novembre 1989 la Cassazione conferma le precedenti assoluzioni degli imputati dell’inchiesta bis.

 Nel 1993 prosciolti gli ultimi imputati dell’inchiesta bis; e se ne apre una terza nei confronti di alcuni estremisti di destra e persone legate ai servizi segreti.

  Nel novembre 2010 i giudici della Corte d’assise di Brescia li assolvono.

 Aprile 2012 la Corte d’Assise d’Appello conferma le assoluzioni.

 Febbraio 2014, la Cassazione annulla la sentenza di assoluzione e dispone un nuovo processo. Si conclude con la condanna degli imputati. Tardiva. Nella sostanza inutile. Ma tra quelle carte non solo la verità giudiziaria: questa volta è anche una verita’ storica; che “racconta” la strage, l’attentato; ma anche le successive coperture e complicità. Il chi, il come, il perché. Giulietta Banzi Bazoli, 34 anni, insegnante; Livia Bottardi, 32 anni, insegnante; Clementina Calzari, 31 anni, insegnante; Euplo Natali, 69 anni, pensionato, ex partigiano; Luigi Pinto, 25 anni, insegnante; Bruno Talenti, 56 anni, operaio; Alberto Trebeschi, 37 anni, insegnante; Vittorio Zambarda, 60 anni, operaio; 102 feriti e le loro famiglie ora sanno chi ha messo quella bomba, chi ha ordinato di collocarla e di farla esplodere e chi ha coperto e protetto per tutto questo tempo gli assassini.

C’è voluto tempo, pazienza, ostinazione; ma per una volta la paziente, ostinata attesa è stata premiata. Un poco consola, anche se il dolore e il lutto non hanno e non possono avere risarcimento di sorta.

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