Roberto Biscardini. Europee 2019. La domanda socialista senza rapprentanza

Roberto Biscardini. Europee 2019. La domanda socialista senza rapprentanza

Molti italiani andranno a votare alle prossime elezioni europee consapevoli di non essere rappresentati da alcuna lista in campo. Ciò anche in ragione di una legge tutta italiana che con lo sbarramento al 4% riduce in partenza l’offerta politica e dall’altro favorisce alleanze opportuniste e liste di coalizione. Calenda e Pisapia nel Pd-Siamo europei. Tabacci, Bonino e Psi in +Europa. Così al disagio degli elettori che non si sentono rappresentati per niente, si aggiunge il disagio di quelli che identificano nelle liste di coalizione solo alleanze improprie.

Se la questione europea non fosse una cosa seria, e mai come in questo momento lo è, non ci sarebbe alternativa alla resa. Invece andrà attendibilmente peggio. Con lo sfarinamento delle storiche famiglie politiche europee, soprattutto là  dove è maggiore l’instabilità politica o è pesante la crisi sociale, saranno avvantaggiate in tutta Europa formazioni e liste nuove o percepite come nuove, sostanzialmente di destra. Populiste o sovraniste, poco importa.

La situazione italiana non è diversa. Perché ciò che di nuovo avrebbe potuto esserci a sinistra, alternativo alla destra, non c’è. Non c’è a sinistra una forza o un’alleanza che, anche in considerazione della gravità della situazione politica, democratica ed economica, abbia avuto il coraggio di presentarsi come una vera forza socialista.

Un tram che hanno perso in tanti. Una forza che senza compromessi e vecchie ambiguità, avesse il coraggio di caricarsi sulle spalle la rappresentanza italiana del socialismo democratico, internazionalista, pacifista, inclusivo, egualitario, senza se e senza ma.

Come abbiamo scritto nel documento/manifesto “Socialismo o barbarie” bisogna credere che sia possibile un’Europa con più socialismo e che un’Europa dell’equilibrio sociale e internazionale, capace di combattere le destre non solo è  politicamente possibile ma è anche necessaria. Diversamente un’Unione Europea basata, come oggi, su un capitalismo regressivo porterà alla catastrofe. Di fronte a questa realtà è venuta meno la capacità di unire le forze, per dar vita ad un’alleanza di formazioni affini, di alternativa socialista.

Una formazione politica capace di ammettere i propri errori ma anche di criticare contemporaneamente quei partiti del proprio campo che negli ultimi decenni hanno commesso gravissimi errori sul piano economico e dei diritti. Con ciò perdendo il senso del socialismo e tradendo il mandato che avevano ricevuto dai loro sostenitori.

Una forza, per fare un solo esempio, che abbia il coraggio di dire che i socialdemocratici danesi stanno proponendo politiche di discriminazione nei confronti dei profughi assolutamente incompatibili con nostri valori.

Una socialdemocrazia che propone la “politica dei ghetti” non ha nulla a che vedere con il socialismo.

Non basta stare con il Pse per aver la coscienza a posto, né basta dirsi “siamo europei”

Solo un esempio per dimostrare che non basta stare con il Pse per avere la coscienza a posto, né basta dire “siamo europei” per dirsi socialisti.

Non si è voluto capire che solo i conflitti sociali e i bisogni dei cittadini maggiormente in difficoltà sono l’unico terreno dal quale si possono trarre energie per costruire una forza socialista nuova e autenticamente tale. Riconoscibile e visibile.

Quindi ciò che manca al socialismo italiano oggi è certamente più l’offerta che la domanda. Un’offerta da costruire in fretta per rispondere alle istanze di un mondo largo e di un popolo disposto ad andare in piazza anche senza bandiere. Ai tanti giovani disposti a muoversi con generosità contro il razzismo, per l’integrazione, per un futuro migliore e per una maggiore giustizia sociale, tutti senza rappresentanza.

Un popolo che percepisce con chiarezza il disastro che è intorno a noi, che si preoccupa per l’America di Trump, per l’avanzata della destra xenofoba sempre più dentro la stanza dei bottoni dei governi europei, preoccupato della rielezione di Netanyahu, come per le condizioni umane e sociali in molte parti del mondo e che è stato lasciato solo.

Neppure elezioni europee così delicate hanno fatto scattare il senso del dovere e dell’orgoglio. Un quadro desolante non più sopportabile.

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