Tre domande a… Giorgio Benvenuto. Irresponsabilità fiscale, ruolo dei vicepresidenti del Consiglio e situazione in Libia

Tre domande a… Giorgio Benvenuto. Irresponsabilità fiscale, ruolo dei vicepresidenti del Consiglio e situazione in Libia

Il Documento di economia e finanza ha scatenato prese di posizione contrastanti tra maggioranza e opposizioni. Cosa pensa di questo dibattito?

Uno cerca sempre di ragionare e di confrontarsi, ma francamente debbo dire che non esiste una politica fiscale da parte del governo. Siamo dinanzi a una serie di slogan messi su alla rinfusa. Salvini parla di un’unica tassa, mentre Di Maio propone una tassazione progressiva. Il governo sostiene che sta diminuendo le tasse ma non spiega perché ha dato agli enti locali la possibilità di aumentare le addizionali. Pensi poi al massiccio ricorso al lavoro nero che permette di evadere le tasse per un ordine di grandezza impressionante – al di sopra dei 100 miliardi l’anno – e non si fa niente per contrastare il fenomeno. Per di più il governo vara condoni più o meno mascherati. Allo stesso tempo non sento proposte serie rispetto al fatto che a fine anno scatterà l’aumento dell’Iva mentre sul cuneo fiscale si predica bene e si razzola male perché in realtà aumenta il carico delle imposte su lavoratori dipendenti e pensionati. A quest’ultimo proposito oggi il presidente dei giovani di Confindustria chiede al governo di ridurre le tasse ai lavoratori per rilanciare la domanda interna. Badi bene, non chiede di diminuire il cuneo fiscale a carico delle imprese ma quello che grava sulle buste-paga dei dipendenti. Se si arriva a questo punto, e considerando gli altri fattori a cui ho fatto cenno, è evidente che rispetto alla politica fiscale il governo si comporta in maniera irresponsabile. Spero che nel dibattito tra le forze politiche questo problema emerga con forza perché qui è in gioco il nostro futuro.

A proposito di responsabilità, il nostro ministro degli interni interviene su ogni questione, nazionale e internazionale atteggiandosi a capo del governo. Non trova che questo comportamento metta in crisi i ruoli dell’esecutivo?

Anche nella prima Repubblica c’erano sconfinamenti e liti tra ministri. Ma si assisteva a un dialettica tra partiti e anche quando c’erano presidenti del Consiglio provenienti da forze politiche minori alla fine erano loro a decidere. Oggi si assiste al duello tra due persone. Peraltro due tuttologi perché non c’è evento su cui non dicano la loro. Ciò avviene perché partiti e istituzioni sono in ombra così come è in ombra l’attuale Presidente del Consiglio. A volte mi sembra di vedere un film comico perché lo scarto tra le cose che si dicono e quelle che si fanno è enorme: il 2019 non doveva essere un anno bellissimo? Conte ha precisato che era una battuta, ma allora sorge il sospetto che anche altre sue affermazioni siano battute. Tuttavia c’è poco da ridere perché negli ultimi mesi l’Italia è andata indietro. E non potrebbe essere altrimenti perché, con questo governo è un continuo rinvio. Addirittura molti decreti non si attuano perché fanno fatica a venire fuori i decreti attuativi. Ma si vedano altri casi. Ad esempio il ponte di Genova doveva essere ricostruito nel giro di qualche mese e i soldi dei correntisti truffati dalle banche restituiti in poco tempo. Si sta ancora aspettando, così come si sta aspettando lo sblocco di tanti cantieri. In pratica il Paese è paralizzato. Quello che colpisce è la mancanza di capacità di governo. Si potrebbe obiettare che la Lega l’esperienza di governo a livello locale e nazionale l’ha maturata da tempo. Ma in Parlamento ha la metà dei seggi rispetto a quelli dei 5 Stelle. Non si ricorda mai abbastanza il fatto che tra queste due forze politiche c’è un contratto non un’alleanza. Non si tratta di una questione nominalistica, ma sostanziale. E poi abbiamo elezioni praticamente ogni mese, il che contribuisce all’instabilità politica.

La situazione in Libia sta esplodendo. Conte ha istituito una “Cabina di regia” per affrontare il problema.  Ma anche in questo caso sembra che siamo in ritardo.

Non c’è una politica estera o quantomeno non si capisce quale sia. Anche in questo caso registro una grande confusione. Consideri che non molto tempo fa Di Maio è andato negli Stati Uniti ed è stato completamente ignorato. Questo perché l’Italia non è affidabile. E non è affidabile perché non abbiamo una politica estera chiara che si traduca in progetti altrettanto chiari. Lo stesso nostro corpo diplomatico, che pure è di alto profilo, ha difficoltà a muoversi per la contraddittorietà degli input che gli arrivano dal governo. Per fare una politica estera coerente occorre che il Presidente del Consiglio abbia un grande ruolo e che le forze politiche che lo sostengono non oscillino paurosamente come invece sta accadendo. Non intendo demonizzare nessuno perché gli errori in politica estera vengono da lontano e l’attuale situazione non è imputabile solo a questo governo. Ma quando Di Maio incontra i gilet gialli e Salvini un personaggio politico come Marine Le Pen è evidente che la fiducia con la Francia e con l’Europa viene messa in crisi. In definitiva in politica estera manca una visione d’insieme e per quanto riguarda lo specifico della Libia siamo stati messi fuori gioco.

Share