Valter Vecellio. Crisi libica. Dietro le astuzie lessicali di Conte e il petto in fuori di Salvini, un desolante nulla

Valter Vecellio. Crisi libica. Dietro le astuzie lessicali di Conte e il petto in fuori di Salvini, un desolante nulla

Un’informativa, quella sui fatti di Libia del presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Parlamento, che informa solo della sostanziale impotenza del Governo italiano, la marginalità, rispetto a eventi che, piaccia o meno, ci vedono comunque coinvolti; la miopia e l’incapacità di “leggere” e comprendere i fenomeni in corso. Conte assicura che la nostra diplomazia è al lavoro. Quale lavoro, e con chi, non è ben chiaro. Il ministro degli Esteri, come al solito, sorride e tace. Parla, non si capisce bene a che titolo, il ministro dell’Interno, e al solito, gonfia il petto: “Se ci fossero interessi economici dietro al caos in Libia, se la Francia avesse bloccato un’iniziativa europea per portare la pace, se fosse vero, non starò a guardare…Se qualcuno per business gioca a fare la guerra, con me ha trovato il ministro sbagliato”.

Cioè? È sicuro: in Libia, dietro il caos, ci sono consistenti e concreti interessi economici; come è sempre stato; come sarà. In Libia, nei paesi dell’Africa sud-sahariana, e in generale in tutto quel continente: dove si gioca non da ora una partita tra Cina, Russia, Francia, Regno Unito, Stati Uniti, che non ha nulla da invidiare a quelle che nei secoli passati si giocò con eserciti e mercenari. Non “qualcuno”, ma tanti, per business, giocano a fare la guerra. Dunque, che avrebbe in animo di fare, il ministro che non è sbagliato? Salvini fa sapere che “stiamo approfondendo; ci sono delle evidenze, purtroppo. Qualcuno ha dubbi che l’intervento contro Gheddafi di qualche anno fa animato da Sarkozy fosse un intervento umanitario e non un intervento per interessi economici e commerciali di qualche paese europeo? Non vorrei che stessimo rivedendo lo stesso film e poi a pagarne le conseguenze fossero gli italiani, solo che adesso c’è un’Italia che alza la testa, c’è un Governo che reagisce”.

Il Governo reagisce. In attesa della “reazione” non è inutile valutare e ricapitolare quello che realmente accade.

Ancora una volta l’Italia viene colta di sorpresa. Storia che si ripete. Nel 2011 Francia, Regno Unito e Stati Uniti decidono di eliminare Gheddafi. L’unica possibilità dell’Italia è accodarsi; partecipare ai raid della Nato sei mesi dopo aver stipulato con i bombardati lucrosissimi affari e accordi politici ha senz’altro fatto guadagnare dei punti agli occhi di un diffidente mondo arabo e dato lustro alla nostra credibilità internazionale. Sia Obama che Trump hanno promesso una “cabina di regia” italiana sulla Libia. Se, e come abbiano mantenuto la promessa, lo vedon tutti. Mettiamo pure da parte il passato, per quanto recente. Per restare al presente: con oculata scelta, Roma ha puntato tutto sul governo di Fayyez Sarraj. Da mesi le cancellerie di tutto il mondo erano a conoscenza delle reali intenzioni dello storico rivale, il generale Khalifa Haftar, che può contare sull’esplicito appoggio di Russia e Francia. All’inizio dell’anno Haftar si impadronisce dell’importante giacimento libico El Feel, gestito dall’Eni e dalla Noc, la Compagnia petrolifera nazionale libica. In precedenza si era impadronito dei pozzi di Sharara, i più importanti della Libia.

Né il governo italiano, né il ministro che non fa errori, hanno battuto ciglio. Troppo concentrati a impedire che qualche centinaio di immigrati toccasse il suolo italiano. E poi, come è stato ministerialmente assicurato: “Tripoli è un porto sicuro”. Così “sicuro” che Eni, qualche giorno fa, ha disposto il rimpatrio, in fretta e furia di tutto il personale italiano… Giova ricordare che il 70 per cento degli interessi petroliferi italiani sono in Tripolitania; e siamo in lucrosi affari con il Qatar: paese al quale l’Italia ha fornito negli ultimi mesi circa 10 miliardi di dollari di armi, tra navi, elicotteri e aerei. Per questo sosteniamo Sarraj. Senza però aver la forza di farlo. Haftar vuole conquistare il potere; vuole impadronirsi delle entrate petrolifere (controlla infatti i pozzi del Sud e i terminali dell’Est ma non può esportare il greggio per un embargo internazionale e le royaltes sono incassate da Tripoli con la banca centrale libica). Vuole conquistare Tripoli, ma al tempo stesso  deve evitare un bagno di sangue se vuole presentarsi come il “pacificatore” del Paese.

Italia impotente e assente. Non così il resto del mondo. Mentre Conte auspica e Salvini annuncia che non sarà a guardare, la Francia opera, tresca e trama. La settimana scorsa una delegazione del generale Haftar è volata a Parigi per discutere con Macron il da farsi. Probabilmente della delegazione faceva parte Saddam Haftar, il figlio del Feldmaresciallo. La Libia è molto più vicina di quanto non si creda, e non solo per ragioni storiche ed economiche. Un rapporto di mesi fa, dell’Alto Commissariato per i diritti umani e della Missione di supporto dell’Onu, dovrebbe indignare chiunque ha un minimo di coscienza. Il dossier stima che in Libia si trovi «un numero di stranieri compreso fra i 700 mila e il milione» (il 10 per cento di minori, metà dei quali non accompagnati), in buona misura subsahariani. Sono rinchiusi in campi di detenzione ufficiali e clandestini, gestiti direttamente da uomini del governo e bande di trafficanti di “carne umana: veri e propri lager dove si muore di fame, di botte e di setticemia, lo stupro non risparmia le donne incinte ed è abituale quanto la tortura dei prigionieri in videochiamata con i loro parenti lontani per ottenere riscatti più alti; la schiavitù è pratica diffusa e giustificata da una legge coniata da Gheddafi che fa considerare schiavi i migranti illegali.

Alla fine della fiera: l’Italia continua nella sua politica “furba” di sempre: il piede su quante più scarpe possibile. Così, per esempio si crede di poter gestire l’alleanza con gli Stati Uniti dando contemporaneamente man forte alla Cina con il memorandum sulla Nuova Via della Seta. O chiediamo solidarietà a Parigi, e il vice-presidente del Consiglio si incontra con i gilet gialli…Altri esempi si potrebbero fare. Politica legittima, a patto di non lamentarci se l’immagine del governo italiano appare inaffidabile. E’ altrettanto chiaro che appare velleitario il voler contrastare da soli la Francia: per il peso che ha Parigi in Nord Africa e in Unione europea. È evidente che Haftar non rappresenta solo se stesso, ma anche la Francia e i suoi altri alleati. L’Italia grazie alla politica schizofrenica del suo attuale governo, ha perso quasi tutti i partner che sostengono Haftar. Aver riallacciato i rapporti con l’Egitto di Abdel Fattah al-Sisi e con gli Emirati Arabi Uniti, soprattutto grazie a Eni, aveva dato modo di tutelarci in Libia con l’uomo forte della Cirenaica. Poi qualcosa è andato storto. Le astuzie lessicali di Conte, il petto in fuori di Salvini, lasciano il tempo che trovano.

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